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Editoriale
LA VECCHIA EUROPA E GLI INCENDI
di Pietro Giovanni Lucarelli

La vecchia Europa si "lecca" le ferite della sua antica cultura, che non gli permette di aggiornare i sui giovani figli.
Anche questi, che pur si ritengono migliori dei propri padri, forse perché hanno avuto una qualche possibilità in più nell’apprendere le nozioni di vita, ma che l’hanno ugualmente bruciata nel selezionare le cose che più appagano i loro istinti, senza doverli sudare ed attenderli, per una vita fatta di rinunce, negazioni da parte di chi tiene la leva del sistema, sono invecchiati.
L’educazione assorbita dalla nostra attuale società resta comunque quella dei padri, cioè il fai da te, ma non con cognizione di causa o di apprendimento. Infatti, vediamo che gli incendi della scorsa estate si sono propagati secondo una diffusa convinzione di intenti; a causa ovviamente di uomini che con l’azione di bruciare l’esistente, su un suolo di loro interesse, sapendo che dopo averlo bruciato ci si possa creare una nuova realtà più lucrosa, o sperare che il manto vegetale del terreno far germogliare nuova erba per dare pascoli sempre più verdi, o, semplicemente, per avere un campo pulito da sterpaglie senza dover faticare nel sarchiarlo. Tale pratica, dunque, è rivolta sempre alla fatica che è quella da cui dover sempre fuggire, mentre si guarda con crescente interesse al facile guadagno.
A volte, però, accade ciò anche per un semplice divertimento di imbecilli che per vedere e sentire il crepitio delle foglie che bruciano a distanza danno fuoco al verde.
Forse gli incendi che avvengono nella bella stagione sono anche da attribuire a "smidollati" che vogliono in qualche modo imitare l'alto valore di Archimede da Siracusa, che bruciava le navi nemiche nel porto attraverso gli "ustori" che concentravano i raggi del sole sulle navi nemiche, per lui prede facili perché erano composte a quei tempi di legni irrorati di pece.
Ahimé, qui di navi nemiche non ce ne sono, solo un po’ di verde, amico per la vita di ogni uomo, eppure la loro imbecillità non si ferma, il crepitio, ora lo fanno per il solo piacere di vedere le fiamme alzarsi nel cielo o sentire appunto quel criptico del fuoco misto a denso fumo.

Così, stupidamente, tolgono quel poco di ossigeno che ci resta per continuare a vivere su questa terra di fannulloni e arrivisti senza scrupoli.
Non ce ne vogliano gli ambientalisti che pur si adoperano in qualche modo nel mantenere viva l'attenzione per la vegetazione, ma certamente non promuovono seminari e relazioni sul beneficio del verde, non solo per l'uomo ma per tutti gli esseri viventi su questa bellissima terra, che l'uomo tende ad imbruttire sempre più senza curarsi che tutto si ritorcerà contro se stesso.
Dunque, prima di gettare il classico "mozzicone" di sigaretta acceso ai bordi di una strada o nelle propaggini di un bosco, oppure bruciare le stoppie, si facciano un esame di coscienza, ammesso che questa non stia nascosta sotto "un mucchio di cenere", ove cova però solo la distruzione del bosco, facendolo a volte involontariamente col semplice gesto del pollice e dell'anulare per vedere volare quel "mozzicone" ravvivarsi nell'aria, o, come abbiamo già detto a proposito di Archimede che usava le lente di cristallo per provoca  la fiammella per alimentare un fuoco sulle navi nemiche. Mentre questi delinquenti si servono della sigaretta che provoca la fiammella  per alimentare un fuoco dannoso e in controtendenza, sia alla propria persona che agli altri.
Per chi cerca una soluzione a questo fenomeno a nostro avviso non vi è che una sola strada ed è quella di far toccare con mano a tutti i cittadini del mondo che un ramo bruciato equivale a un "quid" di ossigeno non respirato correttamente e quindi è da ritenersi un "quid" di vita che brucia insieme al ramo.
Solo gli insensibili, gli imbecilli senza anima possono sottrarre alla propria vita e quella degli altri sia pure un solo attimo.
Esseri di questo genere devono poter pensare che accorciando la vita, possono non godere dell'attimo fuggente e dell'ambìto desiderio di vivere gaudiosamente nel creato che nostro Signore ci ha elargito.
Tutto ciò può cambiare nel loro modo di pensare, se la società riesce a mettere loro in testa che vivere correttamente è quello che li realizza veramente in toto.

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