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IL VENTO E LA SUA FORZA MALEFICA
"CON QUALCHE RISERVA"
di  Michele Crispino

ALLA RICERCA DI QUALCHE PEZZO DI STORIA LOCALE
di Michele Crispino

Un vento etereo, lunare, batte da due giorni la costa di Colobraro. La piazza, dove di solito nel tempo buono si concentra la popolazione del borgo, fatta per lo più di gente comune, di uomini e donne e qualche bambino, oggi è semivuota.
I soliti frequentatori si possono contare sulla punta delle dita. I venditori di frutta e verdura provenienti dai paesi vicini, quali Senise e Tursi, oggi non sono presenti, per colpa di questo vento che spazza via tutto. Le berrette e i cappelli ne fanno le spese.
Se per caso qualche donna si avventura a fare pochi passi si sa bene quello che l'attende: se porta i pantaloni, come è uso dei maschi, pericolo non vi è di vedersi strappare tutto l'abbigliamento, che certo ne risente ,ma non in maniera tale da compromettere il decoro e il portamento abituale.
Diversamente, è uno spettacolo poco decoroso e sconvolgente, ma allettante soprattutto la curiosità dei maschi, di solito attenti a queste cose.
Il vento non potrebbe definirsi un amico degli uomini, perché abitualmente ne sconvolge i piani.
Se vogliono svolgere le loro attività, devono cautelarsi; se vogliono uscire di casa, devono munirsi di indumenti pesanti ed aderenti per non essere sopraffatti dalla violenza del vento, che non risparmia niente e nessuno e tutto riduce all'impotenza.
Quando infuria il vento le opere umane devono arrestarsi, altrimenti rischiano di non essere né avviate, né completate.
Ove soffia impetuoso il vento, non attecchisce niente. È fatica sprecata seminare in un terreno che non ha modo di far fruttificare il seme così come si racconta del suolo lunare, ove soffiano venti eterei, che è arido, scarno, pietroso e quindi infruttifero.
Eppure gli israeliani sono riusciti a trasformare i terreni pietrosi e sabbiosi del deserto in una distesa di orti e giardini, di uliveti, aranceti, vigneti e piantagioni simili.
Se ne deduce che l'uomo può trasformare tutto, anche un terreno arido che a tutta prima non si presterebbe alla coltivazione.
Sia quindi lode all'uomo che trasforma e produce per il benessere proprio e degli altri.
Il vento è anche apportatore di beni, si pensi a quello che un tempo faceva nelle aie agricole, quando consentiva di separare il seme dalla pula, il frutto dal rivestimento, ed oggi quando spazza l'aria delle grandi città sature di smog.
Oggi sulla collina di Colobraro fa ruotare le pale delle torri eoliche, e dona movimento ed energia pulita.
L'uomo quindi sa contenere la forza avversa ed indirizzarla, quando è possibile, a fin di bene.
Rendiamo perciò onore a Eolo, dio del Vento.
Le pale,per esempio sono arrivate a noi recentemente: sulle nostre colline garriscono questi enormi "uccelloni" che svolgono bene il loro compito e non fanno male a nessuno, almeno per i più.
Quelli che riscontrano un qualche danno si mettano il cuore in pace e auspichino il tempo in cui la forza del vento giunga blanda e riposante, così da accontenta tutti.

Colobraro, 28 – 29/8/06

Nel lontano passato, e più esattamente nel periodo delle crociate due amici dopo un lungo viaggio tornavano insieme ai luoghi di origini, ma uno di essi chiesi all'altro, se gli fosse accorse una qualche sventura di passare per il suo paese per riferire notizie ai familiari.
Le cose avvennero proprio così.
Rimane il particolare che la chiesetta colobrarese di Santa Maria della Ranna (corruzione della parola d'Andria), fu eretta proprio a ricordo di tal evento e per conto dei familiari dello stesso.
Questi ritornò dalla crociata cui aveva preso parte e siccome ebbe il dono di tornare incolume, mentre altri ci lasciarono la vita, volle sdebitarsi con la Madonna alla quale fece la promessa di far erigere in suo nome una cappella votiva, quell'appunto che noi conserviamo con cura e con devozione sotto il Convento Francescano.
C'è da dire, in aggiunta, che l'intero territorio colobrarese vanta piccole costruzioni o anche edicole che, come più volte scritto da noi testimoniano la fede religiosa del nostro popolo cristiano, e l'elenco al riguardo non sarebbe corto.
Detta chiesetta, conservata nel tempo e giunta fino a noi, si trova nel percorso che da sotto il Convento di San Francesco porta alla fontana "Spandio" e poi da qui a Migliolo.
È inutile dire che essa ha una sua importanza e proprio perché vicino al paese è meta di culto da parte dei compaesani che vi accedono per qualche messa celebrata in onore della Madonna.
Altra versione recita che a farla erigere fosse il Conte d'Andria, il quale nel lontano tempo medievale era feudatario della terra di Colobraro.
Vera la prima versione oppure la seconda la chiesetta appartiene al ricco patrimonio religioso della Chiesa colobrarese, che vanta altri Chiese a testimonianza dell'attaccamento alle tradizioni locali ed alla fede del nostro popolo cristiano.

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