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Era
da costruire su una lastra d'acciaio inox spessissima, messa a modo di
cappuccio a quella bellissima montagna, perennemente coperta di ghiaccio,
c'è da dire inoltre che tutto il materiale, con cui si doveva costruire,
era temperato, per non essere scalfito sia dal caldo, che dal freddo.
Portava la forma a guglia, in modo che il ghiaccio non poteva attaccarsi, ma
solo accumularsi ai suoi piedi e creare così una cinta ghiacciata
inattaccabile, su cui si creava un aeroporto al solo servizio del Castello o
Nave, che dir si voglia.
Chiamatela pure come volete; questa però aveva alla sua base, come appena
accennato, uno spiazzo grandissimo, tanto da poterci atterrare aviogetti di
diverse dimensioni, dagli aerei, a decollo verticale, ai piccoli e medi
aerei di trasporto merci o passeggeri.
Inutile dire che questo progetto fu ritenuto davvero avveniristico, ma tale
che aveva sia la sicurezza degli storici castelli, che la comodità e la
grandezza del presente, sia inoltre la più importante ineguagliabilità e
assoluta unicità al mondo, proiettato nel futuro.
Passarono alcuni anni, prima che il castello venisse costruito, visto che i
materiali, per realizzarlo, erano tutti speciali, dall'acciaio al cemento, ai vetri, ma soprattutto ai
mezzi meccanici, che dovevano operare a simili altitudini. In più, questi
ultimi dovevano arrivare sull'isola con aerei a decollo verticale, almeno
nei primi momenti; poi si passò a creare delle piccole oasi, abitate nei
livelli bassi.
Centri questi, che dovevano creare una prima comunità di servizio al
castello: quest'ultimo era da raggiungere con filovie ed aerei
particolari.
Si trasformò così quell'Isola in un vero paradiso terrestre.
I pochi privilegiati, che l'abitavano, erano prevalentemente stipendiati
dalla holding di Costa Fiorita, fino a quando altri uomini chiedevano di
risiedere e di avere una propria casa e residenza senza obblighi, nei
confronti del Signore dell'Isola dei Sogni.
Intanto i lavori iniziarono con una certa lentezza, per i troppi problemi
logistici; ma non appena una discreta sistemazione, per quei pionieri, si
concretizzò, i lavori dovettero accelerare e guadagnare tutto il tempo
perduto. Il castello doveva essere realizzato non oltre il secondo lustro,
dal matrimonio della sua amata figliola, e quindi, per il decimo compleanno
dei nipotini, voleva tener una grande festa, memorabile non solo per
l'Isola, ma per la Groenlandia tutta e per tutti quegli stati, che si
servivano delle maestranze di Costa Fiorita o della sua holding.
Il miracolo accadde veramente e prima del previsto.
Pietrantonio fu soddisfatto di tanta precisione e del mantenuto impegno, da
parte di tutti coloro, che lavorarono alla realizzazione di quel particolare
castello. Questo dal basso appariva come una nave, in navigazione, tra le
nubi e dall'alto solo come un puntino luminoso, costituito dal faro, che
svettava nel cielo dalla punta della guglia.
Era uno spettacolo assolutamente unico al mondo, che si poteva ammirare sia
dalle vicinanze dell'isola, che dal cielo, con un aereo appositamente
noleggiato per il godimento di detto spettacolo sia di notte che di giorno,
sin dal momento in cui l'illuminazione diventava perfetta, visto che la
luce del giorno era quasi sempre attenuata dalla onnipresente nebbia.
A proposito dell'illuminazione, c'è da dire che, in un primo momento,
essa era fornita da potenti gruppi elettrogeni, e poi da una centrale
idroelettrica, realizzata dopo la costruzione di un'apposita cascata, sia
per servire l'illuminazione, sia per formare un grandissimo lago, dove era
possibile anche fare dei bagni, visto che veniva riscaldato a temperatura
corporea, in tutto il periodo dell'anno.
Il lago era realizzato con le acque della centrale idroelettrica, creata su
di un vasto altopiano, quasi a metà montagna, dove era quasi terminata la
costruzione del castello.
Ma veniamo alle caratteristiche del lago, che non era grandissimo e che
copriva solo tre ettari di terreno appositamente impermeabilizzato e che era
servito da una rete di riscaldamento, per consentire la balnearità per
tutti i giorni dell'anno.
Inoltre era coperto da una lastra di cristallo temperato, per ripararlo dai
venti e, in minima parte, anche dal freddo, tanto per agevolarne il
riscaldamento. Tutto intorno alla battigia, vi erano apposite aree, per
ospitare compagnie teatrali o attori e musicisti, che fossero, per
l'intrattenimento del selezionatissimo pubblico.
La megacentrale idroelettrica, che serviva tutta l'isola, invece, era poco
più su del lago, quasi nascosta dalla vegetazione: una caratteristica
questa assai apprezzata da tutti i visitatori, anche per l'assoluta
silenziosità.
La cascata che l'alimentava era ben più rumorosa di tutto quello che si
faceva sull'isola, ma che, con appositi amplificatori, modulatori e
miscelatori di suoni, come il sibilo del vento e lo stormire delle fronde,
si realizzava una colonna sonora, che accoglieva gli ospiti di riguardo, in
visita nell'isola.
Anche la filovia, che dalla piana portava fino al castello, si può dire che
appena la si vedeva, appariva come il castello incantato, proprio come
quello abitato dalle fate. Infatti chi lo ammirava, da una certa distanza,
lo vedeva apparire, per poi vederlo subito dopo scomparire, a seconda dei
giochi delle luminarie, ivi installate e di quel particolare vapore acqueo
naturale della montagna.
Ma torniamo un po' indietro e vediamo i grandi preparativi, per avviare un
cantiere di queste dimensioni. Come abbiamo detto, l'isola era priva della
presenza umana e quindi non vi erano tracce di alcuna civiltà, ma solo di
animali anfibi.
L'uomo, per penetrarvi, ha dovuto portare sull'isola mezzi speciali, per
non trovarsi in difficoltà, sia con la fauna, sia con la flora. Per potersi
spingere nei luoghi impervi, gli animali, che erano potenzialmente
pericolosi, venivano catturati e portati via mare o via cielo, in qualche
zoo attrezzato, affinché quelle particolari specie non venissero estinte.
Gli elicotteri furono i mezzi più usati ed efficienti, per raggiungere ed
assistere l'esercito di operai, che lavoravano febbrilmente alla
realizzazione del progetto che, nel corso della sua realizzazione, subì
varie modifiche in miglioramento, come quella di un particolare zoo, che fu
inaugurato al centesimo compleanno del fervente patrono.
In soli sei anni di lavoro sorsero varie iniziative, che contribuirono ad
alimentare le casse finanziarie del Granduca o la fabbrica dei soldi, come
affettuosamente tutti lo chiamavano, visto che non era affatto un tirchio,
come si potrebbe definire chi pensa solo ad accumulare ricchezza. Il nostro
uomo, un gran benefattore dei poveri, ai quali elargiva ricchezze, ma anche
stimoli a migliorarsi, era un vero nemico dell'ozio che detestava gli
oziosi e che non lì accoglieva sotto la sua ala protettiva.
Basti pensare che in solo sei anni, sull'Isola dei Sogni, si insediarono
volontariamente ben ottocento famiglie, formando una popolazione di oltre
2500 anime.
Detto questo, ci permettiamo di dire che Pietrantonio amava lavorare in
prima persona, perché lo si sentiva di dire a tutti: "Fate come me, così
anche voi sarete contenti e chi lavora con voi è lieto di farlo, giacché
vede voi stessi lavorare e non si sente inferiore al proprio datore di
lavoro. Io mai vorrei trovarmi a guardare un lavoratore e restare con le
braccia conserte".
Ecco, questo è l'uomo, che possiamo definire giustamente più ricco del
mondo, senza pensare ad un tizio, arricchitosi solo sulla sofferenza dei
suoi lavoratori, ma che vi ha partecipato col sudore della propria fronte.
"La mia ricchezza è dovuta alla capacità di mettere a frutto il
patrimonio ereditato da mio padre e da mia madre, poiché io sono portato
sempre più a moltiplicare i miei averi, fino a portarli agli attuali
livelli".
Il suo tatto dunque è d'oro, la sua anima è gentile, l'amore per i
suoi cari è viscerale. Accoglie i bambini amorevolmente, come pure fa per
il prossimo; è un uomo saggio che tutti vorrebbero avere come padre.
Ha amato una sola donna, la sua Geltrude.
Fine conoscitore dell'animo umano, egli è capace di scoprire ogni minimo
dettaglio del pensiero altrui; giammai però di sfruttarlo a suo favore e,
tanto meno, all'insaputa del soggetto stesso.
È
dunque un grande uomo, saggio e riflessivo, pronto a prendere parte a
qualsiasi iniziativa, per tentare di renderla sempre positiva e quindi
apportatrice di bene, per molte persone.
Tale è appunto l'acquisto dell'Isola dei Sogni, che ha portato lavoro e
ricchezza a tanta gente, visto lo sviluppo, raggiunto in così pochi anni.
Il popolo, che lo circonda, lo acclama con serenità, forse perché lui non
richiede gabelle, ma volentieri assiste chi veramente ha bisogno, sempre che
la sua condizione non dipenda dalla volontà di produrre ricchezze.
Non è così però per le persone sfaticate e perennemente scontente, forse
a causa della ipocondria che si trovano addosso e non sanno da dove viene:
sono questi "gli scontenti nati".
Ma vediamo da vicino la grandiosità dei progetti e delle persone, che vi
lavorano e che fanno di tutto, per ottenere un qualche lavoro nella
realizzazione e ancor più nel mantenimento e nella gestione di tutte quelle
opere, ormai in fase di completamento.
Ovviamente, hanno la preferenza tutte le persone che, da qualche anno,
abitano sull'isola, vero paradiso fiscale, visto che in quel posto vige
solo la legge dell'onestà. Chi si macchia di azioni disoneste viene
irrevocabilmente a perdere la principale qualità, richiesta per abitarvi,
giacché tutto è gratuito, tranne il guadagnarsi giustamente da vivere.
Sono tenuti ad osservare questo canone di vita tutti gli abitanti, ma
soprattutto gli stipendiati della holding che, per il loro privilegio, sono
ritenuti dagli altri, come dei veri padroni del posto e della città, in via
di formazione. Infatti sono chiamati a rappresentare i cittadini, quelle
persone anziane, che non possono più continuare il loro lavoro, ma che sono
fisicamente e mentalmente attive, nelle pratiche pubbliche. |
Chiariamo per chi si domanda ma cosa è quest'Isola, di quale legge e di
quale stato si parla? Non vi è stato, visto che è una proprietà privata;
vige quindi la legge del padrone di casa e quella della natura e
dell'ambiente. Tutto deve essere fatto secondo la natura, l'ambiente e
il desiderio del proprietario.
Il piccolo esercito personale, al servizio dei residenti ma soprattutto
addetto alla salvaguardia della natura e dell'ambiente, non
ha potere di repressione, se si esclude l'allontanamento dall'isola; ha
invece poteri di prevenire e quindi di avvisare una o più volte le persone,
che involontariamente arrecano qualche danno a chicchessia.
Insomma, per non portarla per le lunghe, quell'isola era veramente il
paradiso sulla terra, perché tutti potevano vivere liberamente e secondo la
loro natura.
Arrivò il momento
della consegna dei lavori da parte delle imprese, che li realizzarono. Tutti
si apprestavano a prendere servizio, per far funzionare quel lembo di terra
della Groenlandia, assegnato al nostro Granduca, patrono e signore unico di
quel suolo.
Monica, nominata reggente dell'Isola dei Sogni, fino alla maggiore età
dei figli, ha avuto un bel daffare, per selezionare le numerosissime
richieste di persone super qualificate, per adempiere ai doveri richiesti:
per la polizia, fior di poliziotti, per la centrale idroelettrica, il fior
fiori di ingegneri ed operai specializzati, per la pulizia ditte
specializzate e super attrezzate, per tutto quanto necessitava in un luogo
da formare e proteggere. Per la servitù personale dei signori dell'Isola
dei Sogni ci fu un vero e proprio concorso a livello nobiliare, con garanti,
conosciuti direttamente dal Granduca, altrimenti tutte le richieste venivano
cestinate.
Una volta completato tutto questo, si tenne l'insediamento di tutta la
manodopera, sia primaria, che secondaria. Essa fu regolata sia pure senza
legge, ma con una funzionalità, da far invidia agli stati più democratici,
che si conoscono al mondo.
Con i nuovi arrivati sull'isola, la popolazione salì a oltre tremila
anime. Crebbero così anche le famiglie, ormai stabili sull'isola che
salirono alle mille unità.
Per
gestire tutte queste presenze, si pensò a un capitano del popolo, che
affiancasse la dirigenza della holding, a fare in modo, che tutti siano
regolarmente censiti e vigilati negli spostamenti. Si era liberi di andare e
tornare, ma non di scambiarsi con altri o di richiamare un qualche familiare
o conoscente.
Il numero fisso delle presenze ammontava alle tremila unità, ma questo
numero poteva essere superato solo con le nascite. Infatti, chi formava una
nuova famiglia, doveva essere strettamente residente sull'isola, pena la
perdita della residenza stessa e quindi l'allontanamento forzato
dall'isola.
I nati sull'isola venivano registrati prima nei registri dell'anagrafe
dell'isola e poi questa provvedeva a farli registrare nelle anagrafi dei
paesi originari dei genitori o soltanto registrati nell'anagrafe
internazionale della stessa Groenlandia, come da concordato e causa
obbligatoria, sancita nei brevetti di acquisto dell'Isola, affinché la
Groenlandia sapesse sempre chi vi abitava, come pure chi ne usciva
definitivamente, sia per espulsione, che per volontà propria.
Pannelli
luminosi, che riproducevano queste cose, si trovavano dappertutto; non
appena si scorgeva un angolo differente dal campo visivo, in cui ci si
trovava, compariva un nuovo cartello, che avvertiva i presenti a regolarsi
di conseguenza. Videocamere satellitari riprendevano la vita stessa, che si
svolgeva sull'isola.
Era regola prima da accettare, per essere a sua volta accettato in quella
comunità.
Arrivò l'anno del centesimo compleanno, con palpitante attesa da parte di
tutti i presenti. Sia per una maggiore sicurezza, per il vetusto signore,
che per tutte le autorità, che lì sarebbero arrivate senza fallo, tutti
volevano essere presenti a tale evento, che si annunciava sì montano, ma si
prevedevano anche invasioni di ogni genere, dalle testate giornalistiche,
che chiedevano di accreditare più inviati possibili, che dalle televisioni
di tutto il mondo, per lo stesso motivo, ma anche da tanti studiosi,
cineoperatori compresi.
Per mettere in ordine tutte queste cose, il Granduca in persona chiese al
Presidente della Groenlandia di inviare nell'isola i suoi agenti per la
sicurezza delle autorità, che dovevano partecipare e soprattutto per il
mantenimento della già ottima amicizia del popolo, che gli aveva concesso
tutti quegli appalti, che normalmente sono a carico dello stato
territoriale, in cui l'isola si trova.
Il presidente gira al parlamento la richiesta e questo delibera la missione
degli agenti sull'isola, a spesa totale del Granduca.
Il giorno fissato fu un venerdì del mese di giugno, giorno del compleanno
di Pietrantonio de Costa Fiorita.
Risparmiamo al lettore di elencargli i nomi degli invitati, tra tutti i
conoscenti del Granduca.
Nessuno mancò all'appuntamento con
quell'amico, unico nel suo genere, sia per l'affetto, che per tutti gli
altri addetti rappresentati.
Tutti i capi di stati portarono il loro staff e quindi il castello si riempì
fino all'ultimo vano. Così pure toccò alle dipendenze ed alle strutture
alberghiere, destinate ai turisti ed agli operatori di passaggio o presenti
per l'occasione.
Tutto si svolse come da programma e non vi furono sorprese, anche perché
queste venivano previste, prima ancora che potessero accadere, grazie
proprio a quel servizio di previsione, quasi volontario e viscerale, nel
volere, a tutti i costi, conservare quella tranquillità, che in pochi anni
si era creata nell'isola.
I gendarmi della Groenlandia fecero il resto, cioè allontanavano o
arrestavano i non desiderati e i facinorosi che si presentavano con tutti i
mezzi, sulle sponde dell'isola.
Fu un venerdì memorabile per tutti, perché arrivarono sull'isola
compagnie di grandi tradizioni teatrali, per allietare le autorità di mezzo
mondo.
I palcoscenici, realizzati sulle rive del lago, erano pieni zeppi di
teatranti. con tanto di cartelloni, in diverse lingue, sempre preceduti da
quella italiana. Mancava solo la voglia di scegliere questa o quella
compagnia, questa o quella opera di grido o di grande portata
storico-letteraria.
Tutto questo solo per i giorni, che precedevano il grande evento, ma quel
venerdì fu davvero un giorno di gioia di tutti e di ciascuno dei presenti,
perché tutti dissero la loro nei confronti del padrone di casa, che
amabilmente li aveva invitati.
Infatti, tutti: chi in una misura chi nell'altra, a seconda delle proprie
facoltà, portarono un pensiero, per ricordare all'amico il loro
ringraziamento ed affetto nei suoi confronti.
Al termine dei ringraziamenti, per essere stati invitati, si passò al
discorso del festeggiato centenario. Questi si alzò in piedi, con la
vivacità di un quarantenne e chiamò a sé i nipoti, i genitori di questi,
Monica e Giovanni, la sua amata Geltrude e Miriam, la mamma di Giovanni. Lui
si pone dietro tutti loro, posando le braccia sulle spalle delle due anziane
signore, e comincia il suo discorso, dicendo così: "Signori e Signore,
carissimi amici tutti, nel salutarvi ed annunciare a tutti voi le mie ultime
volontà, permettetemi di ringraziarvi tutti. Vorrei fare i nomi di tutti
voi, ma vedete benissimo quanto tempo porterei via a questa festa. Quindi vi
dico subito e dico ai miei nipoti che, se io oggi mi trovo qui a festeggiare
sia pure i miei cento anni, stiamo in realtà festeggiando il compimento di
una idea realizzata in toto, idea che mi ha seguito per tutta la mia vita.
Se oggi la vedo realizzata, lo devo a tutti voi, quindi, cari figlioli miei,
imparate da questa esperienza, che ha permesso a me di accumulare tutte
queste sostanze e a tutti gli altri di accumulare le loro, proprio per aver
condiviso un'idea e per averla portata avanti da parte di tutti, perché
tutti vedevano in essa una reale possibilità di realizzarla, e così è
stato.
Tutto questo è possibile, se non vi sono forzature ed imposizioni della
propria volontà, ma se si sa scegliere la soluzione trovata, condivisa
possibilmente all'unanimità; infatti quando ci si crede veramente tutti,
la cosa è matematicamente realizzabile.
Di questo chiamo a testimoniare i miei soci e collaboratori tutti. Mi auguro
che a nessuno di voi abbia fatto sia pure involontariamente del male e gli
chiedo qui, in presenza di tutti, umilmente scusa e perdono.
Questo, oltre al pacchetto patrimoniale, vuole essere l'eredità d'amore
per i miei nipotini. ma anche per tutti voi, amici carissimi. Se continuate
così, non vi pentirete di aver seguito questo consiglio.
In quanto a voi, piccoli miei, sappiate che un socio di una qualsiasi società,
affiliata alla holding, è e deve essere trattato alla pari con tutti,
niente di più e niente di meno.
Le società, che chiudono il loro bilancio in perdita, vanno esaminate
globalmente e va studiata la soluzione per una ripresa al guadagno, per uno,
due ed anche tre anni di seguito, sempre prendendo in assoluta
considerazione il verdetto del C.D.A. (Collegio Direttivo Amministrativo)
generale, cioè il modo e la quantità di capitale comune, da rifondere
nella società in perdita. Dopo di ciò, ognuno dei soci, a cominciare da
quello di maggioranza, può rilevare la società in perdita, con i suoi
fondi e sganciarla dalla holding, per collocarla sul mercato a suo
piacimento.
È questa una regola collaudata e che a noi tutti ha dato i suoi frutti.
Infatti, dalla mia partenza, da Costa Fiorita, ho con me tutte le società
create o affiliate o acquistate nel momento del loro tracollo finanziario ed
offerte alla holding, a prezzo reale, tanto è vero che gli stessi ideatori
e creatori delle medesime società sono oggi qui tutti presenti, tranne ahimè
quelli che hanno raggiunto la casa del padre. Ora
vi dirò come intendo ordinare le cose con brevetti, da considerare
immediatamente eseguibili, dopo la mia firma, perciò, come vedete, intorno
a quel tavolo vi sono i notai, che stanno prendendo appunti e che stileranno
le mie ultime volontà, dirette ai miei nipoti ma anche a tutti voi.
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