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SVOLTA NELLA POLITICA ITALIANA ? e
IL NOBEL PER LA PACE A TUTELA DELL’AMBIENTE
di Alberto Virgilio

SVOLTA NELLA POLITICA ITALIANA ?

Lo strepitoso successo conseguito nelle elezioni primarie per la designazione del leader del nuovo Partito Democratico (PD), che ha fatto registrare più di tre milioni di votanti, e la stessa massiccia affermazione del candidato Segretario Walter Veltroni, con circa il 75% delle preferenze, costituiscono nel loro insieme un evento inedito negli anni più recenti e meno recenti della politica italiana.
In attesa della nomenklatura che indichi i più diretti collaboratori di Veltroni, e in attesa soprattutto dello Statuto e del programma dell’organismo politico in via di concreta formazione, sono possibili alcune riflessioni di fondo sull’accaduto e sulle prospettive che ne possono derivare nel futuro della classe dirigente del Paese.
La prima osservazione riguarda la spontanea adesione di un notevole numero di cittadini all’iniziativa di dar vita ad una formazione politica in cui confluissero alcune componenti essenziali dell’Ulivo, come quelle dei Democratici di Sinistra (DS) e della Margherita.
La spiegazione dell’evidente entusiasmo che ha spinto moltissimi cittadini ad esprimere il proprio voto, va a nostro parere ravvisata principalmente nell’avversione largamente diffusa per l’eccessivo numero di partiti politici esistente attualmente sullo scenario politico, ciascuno con le sue peculiari esigenze e le rispettive pretese di predominio anche nell’ambito della stessa coalizione di governo, con la conseguenza di rappresentare un continuo inceppo per la normale e fisiologica attività di gestione della cosa pubblica, anche in settori di particolare interesse civile e sociale.
Accanto a questa prima spinta psicologica , a sorreggere la speranza degli elettori è stato anche il desiderio di un chiarimento, sul piano ideologico, delle forze politiche di maggiori dimensioni, in modo che possa risultare nettamente delineato il programma etico-sociale con il quale ciascuna delle formazioni partecipanti alla conquista del potere intende presentarsi al giudizio della collettività.
Tali formazioni dovrebbero essere numericamente molto ridotte, allo scopo di promuovere nel nostro Paese una sorta di bipolarismo più o meno perfetto affinchè il cittadino-elettore non sia posto di fronte a scelte complicate e spesso incerte nei contorni politici delle forze in competizione, ma si trovi invece ad esprimere la sua preferenza alla compagine che abbia il programma più netto e preciso ed offra maggiori garanzie di realizzarlo in sede governativa e parlamentare.
In definitiva, può sicuramente affermarsi che il bisogno di un “quid novi” nel vasto e tormentato panorama della politica italiana abbia funzionato come centro propulsore nello svolgimento delle primarie per la realizzazione del Partito Democratico.
L’auspicio è intanto quello che il nascente PD non rappresenti soltanto un’ammucchiata di movimenti finora diversi, ma si distingua come coacervo unitario e forte, con la sola finalità di operare per il bene del Paese.

IL NOBEL PER LA PACE A TUTELA DELL’AMBIENTE

L’assegnazione per il 2007 del premio Nobel per la pace all’ex vice presidente americano Al Gore e al Comitato Internazionale dell’Onu per i cambiamenti climatici, assume anche il significato, oltre al riconoscimento dell’attività svolta dai premiati, di un vero e proprio allarme sul degrado del pianeta Terra, il quale attualmente versa in stato di emergenza , come risulta dai molti convegni e studi che si vanno sviluppando sul tema ecologico e di tutela dell’ambiente.
Dall’Accademia di Stoccolma giunge così un severo monito rivolto a tutta l’umanità, e principalmente alle Istituzioni che rappresentano i popoli e agiscono nei diversi continenti, affinché sia esaminato e approfondito con la necessaria attenzione il fenomeno generale del degrado ambientale, che minaccia seriamente il futuro del mondo.
Quando nel 1895 Alfred Bernhard Nobel creò la speciale Fondazione a suo nome (con la finalità di distribuire annualmente premi a coloro che avessero reso i migliori servizi all’umanità nei settori della fisica, chimica, medicina o fisiologia, letteratura, ovvero che si fossero particolarmente distinti per favorire le relazioni amichevoli fra i popoli), non avrebbe forse potuto immaginare che l’obiettivo che egli si era prefisso per il mantenimento della pace potesse coincidere con la salvaguardia del pianeta dalle insidie dovute a disastri e pericoli ambientali e climatici.
Comunque, il premio attribuito a persone o enti benemeriti in questo campo rientra a pieno titolo negli scopi della Fondazione di Stoccolma perchè non può esserci pace vera se la natura viene oltraggiata dalla furia degli elementi o da altri fenomeni disgregatori che ne alterino le caratteristiche di armonia e di vitalità.
L’allarme per le condizioni del pianeta si trova menzionato anche in alcuni libri del passato. Basta citare quanto scrisse Anthony Giddens ne “Il mondo che cambia” (edito da Il Mulino) sul rispetto che gli uomini devono alla natura.
Pose tra l’altro in particolare evidenza , oltre al rischio esterno derivante dagli elementi della natura, anche il cosiddetto rischio costruito, dovuto alla possibilità manipolatoria del mondo, con attenzione non tanto a quello che la natura può darci ma soprattutto a quello che gli uomini stanno facendo alla natura, alludendo specificamente al degrado ecologico e ai disastri ambientali.
L’esigenza di proteggere la Terra da qualsiasi turbativa che la minacci ha dunque un’importanza primaria nel contesto internazionale.
La difesa della flora e della fauna, la eliminazione o almeno la drastica riduzione dell’inquinamento atmosferico, la salvaguardia dei boschi, la nettezza dei fiumi e dei mari e altri interventi simili, costituiscono un preciso imperativo etico per tutti, considerando che ogni generazione assume la veste di utente (e non di proprietaria) della natura, con l’obbligo di trasmetterla intatta alle generazioni future.
Nel segno di questa prospettiva il Nobel per la pace assegnato per l’anno 2OO7 rappresenta un ulteriore campanello di allarme sul quale i responsabili dei governi, sia nel campo interno che in ambito internazionale, dovrebbero seriamente riflettere, impegnandosi ad arginare, nei limiti massimi del possibile, i pericoli da più fonti segnalati.

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