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UN MONDO CHE NON C'E'
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Prega il buon Dio affinché le previsioni del maresciallo non si verifichino mai sul suo popolo. Forse per la stanchezza, forse per motivi non spiegabili, il suo consigliere si materializza davanti a sé e dice: “Gionvit, so che sei seriamente preoccupato, ma devo ricordarti di aver sempre e comunque fede, perché Iddio Padre mai metterebbe davanti a te persone infide che apporterebbero danni al suo popolo, anche quando questo prende strade non gradite, quindi fidati delle tue scelte e delle persone che ti stanno vicino, perché tu noterai subito in loro chi parla con lingua biforcuta. Ricordati che vanno sempre ascoltate tutte le argomentazioni che sono pronte a proporre, ma sono proprio queste che fanno capire le loro intenzioni e quindi giammai devi prenderle seriamente, anzi se ben studiate servono per elaborare una controstrategia.
Il maresciallo Quan, questo il nome del maresciallo, è un buono e sincero amico, pronto a sostenere il bene comune della società. Fidati anche della gente che ti è stata affidata, perché ti darà grande soddisfazione; questa non ha bisogno di studiare e sperimentare le cose, le basta pensarle o sentirle per realizzarle in proprio, perché io sono in loro e loro sono in me, mentre tu sei il mezzo che unisce le rimanenti genti viventi sulla terra”. Detto ciò svanisce. Gionvit resta lì per molte ore, in uno stato di limbo. Stella del Buon Pastore, impensierita, bussa alla porta dello studio personale dello sposo ed entra senza attendere l’invito ad entrare, proprio secondo il volere dell’amato, lo vede del tutto trasformato, invecchiato ma piacente, il suo volto è quasi irreale, appare come un venerando, una persona appunto da venerare. Erano questi i pensieri che attraversavano la mente della Regina, che da ora chiameremo col suo primo nome cioè “Stella”. La fanno trasalire, dopo qualche attimo di esitazione si avvicina allo sposo, che fino a quel momento, pur sveglio, non aveva percepito la presenza della Regina e non aveva dato alcun segno in merito. Stella lo scuote, dicendo: “Amore, cosa ti è successo?” “Niente, cara, ho avuto una visione” risponde. “Ti sei trasformato, invecchiato piacevolmente; ma, caro, il tuo aspetto è un altro; ora però vieni a letto, è tardi”.
Gionvit acconsente e va a letto, come sempre. Prima di prendere sonno ringrazia il Signore per la benevolenza che ha riservato alla sua persona, mandandogli continue visioni e consigli, poi gli affida la sua anima. Ma “Muflone” non tarda ad invaderlo gradevolmente, quindi si addormenta.
Ecco che una nuova persona gli viene incontro: è un vegliardo con un largo sorriso e braccia protese. Si trovano subito a un passo l’uno dall’altro; Gionvit si lascia abbracciare, ma poi dice: “Nonno, a chi devo questo affettuosissimo abbraccio?” “Al padre dei tuoi bisbisnonni, che è fiero di suo nipote, per come ti adoperi nel guidare il popolo da cui tutti discendono.
Queste affermazioni lo svegliano. Il suo primo pensiero è quello di dire: “Grazie, Signore”. Rivà col pensiero a tutti i trascorsi della sua vita, poi riprende sonno. Anche Stella ha in sogno lo stesso vegliardo, la stessa accoglienza, con un messaggio differente: “Ti ringrazio, donna, per aver ripreso la discendenza di uomini docili come agnelli al mio insegnamento, ti assicuro una discendenza prolifera e duratura che proteggerà questa terra come nessun altro potrebbe fare, come pure i figli e i figli dei figli, fino al nuovo Creato che verrà”. Poi il vegliardo le pone pollice indice e medio sulla fronte. Il sogno svanisce.
Stella si desta, sveglia il suo amore racconta il sogno. Gionvit dice: “Cara, ho fatto anch’io lo stesso sogno: questo vegliardo vuol dire che il Signore nostro Dio è con noi”.
Passa così il tempo della terza luna, la pancia di Stella comincia a pronunciare il frutto del loro amore.
Ma vediamo ora le coordinate fornite all’imperatore Wanatuna del nuovo regno del Candidofiore. L’ingegnere Igor scrive nella sua relazione: “Quella che chiamavamo una “punta rocciosa” altro non è che una montagna di forma conica e che misura un diametro di 30 chilometri, da una cima all’altra della corona montuosa, cioè dalla parte stretta del cono, mentre alla base 180 chilometri.
La natura di questa montagna è sì di natura rocciosa, ma al suo interno ha una forte componente di diamanti purissimi e metalli auriferi e, in misura minore, di altri metalli, conosciuti dal mondo scientifico.
La flora è fitta e lussureggiante; la fauna è ricchissima con un equilibrio perfetto; considerato che esistono pachidermi di statura e forma mai viste, neppure nei documentari, la loro natura, a dire degli abitanti, è docile. Attaccano solo uomini non indigeni del loro territorio. Ciò risulta personalmente, per aver assistito ad un tentativo finito bene per i nostri soldati, grazie all’immediato intervento degli uomini di questa terra.
La terra morfologicamente ha una forma irregolare, presenta all’interno della corona montuosa una dorsale di scoscesi pianori, con due assi pianeggianti due laghi al loro interno, il primo è detto “del Candidofiore” il secondo, “della Reggia di Moon”, tutto cinto da una foresta fittissima, che ospita i pachidermi più feroci della terra. L’aureola, che staziona sulla corona montuosa già più volte menzionata, è dovuta al vapore acqueo dei laghi e alla luce riflessa dai muri perimetrali della possente Reggia realizzata interamente con diamanti purissimi.


Reggia di Moon
Opera virtuale di Gianni Latronico

L’area di questo luogo non consente di realizzare un aeroporto se non a decollo verticale, che rappresenterà il solo modo di accesso”.
L’Ing. Igor Uto, con la quarta luna che comincia, torna. Quan il maresciallo con un gruppo di ufficiali, suoi subalterni, fedelissimi, tra cui tre strateghi emergenti.
Dopo i festeggiamenti del ritorno dell’amico riprendono i discorsi di come approntare un esercito bene armato per una difesa. Quan del Vito chiede a Gionvit di poter esaminare i giovani studenti per vedere come procede l’apprendimento ed avere così anche una qualche idea di come il popolo si prepara all’avventura che la nuova società gli porta.
Con grande sorpresa vede che in solo sessanta giorni i giovani avevano colmato millenni di storia e che fremevano di voler sperimentare le loro intuizioni. Facevano ben sperare in una difesa sicura senza troppi uomini; infatti, Quan, accompagnato da un fino inventore, interroga con lui alcuni giovani. Uno di questi dice: “Sono affascinato dalla tecnica con cui realizzate quelle piccole macchinette che chiamate cellulari. Nell’osservarle attentamente ho notato che trasformando alcuni principi e potenziandone altri si potrebbe trasformare l’etere o una parte di esso in una immensa cupola, sulla quale si può scrivere ciò che si desidera e farlo comparire in tutte le lingue conosciute.
Dette scritte potrebbero servire per avvertire i visitatori o malintenzionati a stare lontani da quel punto, perché speciali strumenti elettronici, capaci di restituire al mittente ogni tipo di attacco, da ovunque essi provengano, sono previsti in un progetto del collega Emulo in attesa di realizzare realmente una cosa del genere, proprio sfruttando alcuni principi della vostra conoscenza. Credo che ciò è possibile ed anche in breve tempo”.
Un altro giovane, Lucicos, propone di realizzare un fascio di luce che colpisce la retina degli occhi, rendendoli ciechi, pur non essendo violento e tante altre tesi ed iniziative ancora da voler sperimentare”.
I due si complimentano con loro e si ritirano per incontrare Gionvit. Una volta nel suo ufficio, Quan dice: “Caro amico, hai dei giovani con dei cervelli da coltivare; ti suggerisco di fare subito una cernita e mettere a lavorare seriamente quelli prescelti, affinché questi realizzino quanto appena ci hanno illustrato.
Anche se devo dire che se si trattasse di un bluff, tiene gli aggressori lontani da questa terra, giusto il tempo per vederlo”. Gionvit, conoscendo i pregi della sua gente, acconsente e dà ordine di affiancare gli scienziati che chiederanno collaborazione, per essere essi stessi aiutati a realizzare le proprie idee.
Morgan, questo il nome dello scienziato, che ha ascoltato i giovani studenti o scienziati in erba,  chiede collaborazione a Garius, il giovane che ha illustrato la sua tesi sul fascio luminoso con le scritte, in tutte le lingue conosciute, anche se appare come un bluff. È
comunque consigliabile d’approntare per la prossima festa e per il flusso di visitatori, pronti ad invadere, sia pure pacificamente, la Terra del Regno del Candidofiore. Garius, lusingato della scelta, non si cura di protestare per la definizione di bluff, asserendo che ciò è possibile per una concentrazione di calore che una simile cupola riesce a concentrare al suo interno. Si fa un gran parlare di questi scienziati. Dal nulla tirano fuori armi mai pensate, atte a difenderli da quelli che le più grandi potenze mondiali posseggono. Addirittura si ritengono in grado di inglobare, in una sfera d’aria, lo scoppio della più grande bomba atomica, mai realizzata dall’uomo, e rispedirla al mittente.
Da questa collaborazione si realizzano molte novità, per proteggere la montagna, tra cui lo scudo dell’etere denominato “Video nello spazio”. “In solo due mesi fu pronto e perfezionato per l’arrivo dell’erede al Trono.
Detta risonanza servì egregiamente allo scopo; rispondeva perfettamente a polverizzare ogni tipo di metallo che vi si lanciava contro, a qualsiasi velocità, negli strati più bassi dell’aria.

Dopo queste novità, Gionvit convoca il Gran Consiglio e chiede di accettare gli studenti del gruppo di Quan, affinché potessero dare spiegazioni scientifiche in merito alla loro natura di scienziati e scegliere dei giovani a collaborare con, nel difendere tutti. Di scegliere ancora dei giovani ambasciatori, da proporre a Governi amici, che intendano avere rapporti diplomatici.
Il consiglio approva e chiede di ricevere immediatamente i giovani pronti a questa professione di alta responsabilità e di nominarli direttamente, visto che ognuno di loro rappresenterà il governo nel mondo.
La dinamicità proverbiale di Gionvit non tarda a scattare. Nella medesima seduta fa chiamare centocinquanta giovani che teneva d’occhio già da tempo.
Appena questi vengono presentati nell’aula, Gionvit si alza e va loro incontro, dicendo: “Cari giovani, voi sapete perché vi ho fatto chiamare, ma vi dico subito, vi ho tenuto d’occhio, sin da quando siete entrati tra i banchi della scuola e, visto che vi ritengo i migliori, vi propongo al Gran Consiglio, affinché voglia nominarvi Ambasciatori della nostra Patria nel mondo. Mi auguro che sia cosa di vostro gradimento e che accettiate con orgoglio e fedeltà questa terra e la nostra gente”.
Uno scroscio di applausi si levò nell’aula. Si unirono anche i consiglieri che, tramite il loro portavoce, dissero: “Questo Consiglio delega il suo Re a nominarli Ambasciatori del Regno del Candidofiore, affinché possano dare il meglio e nel caso venga richiesto, la vita. Tutti i giovani assumono la posizione di attenti chinano il capo in segno di accettazione.
Ormai siamo all’ottava luna di gravidanza, a un mese dal termine di gestazione di Stella; i preparativi vanno avanti freneticamente già da tempo; si invitano per l’occasione capi di Stati dall’imperatore Wanatuna, alla cui figlia è stato chiesto di fare da madrina.
Ad ogni capo di Stato, oltre all’invito viene allegata una richiesta di istaurare una presenza diplomatica e l’istruzione per arrivare alla Reggia di Moon.
A tal proposito si fa presente che il piccolo e giovane Stato non ha un aeroporto per grossi aviogetti; ma solo una pista, per atterrarci con aerei a decollo verticale e servirsi delle indicazioni che si incontrano visivamente nell’etere, avvicinandosi alla montagna del Regno del Candidofiore. Visto che non vi è neppure una torre di controllo, si consiglia di attenersi strettamente agli avvisi.
A rispondere all’invito sono in tutto 150 Stati, solo 100 di loro rispondono positivamente a voler intraprendere una relazione diplomatica.
Vediamo come i giovani scienziati preparano l’evento; è un vero Guinness dei primati preparare un aeroporto per 200 veicoli.
La novità più grande è forse quella che si ritiene un bluff, ma non troppo, solo perché non lo si è collaudato all’altezza dell’etere; il fascio luminoso e la stessa cupola che si incontrano nel cielo della montagna sono però reali.
Tra le predette scritte vi è una accattivante ma anche minacciosa, che dice: “Benvenuti nel Regno del Candidofiore; per accedere al nostro spazio aereo, fatevi guidare dal raggio luminoso, che vi ingloberà, senza darvi alcun fastidio, ma se fate una pur minima opposizione, il raggio stesso anziché condurvi da noi, vi incenerirà al momento d’impatto con l’arco fluorescente che protegge la montagna”.
L’arco luminoso era stato realizzato secondo il principio dell’Arco Baleno, solo che questo era fatto dagli uomini e non da Dio dato a Noè in segno della sua alleanza.
I giorni passano e il parto della regina avviene puntuale alla scadenza dei nove mesi.
Wanatuna, con la sua famiglia al completo, e accompagnato da medici di corte, per assistere la partoriente. Ciò che ha colpito l’imperatore è proprio la speciale barriera protettiva della montagna, è infatti costretto a seguire le istruzioni alla lettera, con tutto il suo staff, composto da consiglieri militari, medici e giornalisti, questi ultimi danno al mondo le primissime notizie di quanto vedono già dall’aereo. Wanatuna lì aspetta, anche loro danno la notizia come realmente esistente per la difesa.
Tali notizie, in breve tempo, fecero il giro del mondo, con reali immagini.
Questo fa incuriosire ancora di più il mondo intero. Tutti i capi di stato tentano di accreditare molti giornalisti, per saperne di più di questi ritrovati della scienza.
Intanto Wanatuna, con il suo corteo fa esattamente tutto quanto gli viene richiesto e riesce ad atterrare senza alcun problema sulla pista sterrata del Regno, riconosciuto al momento solo da lui.
È proprio Wanatuna col suo apparato militare e di Stato col proprio aereo militare, a fare da mezzo di collaudo, a sua completa insaputa, di quel sistema di difesa messo in atto e non collaudato. Solo al termine di tutte le manifestazioni fu reso noto che detto aereo militare sfiorò l’incenerimento poiché aveva a bordo dei piccoli missili di difesa che il sistema aveva neutralizzato.
Un dato preoccupa Gionvit ed è come spiegare agli ospiti quel raggio luminoso, ma un giovane aveva realmente cominciato a sperimentare il principio dell’alto forno, ove la luce e il calore erano la stessa cosa, così mostrò al Re che, se si infilava un oggetto in detto forno si bruciava all’istante. Si poteva mostrare agli ospiti, mentre tutti gli altri procedimenti dovevano restare segreti.
Questo tranquillizzò il buon Re, che si preparò, per ricevere gli ospiti e festeggiare con loro.
I primi festeggiamenti per l’arrivo dell’imperatore hanno inizio appena tutti gli ospiti si sistemano nei loro alloggi.
L’imperatore con i più stretti familiari occupa la parte nobile della Reggia; consiglieri e alti generali un’altra ala; militari e subalterni in foresteria militare, che come abbiamo già detto era paragonabile ai nostri Hotel a cinque stelle.
Col termine della decima luna del matrimonio, che corrisponde al termine del nono mese di gravidanza, nasce un bellissimo bambino biondo con gli occhi azzurri. Appena il ginecologo lo porge al padre, questi lo bacia tre volte sulla fronte, esce sull’immensa terrazza della Reggia e lo alza verso il cielo dicendo: “Padre, ecco il figlio che hai voluto donarmi, ti prego, fa che cresca con la tua luce nel cuore e nella mente, affinché un giorno possa guidare il tuo popolo secondo il tuo volere, come hai promesso alla sua mamma. Io gli do il nome di Lemoon sempre che sia a te gradito: una scia luminosa, forte più del sole, si ferma vicinissima alla Reggia e vi resta visibile, senza danneggiare gli occhi, fino a quando il bimbo alza le manine verso la luce ed emette il suo primo vagito di saluto al Padre Celeste.
La luce si alza lentamente fino a svanire. Wanatuna, l’imperatore di Onuwana, che assisteva ai gesti dell’amico rimane trasecolato da cotanti segni di onnipotenza che si percepivano su quella montagna. Eppure Wanatuna non è un uomo da suggestionarsi facilmente, cade ugualmente in ginocchio a mani giunte e dice: “Da ora desidero amare il vostro Dio e far sì che anche il mio popolo lo ami. “Wanatuna si alza, chiama il suo staff e ordina di emettere immediatamente un decreto con decorrenza immediata, di proclamare come religione ufficiale dell’impero quella che i popoli chiamano cristiana, avversata e perseguitata; lui stesso detta il testo: “Io Imperatore di Onuwana, da sempre scettico a qualsiasi religione dei poveri, avendo constatato di persona eventi non attribuibili ad uomini di qualsiasi rango e potere o di scienza, ma ammirato come gli uomini di questa terra amano il loro dio, sin dal momento della loro nascita, essi hanno fatto mutare in me la convinzione verso questa religione e questo Dio. Perciò decreto che sia ufficializzata a decorrere da subito, la mia nuova religione “Cristiana”, che è quella del Regno del Candidofiore”. Dalla Reggia di Moon, giorno e ora del Signore Onnipotente. Firmato Hot Wanatuna Imperatore di Onuwana.
Di questo evento si parla per molti giorni, soprattutto durante i preparativi di ricevimento dei Capi di Stati, annunciati in visita per il Battesimo del bambino. Torna frequente a tal proposito la domanda se si è capaci di gestire un simile evento da gente che mai prima aveva avuto tale flusso di visitatori, e la cosa preoccupa tanto il Re. Gionvit parla di questi pensieri all’amico Hot, facendogli notare le continue richieste di Stati importanti che intendono inviare là osservatori, militari e scienziati nonché giornalisti ed agenti della sicurezza soprannazionale. Vedi, amico, continua Gionvit - io sarei felicissimo di ospitare queste persone, ma non posso dire loro: vi dovete accontentare di restare all’aperto, perché i posti nella Reggia sono occupati dagli invitati e quindi sono sprovvisto di strutture per ospitarli”.
“Amico - dice Hot - se a te fa’ piacere, puoi dire a queste persone che sei ben lieto di ospitarli, sempre che si accontentano di ripararsi nelle tende militari, messe a disposizione”. Detto questo, Wanatuna si offre di gestire la presenza degli ospiti alla Reggia e di fornire tutto l’occorrente. Gionvit lo ringrazia ed accetta con piacere di far affiancare la sua giovane polizia da uomini esperti, come quelli di Wanatuna, al comando di un militare, scelto dall’imperatore, sotto l’alta guida dello stesso.
Gionvit, forte della promessa dell’amico Hot, fa rispondere a tutte le richieste pervenute, confermando la gran gioia di avere nuova gente in quel millenario luogo. “Sempre che questi si accontentino delle tende militari, messe gentilmente a disposizione dall’Imperatore Wanatuna, visto che, oltre alla Reggia, vi sono solo Bungalows per le tribù del regno e che la Reggia stessa è occupata dagli invitati; oltre a tutto questo devono rispettare le regole del nostro spazio aereo, di accedere al luogo con solo aerei a decollo verticale, ed uno alla volta. Infine una volta scaricati gli osservatori e loro attrezzi, gli aerei devono liberare il piccolo aeroporto per permettere ad altri di entrare nel nostro territorio.

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