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UN MONDO CHE NON C'E'
 
di Pietro Giovanni Lucarelli

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PARTE PRIMA

I GIORNI DEL PRE REGNO –
RACCONTI FAVOLISTICI
di Pietro Giovanni Lucarelli

La storia che andiamo a raccontare ha inizio 13 mila anni fa, quando esisteva un re di nome Moon, diretto figlio dell’onnipotente.
A quel tempo esistevano divinità contrapposte ma uno solo era il Dio del bene, dell’amore e del perdono, quindi gli altri tentavano in tutti i modi di superarlo in poteri e grandezza, ma non vi riuscivano, tranne 13 mila anni fa quando il Demone Contrun mette a segno un suo potente sortilegio, per una piccola parte del creato tanto caro allo stesso Creatore, e vi riesce con l’aiuto di Ululuk, consigliere del Candidofiore.
Passarono tredicimila anni, prima che il dio Moon s’incarnasse nel piccolo Moon dei giorni nostri.
Il nostro Moon aveva solo 4 anni quando gli morì il nonno paterno, uomo maturo impegnato a combattere ingiustizie sociali e stragi. Proprio a causa di una di queste, a 6 anni lo zio a 8 i due cugini maschi a 13 si trovò orfano di tutti i parenti, sia da parte paterna, che materna.
Rimasto solo al mondo e preso dalla disperazione si allontanò dalla sua casa e dal paese natio. Girovagò per mari, boschi e anfratti vari e città, poi imbarcandosi su di una nave mercantile, ed infine inserendosi in carovane di gente sconosciuta ed altre strane compagnie come uno stuolo di volatili che la gente annovera tra i parlanti, meglio conosciuti come pappagalli.
Questi speciali uccelli lo conducono nella savana dell’Africa Tropicale in un’area montuosa e coperta di fitta vegetazione, fino a raggiungere una cinta di roccia viva. Qui gli uccelli spariscono, e Moon, colto dalla notte, cerca un riparo ai piedi della roccia; sotto di essa trova una  spelonca e vi si addormenta per poi svegliarsi dinanzi a un grossissimo albero di Baobab.
Qui fa un sogno trovandosi al cospetto di un signore tutto bardato di strisce di cuoio finemente lavorate e con pietre luccicanti incastonate dalle forme più svariate, tanto che rimane abbagliato.
L’uomo lo chiama: “Svegliati Moon, è giunta la tua ora” Il giovane si sveglia; lo guarda e poi dice: “Signore, io non la conosco, eppure lei mi chiama per nome, chi è lei?” “Sono Re Moon padre dei tuoi padri che per 13000 anni ti ho atteso; ora, prima che il nostro sangue si esaurisca tu dovrai ridestare il popolo del Candidofiore, riportando il fiore sulla nostra terra, perché solo lui può far svanire l’incantesimo sulla nostra gente, fatto da un potente demone.
Il ragazzo continua a chiedere: “Come potrei ridestare un popolo che non conosco e non so dov’è?”: “Vedi ragazzo mio”, dice il Re, “ tu hai perso tutti i tuoi parenti e con la tua morte si estinguerà il mio regno e il popolo che lo abita”.
Tu hai il potere di conquistare il Candidofiore, ovvero Antozoi – Anemoni o Rose di Mare, di cui ogni 13.000 anni un esemplare si trasferisce in questo lago.
Devi assolutamente raggiungerlo e portarlo sotto l’albero del pane, ove ogni giorno viene una moltitudine di scimmie a mangiare, anche tu mangerai con loro il frutto del Baobab, fino a quando  troverai altro alimento da solo, e comunque fino a che comparirà sulle acque il Candidofiore; questo creerà un’atmosfera idilliaca e tutti saranno mansueti, tu ti getterai in acqua e preleverai il fiore. Quando lo avrai tra le mani, non poggiarlo mai per terra, fino a quando sarai attorniato dalle creature di questa foresta, farai esattamente come un mimo che ti sarà presentato nel cielo, al momento giusto.
Tornando alle scimmie, ne avrai la certezza quando uno di loro accompagnato da dodici portantini, verrà ai tuoi piedi; s’inginocchierà e  leccherà dolcemente. Resterai impavido a guardarlo e solo quando lui farà posare ai tuoi piedi la lettiga, tu scuoterai il candidofiore in tutte le direzioni e dirai: “Ora ridestatevi e riprendete il vostro naturale aspetto” ripeterai questi gesti e parole fino al momento di immersione del Candidofiore nella sua vasca.
Attenderai che tutti riprendano l’antico aspetto per dire loro ancora: “Da ora in poi il regno di Moon rivive e voi siete i sudditi prediletti”, detto ciò, vedrai che tutti s’inchineranno al tuo cospetto, i muscolosi giovani portantini, magistralmente guidati dal tredicesimo uomo, si inginocchieranno di fronte a te, predisposti per reggere la lettiga che poseranno ai tuoi piedi ed attenderanno un tuo gesto per portarti alla reggia delle scimmie, ove regnerai al mio posto, perché tu sei l’ultimo dei miei discendenti. Solo allora smetterai di agitare il Candidofiore.
Attento però che l’incantesimo si rinnoverà se entro tredici lune non avrai un figlio, a cui darai il nome di Lemoon, perirai anche tu, e nulla più si potrà salvare.
I 13 mila anni rappresentano la metà del tempo che la luna impiega nella sua perturbazione, che è il moto conico dell’asse della terra attorno alla perpendicolare all’ellittica, che si compie in 26.000 anni, ed è causato dall’attrazione congiunta della Luna e del Sole. Infatti il Candidofiore fiorisce in tale tempo due volte, una volta all’estremo nord ed una volta all’estremo sud; dunque ora tocca a noi.
Una volta raggiunta la reggia troverai un vaso con un diadema di brillanti, unici al mondo; il vaso è pieno d’acqua purissima, che vuoterai nella vasca del Candidofiore. Dopo averlo colà immerso, prenderai il diadema e te lo poserai sulla testa, da quel momento sarai Re e tutti ti ubbidiranno.
Il tuo compito è quello di aggiungere un vaso d’acqua ogni tredici lune, ma ricordati che dopo il primo vaso, il secondo deve avvenire dopo 13 lune e tu devi tenere col braccio sinistro stretto al tuo cuore il frutto del tuo amore. La funzione di presentazione del bambino deve avvenire subito dopo, quindi lascerai il luogo e con la tua sposa che si unirà a voi due ti porterai al lago.
“Signore - dice ancora il ragazzo - come posso avere una moglie e un figlio se ho solo 15 anni e non vedo in questo posto neppure una donna?” “Vedi, figliolo, chi calca questo suolo è automaticamente sotto incantesimo, ma tu in qualità di ultimo erede ne sei fuori, fino al giorno su indicato, quindi una volta sciolto l’incantesimo si manifesteranno ai tuoi occhi cose nuove, e tra queste vi sono anche uomini e donne che sfileranno al tuo cospetto; tu dovrai scegliere con amore la ragazza che più ti assomiglia e che accetta di essere la tua sposa.
Non offenderti se non trovi corrispondenza d’amore da parte di colei a cui hai appena aperto il tuo cuore, altre ragazze passeranno davanti a te per renderti omaggio, continua a dare il tuo amore fino a quando sarà accettato, perché solo chi ti accetta ti darà l’erede desiderato e in tempo utile; quindi per evitare dinieghi farai recitare alle ragazze una semplice formula che inventerai al momento.
Per quanto riguarda la tua età, sappi che si è fertile ancor prima del quindicesimo anno di età, questo è quanto dovevi sapere. Ora tocca a te, e l’uomo sparì.
Rimasto solo il ragazzo s’interroga e scopre che tutto quanto gli era stato detto non era un sogno perché, guardandosi intorno, vede una moltitudine di scimmie avvicinarsi all’albero del pane, raccoglierne i frutti senza curarsi di lui; alcuni lì mangiano sul posto, altri li portano via, ma la cosa più strana è che le scimmie non lasciano alcuna traccia del loro passaggio.
Mentre rifletteva su questo movimento, guardò l’albero e vide che non era affatto meno carico di frutti, ma nuovi frutti spuntavano e lentamente si ingrossavano. Moon allora si chiede come è possibile che quest’albero emette frutti in continuazione e nel volgere di un solo giorno? Così dicendo guarda l’albero e nota un pane di color d’oro che lo attira più degli altri frutti.
Moon si avvicina; lo osserva per bene e poi lo coglie, lo odora, ed infine lo mangia. Quando un senso di sazietà lo coglie, si accorge che ha tra le mani il solo torsolo del frutto e che per terra non c’è alcuna traccia dei frutti mangiati dalle scimmie. “Ma sì, - dice Moon - hanno mangiato anche il torsolo”. Guardando ancora in lontananza vede una piccola montagna color biondo vivo emergere in una vasta vallata e si ricorda che le scimmie, dopo aver mangiato, si erano dirette tutte verso quella montagna e vi gettavano qualcosa; incuriosito di ciò, anche lui, col torsolo in mano, si dirige verso la montagna. Ivi giunto notò che la montagna (cumulo) era fatta di torsoli ancora freschi, e anche lui vi gettò il suo.
Fa ritorno sotto l’albero di Baobab e appena giunto sotto la sua chioma, vede i frutti già maturi illuminati di rosso dai riverberi del sole che sta per tramontare; ancora una volta Moon si domanda ma che strano posto è questo, forse è proprio l’Eden,  il giardino di Dio sulla terra.
Si inginocchiò e pregò dicendo: “Padre del creato, il tuo servo è qui, ammaestralo, fa’ di lui il tuo strumento di lavoro. Il sole era ormai tramontato e poca luce gli rimaneva, per formarsi un giaciglio per la notte. Raccoglie un po’ di foglie e fili d’erba secca; prepara il  luogo nel concavo tronco che si apre tra le grosse radici dell’albero, quasi a modo di una grotta, ecco questo mi  ripara certamente dalle correnti d’aria. Vi formò il giaciglio e ci si stese sopra.
Il buio della sera cala sul primo giorno.
Secondo giorno: Un tepore sale lungo il corpo di Moon rannicchiato su quel giaciglio; il gradevole tepore gli porta subito un profondo sonno ristoratore.
La notte passa in una chiusura di palpebre. Infatti, al suo risveglio ha la sensazione di non aver dormito, ma di sentirsi fresco e carico di buona volontà ad intraprendere il cammino di un nuovo giorno.
Una moltitudine di piccoli uccellini gli facevano festa, volando intorno al Baobab, a forma di aureola, sfiorando persino il suo volto. Moon che di abitudine era pigro nel levarsi, questa volta invece rimase sdraiato, solo perché voleva capire ed ammirare quella moltitudine di volatili che annunciavano il nuovo giorno. Questi, accortisi di essere osservati, si alzano in un alto volo e spariscono. Moon, ancora imbambolato da tanta magnificenza, si inginocchia; congiunge le mani e prega, dicendo: “Padre grazie di questo nuovo giorno, sono pronto ad essere da te guidato”.
Poi guardò la campagna circostante e vide che era tutto un bellissimo tappeto di fiori di una infinità di colori caldi ed invitanti ad applaudire alla sublime bellezza del Creato.
Intanto spera di trovare una qualche fonte d’acqua, per lavarsi. Ma da quel luogo nulla si scorgeva, non vi era alcuna traccia d’acqua, vide però uno stuolo di anitre chiacchierine che attirano la sua attenzione, uscivano dalla fitta boscaglia e correvano tutte in una sola direzione. Ecco dice Moon: queste sicuramente sanno dove c’è dell’acqua.
Seguì dunque lo stuolo e subito dopo vide una distesa d’acqua limpidissima, si portò vicino alla riva, si lavò, poi cominciò a pensare alle cose che gli erano state annunciate: è questo dunque il lago dove spunterà il “Candidofiore”.
Passeggia lungo il bagnasciuga del lago, cercando di immaginare questo fiore dal nome sconosciuto e cosa poteva significare; non togliendo per neppure un istante lo sguardo da quella distesa di chiare acque, vede che le anatre chiacchierine si dispongono in un largo cerchio, poi si trasformano in una spirale, che si stringe e si allarga continuamente, e

tanti pesci che guizzano fuori dalle acque, beccati ed inghiottiti dalle anatre.
Poi volge lo sguardo verso la terra, e una folla di scimmie avanza verso di lui; queste lo circondano, poi si immergono nelle acque, vi soffiano dentro e bevono. Dopo aver bevuto, si dirigono verso il Baobab, Moon li segue, questa volta li osserva per tutto il tempo che restano sotto l’albero del pane e vede che si adoperano a porgere i frutti ai piccoli, ai vecchi e alle femmine gravide, comportandosi come gli uomini o forse meglio.


Carrèblu

Osservò che molte femmine portavano con sé uno o due pani; Moon decise di seguirle; il percorso era lo stesso del giorno prima; passarono per la valle vi gettarono il torsolo tutti allo stesso punto e man mano che questo gesto veniva compiuto, il mucchio dei torsoli cresceva vistosamente; poi tutti verso la foresta. Appena entrato nella fitta vegetazione, vide che quei frutti venivano distribuiti a delle scimmie che si trovavano qua e là rannicchiate presso dei grossi alberi quasi moribonde e che non si muovevano più,  amorevolmente imboccate dalle femmine ed anche dalle giovani scimmie di entrambi i sessi; mentre i maschi adulti si predisponevano a formare un cordone di protezione e facevano ai vecchi e malati buona guardia. Moon rimase oltremodo meravigliato da tanto amore e tanta benevolenza che le scimmie avevano nei confronti dei propri simili.
Tornò al baobab per calmare i crampi allo stomaco che si facevano sempre più frequenti, vi giunse quasi alla fine del giorno e vide il suo giaciglio integro. Sotto l’albero non vi era ancora una volta traccia alcuna del passaggio delle scimmie o di altri esseri viventi, che si nutrivano dei frutti dell’albero.
Si avvicinò ad un ramo e staccò un bel pane maturo e profumatissimo, lo mangiò, corse verso la valle per depositare il suo torsolo, ma qui vide una gran raccolta di animali di ogni specie, che mangiavano quei torsoli, gli apparve così chiaro che i torsoli del giorno prima erano stati mangiati da altri animali e che si chiudeva una catena, quella che era la sequenza alimentare della giungla.
La mente di Moon assimilava in ogni momento un nuovo insegnamento, imparava a comportarsi di conseguenza, allo stesso modo di quel popoloso mondo animale, ma che tanto insegnava all’uomo. Questo gli fa capire anche che quelle bestie avevano qualcosa in più degli altri e quindi andavano rispettate più degli altri.
Tornò di buona carriera verso il giaciglio approntato all’interno del tronco del maestoso Baobab pregò il Padre prima di addormentarsi. Si chiude così il secondo giorno.
Il terzo giorno: Al suo risveglio trova un fascio di luce che colpisce i suoi piedi, non è il sole, perché splende in tutt’altra direzione, non gli dà alcun fastidio, ma una domanda dopo l’altra si forma nella sua mente: la prima è quella di capire da ove venisse, ma ha timore di attraversarla; si ritira i piedi e la luce resta lì immobile; osserva bene le pareti del concavo tronco, sperando di trovare una nuova uscita, ma nulla di tutto questo, ritorna ad osservare la luce che è ancora lì, deve essere un segnale di chi possiede poteri soprannaturali, forse è qualcuno che vuole imitare il Padre Eterno, che fa ardere il rovo davanti a Mosé.
Appena questo pensiero gli balena nella mente una voce lo coglie di sorpresa dicendo: “Moon, sei lontano dal vero, ma vicino al significato, la luce che tu vedi è un dono divino che il Creatore di tutte le cose elargisce ad esseri privi di malvagità, ma che mirano al mantenimento del suo popolo.
Dunque cancella ogni residua malvagità che si nasconda nel tuo io e quando sei veramente sicuro di non aver agito o serbato un pur trascurabile atto di malvagità, attraversa la luce e sarai ulteriormente purificato.
Moon cade, di faccia a terra, e prega il Padre dicendo: “Padre, io ho sempre patito la iniquità degli altri; la mia mente non ricorda se ho causato sofferenza ai miei simili, ma ti prego di perdonarmi, se ciò è accaduto”.
La luce diventa maggiore ed invita Moon ad uscire all’aperto, attraversando la luce, perché tutte le sue colpe sono state rimesse. Moon si alza; si avvicina a quel fascio di luce che ora riempie tutto il varco d’uscita. Appena avvolto da quella luce, si sente leggero, quasi come l’aria, e un senso di volare lo pervade, “Padre - dice Moon - che cosa è tutto questo?” La voce risponde: “È il dono che il Creatore elargisce agli uomini fedeli, e Lui in loro ripone i suoi progetti; tu potrai muoverti pur restando fermo”. “Padre, ti prego, spiega al tuo umile servo cosa significa tutto questo?” La voce riprende: Ecco, tu ti manifesterai ed agirai in un luogo determinato, solo se lo desideri, pur restando nel medesimo posto”. A questo punto, la luce scompare.
Moon, più turbato che mai, si chiede di queste apparizioni e rivelazioni, va verso il lago, per lavarsi, si lava il viso, sperando di risalire nei pensieri, ma questi si moltiplicano; si rafforzano quasi a togliere il respiro.
Si muove piano lungo il bagnasciuga del lago, quasi a voler scandire il tempo con piccoli e lenti passi. Giunse vicino ad una insenatura della battigia, ove un ruscelletto s’immetteva nel lago, con le sue chiare e fresche acque. Lì una libellula volava sul tappeto di fiori, che galleggiava sull’acqua, posandosi di tanto in tanto sulla florescenza delle piante che ne emergevano.
Ecco, pensa Moon, forse la voce voleva dirmi che, volendo, posso attrarre col pensiero il Candidofiore, che apparirà sulle acque, dunque voglio provare e mentre riflette su qualcosa che è lontana da lui, la voce risuona nelle sue orecchie: “Fermati, non è ancora giunto il tuo tempo”. Moon resta interdetto; non sa più cosa fare, ma le anatre tornano a formare il loro cerchio, per ingurgitare pesci in quantità. Moon li osserva, poi si incammina verso il Baobab; qui trova un branco di scimmie, che fronteggiano altri animali interessati ai frutti del grosso albero; Moon si interpone tra loro e, guardando un po’ l’una un po’ l’altra schiera, le calma, poi porta le mani sui fianchi, col gesto delle braccia in avanti, invita le due schiere a portarsi sotto l’albero ed a raccogliere i frutti. Infatti, appena lui raccoglie un pane e lo porta alla sua bocca tutti lo imitano in una concordia mai vista tra animali selvatici.
Dopo aver mangiato a sazietà, restano tutti fermi ad attendere un nuovo segnale; Moon capisce e si incammina verso la valle, per depositare il suo torsolo del frutto; tutti lo seguono e lo imitano.
Moon si volta verso il cielo e dice: “Signore sei incommensurabile ed onnipotente, come solo tu puoi essere”.
Dopo di ciò, si porta verso il ruscelletto per bere, fare ritorno all’albero e al suo giaciglio, visto che il terzo giorno sta per concludersi. Infatti il sole è ormai sulla cima degli alberi più alti. Solo loro sono tinti di rosso proprio come il giorno precedente, con la differenza che andavano accumulandosi delle nuvole qua e là nella volta celeste e questa diventava sempre più cupa, era palpabile l’arrivo di un grosso temporale. Il sole scompare del tutto le cateratte del cielo si aprono e la piena cade giù per lungo tempo.
Moon si ritira sul suo giaciglio prega per la sua salvezza e per tutte le creature della terra, finché il sonno lo coglie, termina così il terzo giorno.
Quarto giorno: L’alba lo sorprende gradevolmente; del temporale del giorno prima nessuna traccia, ma in lontananza si ode una musica dolcissima che, invita all’ascolto. La mente di Moon corre alle grandi sale musicali, come quella del Metropolitan di New York, della Scala di Milano, dell’Operà  di Parigi che lui aveva visto solo per televisione.
Tutto questo lo fa uscire da quel particolare vano, che lo ospitava e proteggeva in una terra a lui sconosciuta.
Ma quella mattina volle saperne di più. Si alzò e marciò con forza verso la provenienza di quella musica, camminò per ore, con passo atletico, ma il luogo di provenienza di quei suoni non si raggiungeva; rimaneva sempre nella stessa direzione e medesima distanza.
Giunto sul cocuzzolo di un colle si fermò a guardare intorno; vide il grande e maestoso albero del pane, tutto il lago era incorniciato da un fascio di colori. La musica cessò e all’istante si rese conto che era solo il mezzo con cui una entità superiore lo stava guidando a scoprire le bellezze del Creato, che ci circondano e che ogni essere ignora, solo perché siamo sempre lì a prenderci cura dei nostri sensi e non vediamo quello che ci sta intorno.
Anche questa volta, Moon alza gli occhi al cielo e dice: “Padre, grazie per avermi svegliato anche oggi con questi splendidi e meravigliosi doni; il tuo servo è qui, pronto ad ubbidire e fare tutto quello che suggerisci”.
Si levò un forte vento, che lo spingeva verso il lago, ma con grazia, senza dar fastidio alcuno. Vi giunse in un baleno. Qui trovò un formicaio con grandi ed insolite formiche in movimento, tutte trascinavano semi più grossi, grandi e pesanti. Dove una sola formica non bastava a trascinare il seme raccattato, ne accorrevano delle altre, e queste ultime si integravano nel lavoro con coordinatissimi movimenti spinte necessarie, per portare nel formicaio quello che poi doveva essere il cibo per la stagione avversa.
Ecco, pensa Moon, anche questo è un insegnamento che gli uomini devono fare proprio. È giusto che tutti collaborino nel modo migliore, per procurarsi da vivere e conservarlo per tempi in cui il cibo non è sufficiente o addirittura mancante, e poi aiutare chi è in difficoltà.
Così ragiona tra se e se il nostro giovane, ma ancora un insegnamento lo colpisce: sono le api, che con le loro zampette cariche di nettare, portano all’alveare il frutto della natura che immagazzinano e lasciano maturare nei favi, per poi trasformarlo in miele.
Dall’altro lato, una mandria di capre, con le mammelle turgide di latte, che con il solo movimento lasciavano cadere il latte  per terra.
La giornata passò in un baleno, forse perché la mente di Moon era impegnata in pensieri, che lo riportavano ai racconti biblici, cioè alla terra promessa, ove scorreva latte e miele, pensieri che lo accompagnarono fino a prendere sonno.
Si chiudeva così il quarto giorno.
Quinto giorno: Moon viene svegliato da un lungo sibilo che chiameremmo suono di corno. Si affretta ad uscire dal suo ricovero e cerca di individuare la provenienza di quel suono, ma questo era ormai cessato. Solo un forte gorgoglio d’acqua proveniente dal centro del lago, dal quale salivano in aria grosse bolle d’aria, simili a quelle che fanno i ragazzi con acqua e sapone.

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