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Convegno su come curare 
le disfunzioni dell'anima, tenutosi a Calvera
di Aldo Viviano (*)

L'emigrazione religiosa 
di Aldo Viviano (*)

Celebrata nella grande piazza del borgo la serata canora, discorsiva e conviviale della salute mentale, a cura della Casa Alloggio "Auxilum" di Villina-Calvera e dell'ASL n.3, alla presenza di autorità cittadini, ospiti provenienti da località limitrofe.
L'aspetto canoro ha fatto da cornice per l'intera durata della manifestazione, mentre quello socio-culturale ha interessato i convenuti, dando a tutti la motivazione dell'iniziativa per approfondire le ragioni della presenza di una istituzione che ha oltre un quinquennio si prodiga a favore di coloro i quali soffrono del male più affliggente, sollevandoli con specifici interventi fraterno-professionali dalle disfunzioni dell'anima.
Questa si può ammalare, come si ammala il corpo. Fino ad alcuni decenni addietro si pensava che fosse solo il fisico a risentire dei morsi del morbo; poi illustri psicologi hanno illuminato le oscurità del pensiero e dispiegato come anche l'interno dell'uomo può andar soggetto ad avarìa o risentire di un dissenso strutturale della persona volto a colpire gli aspetti deboli del corso delle facoltà mentali.
Hanno preso la parola il sindaco geom. Giuseppe Libertella e la dr Guarino, che nei rispettivi interventi hanno augurato ai pazienti della Casa Alloggio giorni migliori al fine di rendere agevole lo scorrere delle ore e delle stagioni, ed ai residenti hanno rivolto un pressante appello affinché con la loro vicinanza possono mostrare la condizione del disaggio personale, la più alta comprensione degli stati d'animo, l'aiuto fraterno che comunque arriva sempre gradito, sia pure col semplice dono d'un sorriso.
È seguita poi la presentazione delle gare sportive promosse per allietare gli ospiti della manifestazione nel primo pomeriggio.
Le medaglie commemorative sono state consegnate personalmente dal sindaco, il quale ha avuto per i vincitori parole di incoraggiamento e plauso.
A chiudere il piacevole raduno infine un'abbondante distribuzione popolare del prodotto tipico del luogo: il piatto prelibato dei Calveresi, cioè fusilli e ceci, preparato con amore ed affetto materno dalle brave cuoche locali convocate e dirette dalla fist lady del borgo, la consorte del sindaco, la signora Assunta Guerriero Libertella.
Non è mancata la cornice di colore, formata da numerose bancarelle, dove si poteva trovare di tutto: dal gusto dell'abbigliamento, ai giocattoli, alle scelte dolciarie, ai ristoratori cornetti di gelati dopo una giornata estiva di notevole impatto col caldo di stagione.
Tutto lo svolgimento dei vari momenti s'è svolto sotto gli occhi vigili ed accoglienti, diremmo sorridenti della brava direttrice della Casa di accoglienza "Auxilium", l'assistente sociale Angela Roseti, cui va il ringraziamento comune per la felice riuscita della opportuna e necessaria iniziativa.

(*) parroco della Parrocchia di San Luca Abate di Carbone

L'emigrazione religiosa, un tema questo che merita di essere considerato soprattutto in estate.
I lucani, e non solo i nostri, ritornano sì alla propria terra che rivisitano nella stagione delle ferie, ma nutrono altresì la tradizione di uscire fuori casa, dal natio borgo, per  salire sù in cima alla vetta del monte di Viggiano.
È sempre lo stesso rito che si ripete ogni anno, uguale l'itinerario, spontanea la tradizione ormai radicata nelle famiglie. La differenza si coglie nei volti e nei vestiti, di ieri e di oggi.
I primi, si sa, cambiano con le generazioni che si avvicendano e gli anni voraci che li trasformano.
I secondi sono passati dal costume d'epoca alla moda, cioè dalla forma artigianale e severa, dal fustagno e velluto, ai jeans del basso ventre, alle minigonne e magliette effigiate (!), all'ombelico scoperto, allo stile pret-a-porter anziché al prodotto sartoriale domestico.
Due mondi apparentemente diversi, però non nei valori, anche se non  adeguatamente sostenuti.
Il possesso della ripetitività rappresenta la forza d'una civiltà comunque filigranata nei colori e negli abiti della gente. Il fondamento cristiano è salvo perché è proprio in virtù di siffatta permanenza trasmissionale che il vissuto si collega al vivente, e gli antenati redivivono nei posteri.
Ci piace ricordare gli atti semplici esposti nel conscio o nell'inconscio, ai piedi del lungo peregrinare verso l'alto: il quasi spegnimento del frequente e sommesso vocìo sotto lo sguardo vigile del simulacro della Vergine, le sensazioni varie, le immaginazioni personali durante la celebrazione della Messa. Come si fa a decifrarli? Certi moti della coscienza  o della mente sfuggono ad un'analisi superficiale dettata dall'osservazione antropologica delle figure che si snodano lungo il cammino, che sostano in atteggiamenti diversi di difficile identificazione caratteriale.
È un andirivieni di immagini, un percorso ricco di ombre e passi or felpati, or rumorosi, or dal verso onomatopeico delle orazioni.
Ci vengono incontro nella memoria i nonni e le nonne di tanti anni fa, in atto di chiedere sollievo per i mali frequenti della vita randagia, difficile, triste, dolorante dei giorni bui dell'anno.
Ricordi che commuovono, portano a smettere quell'aria critica di stolta autosufficienza, a chiedere: e tu che fai? Perché non preghi? Quelli almeno rosariavano, anche se a modo loro! Mentre tu non fai un bel niente.
E stretti da questa ramanzina, morale di spietato realismo, osiamo chiedere, non per noi, bensì per i poveri del mondo, per la pace interna. Però non ci proviamo con le parole, ad evitare il nodo alla gola.
Senza voce ci uniamo al coro di un megafono stridulo: "O vergine, rivolgi a noi il tuo sguardo, sorreggi le nostre fatiche e benedici".

(*) parroco della Parrocchia di San Luca Abate di Carbone

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