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Opera virtuale di Gianni
Latronico
ALL'ISOLA
DEI SOGNI
Youkaly
è il nome
dell ' isola
dei bei sogni
che non c'è mai
nella cruda
realtà
ma che vive e vegeta
nella fantasia del Poeta
È il paradiso
terrestre
abitato da Adamo e Eva
soltanto per poche ore
prima d'aver gustato
il frutto
proibito
dell'ambita
co-no-scen-za
del bene e del male
Dopo il peccato originale
il bravo Granduca Pietrantonio
evita la ricaduta dei progenitori
e mira alla riconquista dell'Eden
dando un esempio mirabile
di virtù onestà e altruismo
sempre lontani dal
male occulto e
agevolanti
la grande
pratica assidua
del vero unico bene
che va oltre le caduche
e vacue vanità terrene
Gianni Latronico
PARTE QUARTA
Riportiamoci
ai progetti di lavoro dei due giovani scienziati, cioè di Giovanni e di Willy.
Come accennato prima, i due giovani colleghi di studi e di ricerche sulle stesse
materie, come quella sulla possibilità di regolare il peso corporeo sugli astri
o pianeti, come Luna, Marte, Giove, Saturno o altre stelle maggiori, usando una
speciale materia, reperibile solo su Marte, il pianeta rosso, con le sue polveri
ed i suoi liquidi, si presta ad una speciale produzione che dà origine a
cellule particolari che, trattate tra luci, ombre e temperature di Marte, danno
una guaina leggerissima, ma resistente ad ogni sollecitazione.
Quell'intuizione, avuta durante il primo viaggio interplanetario, fatto
insieme con Willy: Giovanni sin da allora pensava di realizzare un qualcosa che
potesse far muovere dei passi in libertà, su di un pianeta, che non è la
terra, portando ai piedi uno stabilizzatore, capace di controllare
l'attrazione gravitazionale del pianeta, dove si posa.
Tutto questo sarebbe possibile, solo se alcuni rivelatori si potessero
installare su Marte e catturare alcune particelle, circolanti nell'aria di
questo pianeta.
Willy
pensava di usare la sua guaina più o meno per lo stesso scopo, cioè far
muovere più facilmente gli astronauti nei loro sbarchi planetari, dando loro
una tuta più leggera e pratica, ma più resistente di qualsiasi altra,
costruita con materiali terrestri.
Verificati tutti gli appunti, giungono alla medesima decisione, cioè di
organizzare un nuovo viaggio su Marte; questa volta però non solo commerciale,
ma anche scientifico e con attrezzature, da installare sul suolo marziano, per
raccogliere altri dati. Però questo comporta altri obblighi e programmi
spaziali di Stato, perché a un libero cittadino non è permesso.
Pietrantonio però non si ferma ai primi problemi burocratici; va dritto per la
sua strada e, solo ad obiettivo raggiunto, si dà pace.
Anche questa volta centra il suo obiettivo con la paterna benedizione degli
Stati Uniti d'America.
Comincia così la nuova corsa a preparare tutto quello che serve per un viaggio
del genere.
Il problema più grande è quello di realizzare un laboratorio interamente
automatico, che abbia la capacità di raccogliere le polveri marziane, ma
soprattutto di catturare abbondanti particelle del liquido, che si trova su
Marte, solo in alcuni momenti e poi sparisce, proprio come la nostra brina o
rugiada che dir si voglia.
Per questa somiglianza, da ora in poi chiameremo il liquido Brina Marziana.
Senza portarla per le lunghe, diciamo subito che il laboratorio in parola fu
realizzato in tempi strettissimi, quasi da record, ma soprattutto è stata
progettata e realizzata una capsula di ritorno sicuro, simile a quella per i
passeggeri; questa però è totalmente automatica e programmata, per ripartire
per la terra, non appena il carico scientifico è pronto.
Un robot sostituisce le funzioni dell'uomo alla preparazione e all'unicità
propria dell'uomo. Fatte tutte le prove e simulazioni sulla terra, il carico
umano e quello scientifico parte per Marte. Giunto sul suolo marziano, la
navicella si posa con assoluta precisione e, a tempo giusto, apre le porte per
l'uscita dei passeggeri, nella misura e nell'ordine programmato ed assegnato
a ciascuno.
La stazione scientifica viene fissata, dove la volta precedente trovarono tracce
della brina marziana, per una raccolta maggiore; a bordo di essa vi è la
capsula di ritorno e lo stesso robot fa in modo che entrambi vengano messi nelle
condizioni di assolvere il loro compito alla perfezione.
La Stazione, unica e sola nel suo genere, è segnata con le bandiere degli stati
che hanno avallato il progetto scientifico ed il viaggio commerciale, cioè
Italia e Stati Uniti d'America, più lo stendardo di Costa Fiorita.
Finiti tutti preparativi e controllata l'assoluta perfezione del
funzionamento, i nostri giovani passano qualche giorno a studiare quel mondo
sconosciuto ed ignoto a tutti.
Sperimentano su se stessi, all'insaputa di tutti, una vernice rossa, messa
sotto i piedi, che al contrario della vernice del romanzo "Marte non vuole la
guerra" non fa volare, ma stabilisce un peso corporeo, equiparato
all'attrazione del suolo di Marte.
Con loro grande sorpresa non riuscivano a staccarsi dal suolo. Però, grazie
alla loro intelligenza, riuscirono a coprire tale vernice con quella abituale
delle tute spaziali, soprattutto per aver ben pensato di provare uno per volta,
in modo da soccorrersi vicendevolmente.
Così, fu Willy, che spalmò la vernice ai piedi di Giovanni, il quale, appena
questa diventò solida, lo tirò a terra dal trampolino o gradino della
navicella.
La sorpresa fu davvero grande, sia per la riuscita stabilità, sia per il fatto
di non potersi muovere. È chiaro che il progetto andava rivisto e calcolato
nuovamente.
Willy, che
dissentiva in alcune misure da quelle di Giovanni, volle fare anche lui una sua
esperienza. Si era portato un bastone con solo qualche centimetro, verniciato
con quella sostanza; prese il bastone, rivolgendolo verso l'alto con la punta
verniciata e provò a sondare il peso di gravità. Fece uno sforzo fortissimo,
per mantenere, per qualche istante, il bastone sollevato in aria, poi lo lasciò
cadere e questo si piantò dinanzi a lui, come se avesse piantato un palo nel
terreno con una mazza.
L'idea era giusta. Bisognava ora misurare la densità di quella vernice e
provare ancora. Giovanni si scusò con l'amico, dicendo: "Uno a zero; spero
almeno di pareggiare prima di tornare a casa".
Willy:
"Direi uno a uno. L'idea è stata tua, io ho fatto solo una diversa
sperimentazione senza correre rischi inutili; io ci tengo a tornare a terra,
caro futuro cognato. La mia Marta deve essere mia sposa e non di qualche altro e
poi la terra mi accetta come sono, anche nudo come un verme; mentre qui vedi
quanti stratagemmi bisogna fare solo per muoversi! Sulla terra questo non
occorre, sei libero di andare dove ti pare e come ti pare".
Passano dieci giorni, in meno che non si dica, di permanenza su Marte, forse
perché hanno lavorato molto e molti sono stati i pericoli scampati, ma il
momento di ritorno a terra è giunto e tutti sono pronti.
Willy
riunisce tutti i passeggeri; rispiega tutti gli accorgimenti che bisogna tenere
durante il viaggio di ritorno, senza fare come la prima volta, quando qualcuno
fu preso dal panico ed arrivò a terra, mezzo morto.
Tutti asserirono di aver capito e che erano pronti al via; ma questo dipendeva
dal solito fischio di avvertimento e poi da quello di richiamo. Solo dopo, le
porte della navicella si chiudono e la fase di rientro ha inizio.
Una volta iniziata questa, gli uomini dell'equipaggio tengono una relazione
delle cose viste e fatte, dando ad ognuno dei duecentocinquanta passeggeri la
possibilità di dire la propria esperienza e quello che, secondo il loro
giudizio, non era ben fatto.
Questa possibilità, di esprimere la propria opinione, faceva parte del
pacchetto degli obblighi, sottoscritto al momento dell'imbarco, sulla
navicella, proprio per dare alla spedizione una maggiore impronta commerciale e
scientifica allo stesso tempo.
Il tempo di avvicinamento al rientro nell'atmosfera terrestre passò
velocemente, proprio per questa nuova intuizione dei nostri scienziati, che li
teneva impegnati per l'intero viaggio di ritorno, visto il consistente numero
di passeggeri e che la maggior parte di loro erano ormai al secondo viaggio
interplanetario, proprio con la stessa navicella e meta prestabilita. Il fischio
di avvertimento, che stavano per abbandonare le stelle del firmamento, arrivò
inaspettatamente, per una buona parte dei presenti, visto che non erano
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attenti
ai vari segnali di agganci, con frequenze terrestri che una navicella ha da
rispettare alla perfezione, per non trovarsi poi, in pericolo, al momento dello
sgancio e del rientro nell'atmosfera terrestre.
Tutti presero posto sulle proprie poltroncine, ben fasciati e sereni per
l'impatto.
Questo avvenne, come da programma e tutti batterono
le mani fortemente e a lungo, con vari urrà, per ringraziare i piloti, che
avevano portato la navicella nell'orbita gravitazionale della terra.
A terra erano
tutti attenti a questi passaggi, sia i tecnici della Nasa, che quelli di Costa
Fiorita, ma anche i parenti dei tanti passeggeri che, per la seconda volta,
aveva i loro cari su quel particolare volo interplanetario.
C'è da dire però che questa volta la società gestrice del servizio, cioè
Costa Fiorita, aveva messo a disposizione dei familiari un salone con uno
scherma gigante, che permetteva di seguire, momento per momento tutto il tempo
che occorreva all'atterraggio, per avere, in tempo reale, tutte le
informazioni necessarie, senza stare a rispondere a questa o a quella domanda
che, abitualmente, chi è in attesa fa continuamente e quindi una mole di lavoro
non indifferente per gli organizzatori.
Dunque, tutti vedevano quello che succedeva sia sulla navicella sia quello che
vedeva la Nasa sui propri schermi. Fu forse questa la novità più grande di
questo viaggio. Tutti rimasero contenti e soddisfatti del comportamento, tenuto
dagli organizzatori.
Anche questi ultimi erano soddisfattissimi della pubblicità che ricevevano
gratuitamente. Anzi, essa portava notevoli guadagni, per attingere notizie e
riempire poi i propri giornali o telegiornali, che siano. Per essere accreditati
presso quella sala, ai non parenti stretti, bisognava avere un benestare di
Costa Fiorita, dietro pagamento di una quota di soggiorno, che comprendeva anche
vitto e alloggio per i cronisti, e per
avere, in anteprima, immagini e notizie, dirette dallo spazio.
Fu una kermesse di notizie, continua ed affascinante per tutto il mondo, poiché
da tutto il mondo si attendevano i commenti e gli eventi di questa straordinaria
partecipazione di viaggiatori, che raggiunsero il bel numero di
duecentocinquanta, solo di passeggeri, a pagamento.
Giunti nell'atmosfera terrestre, la navicella entrò agevolmente nel canale di
navigazione, per poi atterrare comodamente, proprio come un semplice aeroplano
dei nostri vecchi aeroporti internazionali. Si può dire che ormai, con questo
volo, il servizio interplanetario era entrato definitivamente nella routine del
genere umano.
Descrivere le comodità di tale speciale aereo, o forse è meglio dire vettore
attrezzato al servizio passeggeri, cioè la navicella era diventata come una
grossa nave da crociera o cargo, che dir si voglia, con tanti vani predisposti:
ognuno ad uno scopo: il vano per il carico del materiale, il vano per
l'approvvigionamento alimentare, il vano per l'acqua, (botte) e
quant'altro necessario a un viaggio di una durata di oltre dieci giorni.
Si era curato quasi tutto, proprio come per un viaggio di linea aerea. Infatti
vi erano hostess, che servivano il pranzo o semplicemente le bevande, a seconda
della richiesta della gente o delle fasce orarie prestabilite.
Questo vettore era così curato, che neppure gli scossoni di vuoto d'aria si
udivano o si percepivano. La navicella procedeva veramente come un semplice
aereo di linea, una linea speciale "Interplanetaria".
Tutto va per il verso giusto, fino a poche centinaia di chilometri dalla terra,
quando ci si accorge che la navicella ha con sé uno strato di polvere stellare,
che non si sarebbe completamente scrostato nello spazio, prima di arrivare a
Cape Canaveral e che avrebbe creato un grosso problema sulla pista di
atterraggio. Per questi motivi, si dovette optare per un ammaraggio e portare in
porto la navicella con un rimorchiatore, da alto mare.
Anche qui tutte le manovre vennero trasmesse fedelmente e spiegando agli ospiti
il motivo, che era quello di un carico particolare di polveri stellari,
preferibilmente da disperdere in mare, prima di attraccare la navicella e
guidarla nelle acque del porto.
Si evitarono così molte ore di attesa, per l'uscita dei passeggeri; perché,
altrimenti, si doveva praticare a terra la pulitura dell'aviogetto.
Tutti scesero con il sorriso sulle labbra, gridando evviva, evviva a questi
nostri scienziati, che ci permettono di volare da un pianeta all'altro, senza
problemi e paura alcuna.
L'abbraccio dei parenti in attesa è stato calorosissimo, anche se erano solo
dodici giorni che non li vedevano, ma la distanza raggiunta non era certo una
passeggiata.
Seguirono le conferenze a trasmissioni globali, fatte da operatori di
documentari cinematografici, per eventuali films spaziali. Tutti guadagnarono
l'immortalità storica o per la storia, come potrebbe dire qualcuno.
Monica, Marta e tutti i componenti delle due o meglio tre famiglie, erano lì ad
attendere i loro giovani ed intraprendenti scienziati, per confermare loro il
calore della famiglia. C'erano anche Pietro ed Alessandro, i due gemelli di
Giovanni ormai abbastanza grandi, per dire papà.
La gioia fu grande per tutti, ma soprattutto per i giovani promessi sposi e per
le mamme, che certamente non sono da meno delle mogli, ma tutti insieme formano
veramente la cosa più grande che l'umanità vanta d'aver creato: la
famiglia.
Questa piccola, ma grande società ha il potere di continuare a popolare il mondo, finché Dio vorrà.
Giovanni e Willy, prima di aprire le conferenze multimediali, decisero di
approntare un plico per la sicurezza interna degli Stati concorrenti alla
missione, per attenuare una qualche rappresaglia legale da parte di questi
ultimi, vista la delicatezza dell'esperimento, fatto su Marte, senza dare
dettagliate informazioni a chi di dovere.
I documenti, contenuti nel plico, avevano il fine di sorprendere i due Stati,
cioè America e Italia, benevolmente e di far sì che non giungessero a prendere
misure, controproducenti per loro. Non erano ancora terminate le conferenze, a
carattere globale e multimediale, allorché una commissione italo americana
prese posto tra le file, riservate
alle autorità.
Willy intuì che quelle persone avevano un compito ben preciso e quindi andò da
loro e le invitò ad entrare nel retrosala delle conferenze, perché aveva
qualcosa per loro.
Tom, il leader della commissione, dice: "Mi scusi, come fa a dire che ha
qualcosa per noi, se non sa neppure chi siamo?". Welly: "Credo proprio di
non sbagliarmi. Voi siete della sicurezza interna e siete qui, per avere delle
spiegazioni". Tom: "Bravo, ha proprio ragione! Allora, cosa voleva
darci?". "Ecco, questo è il plico, sigillato per gli Affari Interni, che
avremmo consegnato, appena finite le riprese cinematografiche e la
conferenza".
"Va bene - dice Ton - porteremo questo pacco a chi di dovere e poi vedremo".
Non finì di parlare, che Giovanni entrò nella
stanza e, quando il componente italiano della commissione lo vide, si alzò in
piedi e lo salutò militarmente, dicendo: "Principe, la saluto e le porgo il
grazie della nostra amata terra".
Giovanni ringrazia e saluta tutti gli altri, con il solito sorriso, poi dice:
"Credo che ci hanno dato degli imbroglioni, tanto per essere gentili, ma si
ricrederanno, perché la prova, che ho fatto su Marte, non ha scopi militari. Lo
studio della nuova materia sta nel protocollo d'intesa, consegnato al capo
della Difesa, prima di partire, per Marte.
Quindi la
sicurezza non è stata violata, come pure i risultati del viaggio, quelli
riguardanti i segreti e le notizie, che si trovano nel plico, sono ben maggiori,
di quelli che si possa pensare. Infatti sono già in quel plico e riservati agli
Affari Interni dell'America e dell'Italia. Come avete potuto ben vedere: non
è stata fatta menzione alcuna nella conferenza globale, che si è appena
conclusa.
Saremmo passati da voi, appena dopo questa conferenza, anzi se volete, andremo
insieme e chiariremo tutto".
Tom: "Credo che sia meglio per voi, trascurare un po' la pubblicità e
curare i doveri".
Pietrantonio, che aveva antenne dappertutto, corre subito ai ripari e telefona a
chi di dovere, ma ottiene una fredda risposta: "Vedi, amico mio, i ragazzi
hanno fatto una grossa sciocchezza e credo che una qualche sanzione non gliela
leva nessuno, neppure io, ma non disperare, perché il tempo è galantuomo".
"Ti ringrazio, amico, aspetterò - risponde Pietrantonio.
I nostri scienziati, durante il breve percorso fatto per raggiungere gli Affari
Interni, concordano un piano a sorpresa, usando la loro forza intuitiva, senza
dar modo di intendere a quelli della commissione.
Willy fa capire a Giovanni che doveva essere lui a cominciare a parlare e che
Giovanni si limitasse a confermare.
Arrivati a destinazione e fatti i dovuti saluti di convenienza, Willy passò ad
illustrare le loro scoperte durante il viaggio e la permanenza su Marte.
"Signori, abbiamo visto con quanta sollecitudine avete inviato una commissione
ad indagare su eventuali irregolarità, da parte nostra, devo dire però che
questo modo di fare ci indispone e forse dobbiamo riconsiderare quello che
abbiamo scoperto e secretato per voi, a meno che ci sia, da parte vostra, un
nuovo atteggiamento".
"Di
cosa parlate? - domanda il responsabile degli Affari Interni. "Di una materia
a prova di imperforabilità, non solo sulla terra, ma su qualsiasi pianeta".
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