logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 29

IL GRANDUCA DI COSTA FIORITA
(L'Isola che si vorrebbe possedere)
di Pietro Giovanni Lucarelli

continua da pagina 28

L'incontro avviene nella hall dell'hotel Flower, mentre Pietrantonio discorre amabilmente col futuro genero, quando scende dalle scale dell'Hotel Willy; appena scorge Giovanni e il Granduca va loro incontro, salutandoli: "Giovanni, Granduca, anche voi qui!". "Be' questo hotel è nostro e inoltre volevamo incontrare proprio te". "Be'? Sono qui, anche se devo dire che mi aspettavo un Suo inviato! Ditemi tutto, visto che sono qui per questo".
Comincia Giovanni, dicendo: "Tu sei il compagno, a cui mi sono sentito più vicino, durante la nostra permanenza nello spazio, per questo ti vorrei chiedere un favore". "Dimmi, se posso, sono a tua completa disposizione". "Vorrei che tu fossi il mio testimone di nozze e che, al ritorno dal viaggio di nozze, potessimo sviluppare insieme un programma, di cui ti parlerà mio suocero nel frattempo".
In quel momento, un cameriere si avvicina ai tre con un vassoio d'argento, con al centro un foglietto ben piegato e dice: "È per le principe".
Giovanni lo prende, lo apre e ringrazia il cameriere. Si scusa con l'amico e dice: "Papà, è Monica. Scusatemi, mi aspetta al telefono" Poi va nella suite presidenziale.
Alza il telefono e dice: "Tesoro, stavo occupandomi delle nostre nozze; ho trovato il mio testimone e tu hai trovato la comare?". "Sì, mio caro! È la tua sorellina Marta. Io però certamente non conosco il compare".  "Sì, cara - dice Giovanni - è un ragazzo russo, che era con me nella missione spaziale, che presto conoscerai direttamente".
La ragazza lo bersaglia di domande sulla sua salute e sul suo morale. "Quest'ultimo è bassissimo - risponde il giovane - tutta colpa tua, che sei così lontana". "No – lo rimbecca Monica – tua, che hai voluto papà e non me al tuo arrivo sulla terra".
"Sì, hai ragione, che ho invitato il tuo papà, ma non credo che a te occorra un invito per raggiungermi".
"Allora, domani sarò da te, così domani stesso torneremo a casa insieme". Così fu. Si salutarono con un arrivederci a domani.
Giovanni torna dall'amico, che sta ancora discorrendo con il suocero, al quale dice: "Papà, domani Monica sarà qui, così faremo il viaggio di ritorno domani stesso insieme". "E no - dice Willy - non vuoi farmi conoscere la sposa e permettermi di offrirvi un pranzo presso l'Ambasciata Russa?".
Suocero e genero si guardano e dicono: "Perché no? Saremo tuoi ospiti, ovunque tu voglia portarci".
"Credo che mio padre, l'Ambasciatore, si offenderebbe se vi portasse in qualche altro posto. Oh, ma è un onore conoscere la tua famiglia e pranzare insieme.
Bene - dice Willy - visto che la mia suite è in questo Hotel, attenderò anch'io l'arrivo della sposa e poi vi accompagnerò a New York, da papà". "D'accordo - risponde Pietrantonio - ma l'aereo, che ci porterà a New York, sarà il mio Jet".
Monica arrivò prestissimo all'Hotel Flower, dove  i tre uomini l'aspettavano.
Ci furono abbracci e baci, la presentazione di Willy, un piccolo rinfresco per Monica e per i suoi accompagnatori, poi nuovamente in volo, per New York.
Willy aveva annunciato al papà quella visita e tutto ciò che il Granduca gli aveva offerto per una collaborazione, nell'industria. in qualità di scienziato.
L'Ambasciatore rispose: "Va bene, figlio, ti farò fare bella figura".
All'arrivo in Ambasciata, essi furono ricevuti con grande onore, come si conviene a un capo di Stato, con striscioni, per i giovani astronauti, con tante foto di entrambi.
Tutti insieme visitarono l'Ambasciata, tirata a lucido, per tutta la notte, dai funzionari ed impiegati tutti.
Poi ci fu l'incontro con la famiglia dell'Ambasciatore, che riaveva a casa, per la prima volta, dopo la missione spaziale, il figlio.
Seguì il pranzo con infinite portate: tutte tipicamente russe e fatte arrivare, durante la notte, direttamente da Mosca.
Al pranzo fu invitato anche l'incaricato del Granduca, che si era già annunciato per quel giorno, a volergli consegnare del materiale da esaminare, per una sua adesione all'invito, rivoltogli direttamente dal Granduca.

Finito il pranzo, Willy chiede a Pietrantonio se è il caso di parlare a cinque della sua offerta, cioè Willy, l'Ambasciatore, Giovanni, l'incaricato e lo stesso Granduca. "Sì, certamente - risponde Pietrantonio e si portano nello studio dell'Ambasciatore, che li invita ad accomodarsi intorno a un desk di ciliegio massiccio, divinamente intagliato e decorato.
Quando tutti sono seduti, Willy si rivolge a Giovanni, dicendo: "Credo che devi essere tu per primo, a parlare, visto che l'idea è proprio tua".
"Bene - dice Giovanni - sono contentissimo di farlo. Senza girarci intorno, ti dico che, durante la nostra missione, ti ho sentito molto vicino ed ho percepito che le tue idee sono allineate alle mie, perciò, se ti ricordi, in un messaggio di saluto a mio suocero, gli ho detto di volerlo presente al mio rientro". "Sì, certo, lo ricordo - dice Willy. "Bene, da allora pensavo di averti al mio fianco, nell'elaborazione delle idee, che si sovrapponevano nella nostra mente, per tutta la missione. Spero di essere il primo a chiedere la tua partecipazione e che non vorrai dirmi di no.
Bene, così stando le cose, non c'è bisogno di discutere sul come collaborare. Suggerisco che posiamo passare le carte ai miei legali, perché avete certamente pronto anche il contratto".
"Sì, certo - risponde l'incaricato del Granduca - bene lo lasci pure qui sopra, intanto noi godiamoci questa giornata con i nostri cari e poi vi farò sapere".
La giornata passa in un baleno, concludendosi con un concerto di concertisti russi, di musica classica, eseguita solo ed esclusivamente da autori russi.
Pietrantonio, Giovanni e Monica salutano tutti; ringraziano per la calorosa accoglienza e si preparano a partire, ma Monica si rivolge alla signora de Williams e le dice: "Mi raccomando a Lei: voglio tutta questa squisita famiglia al mio matrimonio, il 30 dicembre prossimo". "Ti assicuro, cara, che verremo tutti. Non trascurerò un attimo del tempo libero del mio Willy: voglio godermelo, finché è ancora mio, perché quando si innamorerà, sono sicura che lo vedrò pochissimo". Abbraccia Monica e si ritira.
Pietrantonio, Monica e Giovanni si ritirano sulla nave ammiraglia della Flotta Commerciale de Costa Fiorita, ancorata nel porto di New York, e vi passano la notte e, alle prime ore del nuovo giorno, raggiungono il Jet, per far ritorno a casa.


Opera virtuale di Gianni Latronico

GIOVANNI & MONICA
OGGI SPOSI

Ogni
parola
ha un'eco
diversa nel
fausto giorno
del matrimonio di
Giovanni & Monica
circondati da tutti
i parenti e amici
più cari giunti
dalla Russia e
dall'America
Il tutto cominciò
con le pecore al pascolo
l'aiuto per un paniere di pere
la netta opposizione d'una madre
ed il consenso del Granduca
dopo le dovute informazioni
e il conseguente trionfo
di una grande verità
Al momento del sì
gli sposi si giurano
lealtà amore eterno
fedeltà reciproca e
impegno civile
per tutta la
vita e oltre
Ai garofani
dell'Isola fiorita
si aggiunge una rosa:
auspicio per nuovi frutti

Gianni Latronico

 

 

PARTE TERZA

Il Jet di Pietrantonio atterra a Costa Fiorita, nel primo pomeriggio dello stesso giorno.
Monica corre ad abbracciare la mamma, per farla partecipe della sua gioia, visto ormai il passar veloce dei giorni, che la separano dalle nozze. La mamma le sorride e le dice: "Cara, domani cominceremo a stilare l'elenco degli invitati particolari e a noi più cari. Cominciarono così i primi preparativi per quello che sarebbe stato l'evento del secolo, nel Granducato di Costa Fiorita. Si attivarono tutti gli uffici della holding di Costa Fiorita e quelli ad essa collegata, per facilitare l'organizzazione ed i preparativi, affinché l'evento annunciato si svolgesse con una completa riuscita e senza intralci di qualsiasi genere. Furono emessi decreti, per l'accoglienza di personalità di mezzo mondo, dai Capi di Stati ai Regnanti, ai Presidenti di grandi holdings, Ambasciatori ed addetti commerciali, scienziati e premi Nobel, insomma il fior fiore della società d'oggi.
Fu attivato lo scalo merci del Granducato, per accogliere gli approvvigionamenti delle vivande, necessarie per tale occasione. Basti pensare che tutti gli Stati, in cui le holdings operavano, si sentirono in dovere di far arrivare una propria portata tipica, per il pranzo nuziale, per varie migliaia di invitati, partecipanti al grande evento.
Il granducato rimase in festa, per diverse settimane. Vi erano persone, che entravano nei locali, mangiavano, si approvvigionavano di tutto e portavano via, per far partecipare all'evento anche quelle persone che non potevano intervenire.
Si smaltì così tutto quanto era arrivato in onore degli sposi. Ma torniamo indietro e vediamo come realmente si svolse la cerimonia nuziale.
Il trenta dicembre, sotto un cielo terso, affluiva nella grandissima Cattedrale di San Matteo un numero inverosimile di persone ad attendere la sposa, che arrivò in perfetto orario, con un cocchio, tirato da 6 cavalli bianchi, portati appositamente da Vienna. L'abito era stato realizzato dai sarti del Granducato, con stoffe, provenienti dal lontano Oriente, ed impreziosito da gemme purissime, tagliate e lavorate dal Centro di Taglio e Lavorazione della Contessa Caccavella della Gruviera, esclusa una gemma antichissima della famiglia della Marchesa Geltrude Anatolij Il'ič Fastenko, a completare l'abito che, come si sa, deve avere del moderno ed anche dell'antico. L'abito, che costituiva il regalo di nozze per Monica, diventò veramente unico al mondo, sia per la preziosità, che per tutto il resto. A questo regalo si unì anche un bastone di purissimo cristallo, temperato ed impreziosito con una gemma unica al mondo, per quel giovane, che lei aveva fatto allontanare dalla sua casa, forse ingiustamente.
La Marchesa Fastenko, invece ha fatto venire, dalla sua amata patria russa, l'abito tipico per i matrimoni della sua famiglia, uguale in tutto e per tutto a quello del suo trisavolo, che era stato anche quello del suo papà, e, poiché non ha avuto un figlio maschio, ha pregato il genero di continuare la tradizione della sua antichissima famiglia russa.
L'incontro di Willy con Marta, la sorella minore di Giovanni Junior, fa scattare la scintilla dell'amore. Mentre fanno coppia fissa ai festeggiamenti, Willy non perde tempo e dice a Marta: "Io sono legato a tuo fratello davvero fraternamente, ma vorrei essere per te l'uomo, che ti porterà all'altare, facendo di te la sua compagna per la vita. Scusami se corro troppo; ma così è il mio carattere. Quando devo prendere una decisione, quella estemporanea riesce sempre la migliore per me. Quindi, mi vuoi sposare?". La ragazza arrossisce particolarmente, ma il giovane le piace e quindi gli risponde: "Io però non sono così estemporanea come te, perciò scusami; ma la mia risposta si farà attendere, se vuoi aspettami, ma oggi non ti do nessuna risposta".
"Va bene - risponde Willy - saprò aspettarti per tutta la vita, se vuoi essere attesa". Passarono tutti i giorni della permanenza di Willy a Costa Fiorita insieme e parlarono di molte cose. ma non di matrimonio.
Tra gli invitati c'era anche lo scienziato: Prof. Nikolaj Krylenko, premio nobel per la tipologia delle cellule molecolari spaziali, di come queste si trasformano, se vengono messe opportunamente a contatto con luci ed ombre: esse danno origine a una materia facilmente malleabile e capace di assumere qualsiasi forma, sia del regno animale, che vegetale o minerale che sia, ed è resistente sia al freddo, che al caldo.
Il professore si innamora di Maria: figlia più grande di Coela e sorella del nostro Giovanni Junior Giovanneo de Monte d'Oro.
La ragazza ricambia il sentimento e volentieri si intrattiene con quell'ospite, tanto particolare sia nel vestire, che nel comportamento, ma dalla vena poetica inesauribile ed amabile allo stesso tempo.
La serietà dell'uomo vuole subito far consapevole sia il suo amico sposo, nonché fratello di Maria, ma anche la Contessa Caccavella della Gruviera, dell'amore nascente.
La contessa, che sa di storia russa, si prende tutto il tempo, per dare la sua risposta, dicendo: "Caro signore, potrei dire che la mia figliola ha diversi pretendenti o che Lei è più avanti negli anni di lei; ma questo non mi sembra giusto, perciò lasciamo stare le cose così come sono e sarà poi il tempo a dare una giusta risposta. Ora onoriamo i nostri cari sposi e dopo si vedrà. Nikolaj Krylenko si ritira senza insistenza e continua a discorrere con Maria, che apprezza il suo dire, ma che accetta anche la diplomazia della mamma, in argomenti tanto seri.
Marta intanto si confessa con la sorella, dicendole della proposta di matrimonio, fattale da Willy; Maria confessa anche lei di aver ricevuto una proposta di matrimonio, da parte del prof. Poeta e premio nobel e che la mamma ha preso tempo nel dare il suo consenso. Le ragazze vivono un momento inusuale per il loro iter giornaliero, che è fatto di studio e di obbedienza, prima al papà ed ora alla mamma, che è davvero severa nei loro confronti, ma anche giusta e premurosa.
Quando tutti vanno via, le cinque gentildonne, Geltrude, Coela, Miriam, Maria e Marta si riuniscono e riassumono il tutto di quel matrimonio e, quando arrivano al momento delle proposte, si scopre che tutte hanno ricevuto proposte di matrimonio. Coela da parte di un armatore greco, Miriam da un principe russo e le due ragazze dai su menzionati personaggi.
Si può veramente dire che fu l'evento del secolo, visto il gran numero di partecipanti e dei ricchissimi regali fatti agli sposi, dal pantagruelico pranzo agli infiniti contatti di collaborazione, che saldavano vicendevolmente, moltiplicandosi automaticamente, ad ogni presentazione di questo o di quel personaggio o imprenditore che fosse.
Questo ritrovarsi di tanta gente creò veramente un colludere di nuovi affari, anche per i militari di diversi stati giammai incontratisi eppure pronti a collaborazioni con i loro colleghi, finora sconosciuti.
Il viaggio di nozze fu lungo ed appassionante per i due novelli sposi, che finalmente si poterono conoscere ed affezionare sempre più tra loro, proprio come avveniva nei secoli scorsi, quando i coniugi veri si appartenevano l'un l'altro veramente solo dopo una lunga vita vissuta insieme.
Per i nostri giovani non era esattamente così; perché a loro non era stato vietato di stare insieme, da fidanzati, da parte dei genitori, ma per la necessità di studi da parte di Giovanni Junior, cosa che ha fatto crescere sempre più il loro amore. Il viaggio invece ha fatto conoscere i loro caratteri che meravigliosamente si completano vicendevolmente.
Le località raggiunte hanno dato quel colore che ogni giovane vorrebbe dare alla propria vita, sia culturale che affettiva, per individuare un  luogo, dove spendere i propri giorni, migliorandoli e affinando il proprio modo di vivere, affinché la prole che verrà potrà ancor più svilupparsi nel sapere e nel volere essere proprio se stessa e null'altro.
Tornati a casa dai cari, dopo una lunga assenza, gli sposi poterono raccontare tutte le loro avventure e piacevoli scoperte, che ancora sulla terra sono possibili, soprattutto quelli di livello affettivo e conoscitivo del proprio pianeta. Giovanni con il suo vagare tra le stelle, viene spesso portato con i piedi per terra dalla bellissima moglie Monica, che gli dice: "Tu ora hai una unica stella ed è qui accanto a te; non trascurarla, anche quando il tuo corpo è sulla terra.
Io forse non sarò mai sui pianeti a te, tanto cari, e se anche fosse, la mia mente resterebbe a terra, perché qui c'è l'essere e la stessa vita, che qui mi è stata elargita dal buon Padre Celeste".
Consegnarono tutti i ricordini ai propri cari ed amici, con un particolare pensierino per ognuno, ma quello, che più ha fatto commuovere tutti, è stato quello dedicato alla mamma vera di Giovanni: "Alla mamma che non sapevo di avere e che tanto amavo nel mio cuoricino di bambino. Oggi è qui e mi rallegra. A te carissima mamma consegno il mio cuore ormai adulto". Monica l'abbraccia e le dice: "Grazie, mamma, per avergli dato la vita, affinché arrivasse fino a me che tanto l'amo". Questo commuove tutti e Giovanni in particolare, il quale abbraccia tutti in un singhiozzare di allegria.

continua a pagina 30

pagina 28

sommario

pagina 30