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Editoriale
NATALE 2006 : PROSPETTIVE E SPERANZE
di Alberto Virgilio *

Per le generazioni che vissero in modo diretto o indiretto le vicende del conflitto mondiale negli anni 1939/1945-46 la ricorrenza della festa più sentita in ogni parte della terra fu contrassegnata dalla speranza della pace.
A ogni Natale di guerra (come in quel travagliato periodo veniva denominata quella ricorrenza) l'aspirazione di tutti i popoli era orientata verso il desiderio della pace, che si fece attendere lungamente tra tante sofferenze e tanti sacrifici.
L'atmosfera era sostanzialmente depressa nella coscienza collettiva, mentre i riti religiosi prevalevano nettamente nel costume e nelle abitudini perché la nascita del Redentore nella mangiatoia di Betlemme, rinnovata e celebrata simbolicamente ogni 25 dicembre, attirava l'attenzione e suscitava fiducia nell'animo dei credenti, con l'auspicio ardente che quell'evento fosse apportatore di fratellanza e di amore tra tutte le genti della terra.
Quello del 2OO6 non è certo un Natale di guerra, ma non è neppure un Natale di pace.
Infatti, in molte parti del mondo non solo domina il bagliore delle armi, ma in linea generale sussistono contrasti e incomprensioni che turbano la serenità del clima che invece si addice alla festa più importante rispetto a ogni altra ricorrenza.
La magia che seguita a suscitare l'Avvento prodigioso del mondo cristiano, cioè la discesa del Redentore sulla terra per redimere l'umanità dal peccato originale, inebria tuttora lo spirito dei  credenti, ma

anche per i non credenti il Natale costituisce un momento di riflessione e di introspezione delle coscienze per meditare sui concetti universali dell'amore, della fratellanza fra tutti i popoli, della reciproca tolleranza e del reciproco rispetto, soprattutto in una società di etnie diverse, ciascuna con la propria fede e i propri princìpi etici, religiosi e giuridici.
In una realtà tanto complessa sembra indispensabile che il Natale di quest'anno sia contrassegnato dal senso della bontà per tutti e verso tutti, nell'osservanza delle celebrazioni religiose e nel culto dei valori forti del genere umano: Dio, patria, famiglia, amicizia, sentimento del bene contro ogni male.
La prevalenza di questo modo di intendere il significato profondo del Natale dovrebbe relegare in secondo piano la corsa eccessiva e la ricerca orientate quasi esclusivamente verso gli aspetti di puro godimento o divertimento, come purtroppo sovente è avvenuto negli anni decorsi.
Nell'ambito intimo della famiglia, luogo privilegiato per trascorrere in serena letizia il Natale, si attribuisca perciò la massima importanza alla preghiera per la pace, all'auspicio che in ogni angolo del mondo cessi il fragore delle armi, perché soltanto in tale prospettiva si dimostra di desiderare il bene e la prosperità sul piano individuale, nazionale e internazionale.
Solo così può infatti realizzarsi l'inno liturgico: "Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis!" (Gloria nell'alto dei cieli a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà!).

(*) Procuratore generale onorario della Corte di Cassazione

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