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Per le generazioni
che vissero in modo diretto o
indiretto le vicende del conflitto mondiale negli anni 1939/1945-46 la
ricorrenza della festa più sentita in ogni parte della terra fu
contrassegnata dalla speranza della pace.
A ogni Natale di guerra (come in quel travagliato periodo veniva
denominata quella ricorrenza) l'aspirazione di tutti i popoli era orientata verso il desiderio della pace, che si fece attendere
lungamente tra tante sofferenze e tanti sacrifici.
L'atmosfera era sostanzialmente
depressa nella coscienza collettiva, mentre i riti religiosi prevalevano
nettamente nel costume e
nelle abitudini perché la nascita del Redentore nella mangiatoia di
Betlemme, rinnovata e celebrata simbolicamente ogni 25 dicembre, attirava l'attenzione e suscitava fiducia
nell'animo dei credenti, con l'auspicio ardente che quell'evento
fosse apportatore di fratellanza e di amore tra tutte le genti della
terra.
Quello del 2OO6 non è certo un Natale di guerra, ma non è neppure un
Natale di pace.
Infatti, in molte parti del
mondo non solo domina il bagliore delle armi, ma in linea generale
sussistono contrasti e incomprensioni che turbano la serenità del clima
che invece si addice alla festa più importante rispetto a ogni altra
ricorrenza.
La magia che seguita a suscitare l'Avvento prodigioso del mondo cristiano, cioè
la discesa del Redentore sulla terra per redimere l'umanità dal peccato
originale, inebria tuttora lo spirito dei credenti, ma
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anche per i non credenti il
Natale costituisce un momento
di riflessione e di introspezione
delle coscienze per meditare sui
concetti universali dell'amore, della fratellanza fra tutti i popoli,
della reciproca tolleranza e
del reciproco rispetto, soprattutto in una società di etnie diverse,
ciascuna con la propria fede e i propri princìpi etici, religiosi e giuridici.
In una realtà tanto complessa sembra indispensabile che il Natale di
quest'anno sia contrassegnato dal senso della bontà per tutti e verso tutti, nell'osservanza delle celebrazioni religiose e nel culto dei valori forti del genere umano: Dio, patria, famiglia,
amicizia, sentimento del bene contro ogni male.
La prevalenza di questo modo di intendere il significato profondo
del Natale dovrebbe relegare in secondo piano la corsa eccessiva e la ricerca orientate
quasi esclusivamente verso gli aspetti
di puro godimento o divertimento, come purtroppo sovente è avvenuto negli
anni decorsi.
Nell'ambito intimo della famiglia, luogo privilegiato per trascorrere in
serena letizia il Natale, si
attribuisca perciò la massima importanza
alla preghiera per la pace, all'auspicio che in ogni angolo del mondo
cessi il fragore delle armi,
perché soltanto in tale prospettiva si dimostra di desiderare il bene e la
prosperità sul piano individuale, nazionale e internazionale.
Solo così può infatti realizzarsi l'inno liturgico: "Gloria in
excelsis Deo et in terra pax
hominibus bonae voluntatis!" (Gloria nell'alto dei cieli a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà!).
(*) Procuratore
generale onorario della Corte di Cassazione
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