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UN MONDO CHE NON C'E'
di Pietro Giovanni Lucarelli

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La permanenza resta subordinata al numero di presenze nel territorio, perché un numero maggiore modificherebbe l’ecosistema del posto ed anche perché insufficiente per ospitare tutti; infatti, un flusso incontrollato modificherebbe l’equilibrio della fauna e della flora di questo millenario mondo.
I moderni mezzi di comunicazione, messi a disposizione da Hot, friniscono in continuazione; risposte e conferme si sovrappongono, possiamo ormai dire liberamente che i mezzi dell’uomo tecnologico sono oramai in pianta stabile in quel luogo, considerato da tutti il paradiso sulla terra”.
La notizia ha un grande effetto mediatico ancora più grande e veloce è quella del fascio di luce che i giornalisti di tutto il mondo stavano martellando.
Quanto più queste macchine entrano nel quotidiano degli aborigeni, tanto più si nota l’insofferenza degli animali della foresta, soprattutto quando queste macchine sono tutte in funzione. A questo punto si è costretti a limitare il frinire delle macchine stampanti, trilli di telefonini e quant’altra tecnologia veniva usata, perché le microonde disturbavano il sistema nevralgico dei pachidermi della foresta, tanto da farli uscire ed attaccare l’uomo, e non si riusciva più a calmarli.
Quindi si è dovuto immediatamente bloccare l’accesso e alternare le visite, creando un numero chiuso, affinché si calmassero gli animali della foresta che i giornalisti più audaci fotografavano e facevano circolare, via etere, in tutto il mondo. Al mondo intero chiedevano rispetto per considerarli patrimonio vivente dell’umanità, affinché tutti si adoperassero per una conservazione di queste specie facendole dichiarare protette.
Il più fotografato è stato un animale che fu presentato a Moon al suo arrivo in quel luogo, non ancora menzionato. L’Eterno lo aveva dato come mezzo di trasporto a Moon, questi però non lo aveva mai usato, tranne al momento della presentazione, che avvenne così come Moon racconta: Moon stava sullo scoglio a scrutare il lago in uno stato d’animo di presenza-assenza, per i troppi pensieri. Proprio in quel momento la voceguida lo chiama dicendo: “Moon, su con lo spirito, ti voglio presentare il tuo mezzo di trasporto, ti avverto che potresti aver paura, ma tu non averne, perché lui è docile, è grande. È un animale anfibio, vive sia sottacqua e sia sulla terra, raggiunge profondità marine impensate dall’uomo, sale ad altezze elevatissime, con ossigeno rarefatto, ed ha una corazza verde cupo e gli occhi azzurro vivo.
Ora scendi da quello scoglio e va’ nella piana del lago del Candidofiore emetti un lungo fischio. Vedrai comparire un crostaceo con 14 gambe e due braccia; la sua stazza è grossa come una roccia, si muove sulle poderose zampe. Queste sono dotate di una sola unghia, a modo di artiglio per ogni gamba. Gli permette di aggrapparsi da per tutto, mentre le mani palmate gli servono per spingere le prede all’interno della bocca, quando queste sono un po’ più grandi della stessa.
La bocca si trova sotto gli occhi e non si vede, se non quando gli occhi, che sono grossi come un uovo di rocca, entrano ed escono dalla corazza. Infatti, dietro agli occhi, vi è una testa, quindi questo animale è bicipite e sotto di loro vi è la bocca.
Tu portati a 9 passi dalle sue braccia e resta immobile, lui si girerà. Intreccerà le zampe posteriori a modo di scala, potrai salire sulla sua corazza e dire dove vuoi essere portato; lui ubbidirà, lo stesso modo vale per il ritorno.
Moon emette il suo lungo fischio. L’animale compare uscendo dalle acque. Vista la sua forma tondeggiante, lo chiameremo Ufo.
Moon aspetta che questo si gira lo fa salire, poi dice: “Facciamo un giro in mezzo al lago” L’ufo s’immerge e naviga come una grande nave.
Dopo aver osservato a lungo le rive del lago, dice ancora Moon: “Ora facciamo ritorno sulla terra e fammi scendere”.
L'animale ubbidisce e Moon ritorna. Saluta l’animale, dicendo: “Grazie amico, sei libero di andare” e lui andò, ma da quel giorno fu l’animale più avvistabile del regno; Moon tornò al suo modo di vivere .
Questo il racconto di Moon.
Wanatuna accortosi del problema che i media stavano creando a questo piccolo e semplice, ma soprattutto popolo amico, sente il bisogno di proteggerlo da possibili invasioni e devastazioni, da parte di affamati cercatori di ricchezza; visto la gran presenza di pietre preziose e come queste venivano lavorate con arte tramandata da millenni, semplicemente con l’apprendimento diretto dall’anziano al giovane, senza una particolare conoscenza di numeri o altra scienza se non quella innata in ognuno di loro. Questo ne aumentava la preziosità dal lato artistico, facendole diventare oggetti unici al mondo e se fosse possibile, far discendere da loro la onniscienza di bellezza, che era palpabile in quel luogo.
Wanatuna si propone perciò di essere non solo il gestore di una grande visita, ma anche protettore gratuitamente di questo giovane Stato ed anche degli animali, unici al mondo, che avrebbero scatenato nell’uomo, malato di caccia, la morbosa voglia di dare loro la caccia e farne trofei da commentare e vantarsi con gli amici. Estinguendo così quelle specie che i giornalisti ne chiedevano al mondo intero la protezione come patrimonio vivente dell’umanità.
Gionvit decide di sottoporre al Gran Consiglio la proposta di questa spontanea offerta; il Consiglio accetta e Wanatuna diventa il garante della sicurezza, a partire da subito. L’imperatore chiama quindi i suoi adepti in servizio alla Reggia per la sua persona e conferisce loro l’incarico di occuparsi anche dei cittadini di quel nuovo mondo, in particolar modo della famiglia reale, fino a quando giungono i contingenti, e garantire a tutti la necessaria sicurezza.
I capi si mettono subito all’opera e lì chiamano in Patria, per predisporre immediatamente l’invio di un piccolo ma efficientissimo esercito, nel Regno del Candidofiore e proteggere sia il popolo che il loro re, fino a quando questo lo desidera.
A questo piccolo esercito vengono affiancati dei giovani del posto, votati alla protezione della loro Patria, sono proprio questi ultimi a calcolare il numero chiuso, da mantenere per le presenze, nel regno, siano essi osservatori o visitatori. Il numero è stato da loro indicato in 350 presenze.
Con questo ultimo accorgimento si completa la preparazione per la grande festa annunciata da giorni.
Gioele, primogenita di Wanatuna e madrina del bambino, fa costruire un aereo a decollo verticale con la scritta “Lemoon” e lo regala al figlioccio, con un equipaggio al completo, in servizio fino al raggiungimento della maggiore età.
L’aereo viene messo su di un poggio al centro della montagna ben infiocchettata e resta lì esposto per tutto la durata della festa.
Puntualmente, tutti gli invitati, arrivano alla Reggia in perfetto orario ed intervallo richiesto tra l’uno e l’altro aereo, in modo da poter sistemare sia i veicoli sia le persone e far ripartire quelli non previsti da questo numero chiuso. Quindi,è stato gioco forza invitare e far uscire dal regno il numero delle persone in esubero, già presenti ed attendere, negli stati viciniori, il loro turno di rientro.
Qui c’è da dire che Wanatuna ha mantenuto stupendamente la situazione sotto controllo e senza creare risentimenti con chicchessia, tutti hanno accettato di eseguire un minimo di presenza, senza alcuna protesta.
Tutto procede secondo il volere di Wanatuna, gli ospiti si comportano secondo il protocollo della visita, la polizia speciale di Onuwana, che aveva il compito di controllare, si adopera con la massima diligenza e diplomazia nell’avvicinare i nuovi alla Reggia.
All’ora stabilita cominciano i ricevimenti, i discorsi quindi la festa vera e propria. Durante le dichiarazioni di collaborazione diplomatica e nel formulare gli auguri più fervidi per il primogenito di Gionvit, il Presidente della più grande potenza mondiale, durante il suo discorso, chiede a Gionvit di appagare una sua curiosità, cominciando col dire: “Illuminato re, lei ha visto che tutti noi abbiamo accettato le sue indicazioni per raggiungere questa splendida Reggia, senza prendere alcuna precauzione, ci vuole gentilmente dare qualche spiegazione circa quel suo raggio inceneritore?” “Certo, caro amico Presidente, lascerò che sia la più giovane scienziata a soddisfare la sua più che legittima curiosità. Fa chiamare Raggio di Sole. Si presenta sul palco una giovanissima e bellissima ragazza, curata solo con acqua cristallina; saluta gli astanti con un leggerissimo inchino e poi dice: “Signor Presidente, lei chiede di spiegarle come funziona il fascio luminoso capace di incenerire tutto quello che lo attraversa. Lei sa benissimo come funziona un alto forno e come questo giunge a creare una luce che sprigiona calore capace di fondere ogni metallo; bene, il principio è lo stesso; il nostro fascio luminoso crea un pannello spesso più di un chilometro, formato da una cellula di calore che sprigiona una caloria pari ad un milione di volte superiore alla bomba “Atomal uno”.
Il presidente per un attimo impallidisce, poi subito chiede, senza negare l’esistenza della sua segretissima bomba: come fa a sapere della nostra bomba?” “Presidente! - Incalza la ragazza - Noi sappiamo leggere nella mente di chi, ci parla quindi io so tutto quello che lei pensa”; segue una pausa poi una ripresa del Presidente: “Se questo è vero, dimmi quello che sto pensando”.
La ragazza: “Presidente, è proprio sicuro di volerlo sentirselo dire?” “Sì” è la risposta secca ed immediata del Presidente. La ragazza: "Va bene, sta pensando come nascondere i suoi pantaloni macchiati dalla sua stessa urina”. Istintivamente il Presidente porta la mano sulla macchia e una selva di flash immortalano quel gesto. Il volto del presidente diventa nero più della pece e del nero libanese, messi insieme, ma la ragazza non si perde d’animo, invita il presidente a ricomporsi, dicendo: “Non si preoccupi, Signor Presidente, non è il solo a trovarsi in queste condizioni, un brivido gelido corre sul volto della maggior parte dei presenti, è assolutamente normale, conclude la ragazza. Pensare che si è scampati a morte certa, visto che ognuno di voi ha pensato quanto noi abbiamo messo in atto per la nostra difesa, da voi ritenuto un bluff, ed era pronto a smascherarlo. Vi sconsiglio sinceramente di non provarci mai. Ossequi a tutti”, dice la ragazza, ripetendo l’inchino e se ne va. Sono tutti senza parola, per alcuni minuti, poi Wanatuna si alza e dice: “Amici vi assicuro che i miei amici hanno un animo nobile, come nessuno di noi può avere, perciò tranquilli passiamo dai nostri appartamenti a ricomporci e poi portiamoci ai buffet della festa”. Tutti si alzarono, abbandonarono la tribuna, e dopo qualche ora, si presentarono con doni nella spianata ove si faceva già festa.
È proprio il Presidente beffeggiato ad aprire il corteo degli ospiti e a presentare il primo regalo, consistente nel decreto di accoglienza, per aprire una sede diplomatica nel proprio Stato e quindi il secondo riconoscimento ufficiale del nuovo Stato. Il decreto era accompagnato da un diadema di oro bianco coperto di luminosissime perle. Così fecero gli altri 99 stati che avevano ricevuto ed accettato la richiesta di avviare una collaborazione diplomatica.

Ovviamente, il decreto era accompagnato da doni diversi, ora un libro pregiato ed antico, o una pergamena di grande valore oppure codici vari e tanti altri diversificati.
Al termine della sfilata, Gionvit prende la parola per ringraziare tutti. Il suo discorso comincia con chiedere scusa per la schiettezza e franchezza della giovane scienziata, assicurando tutti che nel suo animo non c’era offesa per chicchessia. Subito dopo chiede scusa per lo stop al libero ingresso al regno, a causa del nervosismo dei pachidermi.
Poi passò a salutare uno per uno i suoi ospiti, facendo consegnare ad ognuno il decreto di nomina dell’Ambasciatore designato direttamente che era accompagnato dal contro regalo, consistente in una gemma vergine di diamante uguale, per tutti.
Gionvit prega di prendere posto secondo il protocollo ideato e curato da Wanatuna, a destra di Gionvit il “Presidente” ed in ugual numero ai due lati i rimanenti invitati.
Tutti presero posto si cominciò a mangiare e celiare, ma ad un certo punto un presidente di quei cinquanta che non avevano accettato la richiesta di relazione diplomatica, si alza e dice: “Signori, vedo che i presidenti dei cinquanta Stati non firmatari della richiesta di collaborazione diplomatica non sono stati isolati, ma inseriti senza alcun ordine o protocollo. Questo mi ha sorpreso benevolmente, era mio desiderio che nel momento di ingresso tra noi del festeggiato, avrei annunciato il nostro sì alla proposta, ma voglio farlo prima, proprio per sottolineare la qualità di Stato giovane, come questo in cui ci troviamo. Intendiamo unirci ad altri stati più importanti di noi e non precederli nel riconoscere la giuridicità di un nuovo Stato autonomo, per non dare un segno di irriverenza verso Stati di grande tradizione diplomatica.
Per questi motivi accettiamo ora e consegniamo il nostro decreto, non tra le mani del bambino, come avremmo voluto fare, ma direttamente a suo padre. Gionvit non perde un attimo ad alzarsi e prendere la parola, dicendo: “Ti ringrazio, amico, ma il bambino sta per fare il suo ingresso in questa sala, potete benissimo mettere il vostro decreto direttamente tra le mani di mio figlio”. Ringrazia e risiede.
Passano pochi minuti. Nove squilli di tromba da sala annunciano l’erede al trono del Regno del Candidofiore: Il bimbo arriva in una culla al centro della sala, a circa due metri di altezza senza alcun sostegno e protezione. Il buon Gionvit si alza, stende le braccia, allarga le mani e la culla si posa su quelle mani.
La meraviglia dei presenti è unica, nessuno si spiega come può avvenire una cosa simile, anche Wanatuna che ne era allo scuro, dice: “Amico carissimo, è vero che le tue sorprese sono a dir poco impensabili, ma questa, di far viaggiare una culla nello spazio con il proprio primogenito, far così rischiare a quell’angioletto la vita che gli si è appena dischiusa, proprio non capisco”. “Tranquillizzati caro, non c’è niente di più semplice e sicuro mezzo di trasporto della forza magnetica; infatti, se guardate quella vetrata è fatta di assi di magnete che creano uno scivolo nella distanza voluta; basta aprire il lato che dà la spinta e il gioco è fatto; ma ecco il mio erede al Trono del Regno del Candidofiore”, e passa il bimbo nelle mani del padrino, che, a sua volta, lo dà a Wanatuna e questi alla madrina Gioele sua figlia che lo presenta a tutti gli ospiti.
Al termine delle tredici lune sta per scadere per Gionvit Moon II il termine per la presentazione del bambino al Padre Celeste. Parla di questo con Wanatuna e gli propone di far fermare gli ospiti, fino alla presentazione del bambino al Padre Eterno, e quindi al suo battesimo.
Wanatuna si trova d’accordo con l’amico, che però lo sollecita ad essere lui ad invitarli, prima che comincino a far ritorno nelle loro sedi, visto che i preparativi di alcuni capi di Stato già fremevano.
Gionvit lo stesso giorno organizza una cena per tutti i presenti, in quel piccolo regno, durante il convivio annuncia il suo desiderio di averli tutti presenti al momento della presentazione del bimbo al buon Dio e Signore di tutte le cose, e allo stesso battesimo.
Il consenso a restare fu unanime, tutti si prepararono per quell’evento tante volte annunciato.
Per prima cosa Gionvit doveva cambiare l’acqua al Candidofiore e lasciare libero il Faranaco, posto a guardia del Candidofiore. Gionvit, qualche ora prima della scadenza prende il suo Lemoon e va nella sala con la vasca del Candidofiore e Faranaco. Questo, alla vista del bambino, scende dal suo trespolo, si porta davanti al Re, apre le grandi ali e si piega, fino a toccare il pavimento con il grosso becco e vi resta fino a quando Gionvit non lo invita a ricomporsi a ritenersi libero non appena avviene il travaso dell’acqua nella vasca, a riprendere la sua normale vita senza alcun obbligo verso la custodia del Candidofiore. “Questo però - ribadisce Gionvit - subito dopo che avrò presentato Lemoon al Signore Padre di tutte le cose”.
Faranaco, con un salto, si riporta sul trespolo, riassumendo l’aspetto di attento guardiano di quel particolare fiore.
La luna, con tutto il suo cerchio completamente splendente, occupava già l’intero oblò che dà nella stanza. Era quello il segnale che le tredici lune erano trascorse e che Gionvit, col suo Lemoon, stretto sul suo cuore, col braccio sinistro e con la mano destra, azionava la leva, per immettere un flusso di acqua purissima di ricambio. Ritenuto sicuro per un attento operatore, ma Gionvit non lo era; infatti, si distrae guardando il suo bambino e lascia la leva quasi libera il pesce ne approfitta per tentare di uscire, ma Faranaco attira l’attenzione di Gionvit con un salto sulla vasca e vede il Candidofiore pronto per uscire appena si allargasse l’apertura dello scarico. Gionvit comprende e riduce l’apertura dell’acqua.
Il pesce si porta indietro e si riposiziona sul suo poggio.
Intanto la luna ha superato l’oblò l’incantesimo è ormai scongiurato.
Resta solo la consacrazione di Lemoon al Creatore.
Il re e la regina, nel giorno e nell’ora dell’apparizione, si portarono con il bimbo al centro del lago del Candidofiore, con una canoa, formata da un grosso tronco d’albero, opportunamente svuotato con ascia di selce, solo durante il giorno e cioè con la luce del sole e nei soli giorni lavorativi, come prescritto dalla legge di Dio.
Una volta in mezzo al lago bene in vista dell’albero del pane “Baobab”, Gionvit Moon II eleva il bimbo verso il cielo e dice: “Padre, eccomi ai tuoi comandi a presentarti il mio primogenito che affido alla tua benevolenza e guida nella vita, affinché possa fare la tua volontà.
Resta col bimbo, levato verso il cielo, per alcuni minuti. L’onda comincia a cerchiarsi piano piano crea un muro circolare d’acqua che si eleva sempre più i tre reali scendono, scendono giù, tanto da far impensierire la gente che stava a guardare. Wanatuna, aveva ordinato di filmare tutto, fece elevare un aereo per continuare a documentare quell'evento eccezionale. La cosa riuscì benissimo; si poté filmare tutto fino a che la canoa dei tre si posò su di un trono luminoso, al centro del lago. Il muro non era cilindrico, ma assumeva sempre più la forma di una grande coppa che restava in fondo all’acqua per qualche ora, poi la coppa si riempiva d’acqua e la canoa riprendeva a galleggiare, per poi navigare verso l’albero del Baobab.
I giornalisti non perdono un momento per bersagliare il re e la regina di domande su quei momenti che l’acqua si elevava in alto, senza sommergerli, per effetto di quel muro di protezione intorno a loro e alla piccola canoa.
Gionvit, è diventato nell’aspetto ancora più ieratico di prima, calma e serenità, che è propria di chi è venerabile nella solennità e compostezza risponde alle domande, dicendo: “Amici cari, vi assicuro che non c’è mistero in chi si trova rapito dal Padre di tutti se ci si affida totalmente a lui. Noi lo facciamo e la mano del Padre nostro ci protegge. Domando: quando avete visto l’acqua che si alzava e formava un muro ciclopico, circolare, intorno a voi, cosa avete pensato? Risposta: “Che la forza del Padre era intorno a noi con noi nulla ci mancava”. D. “Avete ricevuto un qualche messaggio dal Padre Eterno?” R. “Sì, la gente si deve convertire, amarsi l’un l’altro, perché solo così si può amare il Creatore”. D. “Voi, lo avete visto il Creatore?” R. “Si vedono le sue opere e attraverso le opere si vede Lui. Voi stessi lo avete visto, solo che non lo avete riconosciuto".
Dunque, chi è con Dio o il Creatore non perisce mai, e se viene la fine del mondo, voi o chi è con Lui sarà salvo?” R. “Tu lo dici”. D. “Il vostro regno che ha appunto la forma di una grande o immensa coppa, come anche l’acqua del lago che ci ha mostrato il prodigio di un attimo fa, alla base ha un triangolo luminoso e regge la vostra canoa. Cosa significa, è forse il trono di Dio, o c’è una nuova alleanza tra Dio e gli uomini, o Dio voleva annunciarci il ritorno del santo graal? Risposta: “Queste sono fantasie degli uomini con poco amore e senso d’intelletto, Dio non fa dei piccoli doni, ha già donato la vita e l’universo intero.
L’uomo deve viverla e saperla vivere”.
Tutti zittiscono. Uno stuolo di colombe bianche, in volo, nella forma di un triangolo sfiorano la testa dei presenti. “Ecco come il Signore si manifesta ed è sempre tra noi”, dice Gionvit. Tacciono tutti e restano immobili, le colombe si levano all’altezza delle cime dei monti, formano una nuvola bianca fanno nove giri, poi la nuvola si trasforma in angelo, con in bocca una tromba e si dirige verso la folla, fermandosi ad altezza d’uomo; gli uomini cadono faccia a terra nessuno osa alzarsi e guardare quella nube. Si è propensi a credere che tutti pregavano, per aver salva la vita.
Come accade in ogni momento che incombe il pericolo della vita, gli uomini di poca fede pregano.
La nube si trasforma in una rosa rovesciata, per poi risalire a forma d’ombrello, fino a scomparire nell’etere.
Il cambiamento della luce e la pressione che una simile cosa comporta nell’animo dell’uomo, fa prendere coscienza. Si vedono scomparire tutte quelle cose soprannaturali.
Fino a quel momento restarono tutti fissi a guardare le colombe e la nube nessuno aprì bocca, ma dopo un po’ cominciarono i chiacchiericci; un mormorio generale saliva sempre più di tono, fino a che il presidente della grande potenza disse: “Amici, non so voi, io non ho notizie che delle colombe, riescano a fare gli esercizi che abbiamo appena visto, se possano esistere realmente. Io credo e dichiaro che questa è opera solo di un essere soprannaturale che agisce nel bene e giammai nel male.
Tutto questo mi fa tornare alla mente le parole della scienziata in gonnella e con le labbra ancora profumate di latte. Quando elegantemente mi diceva di non provare a contraddire le leggi di questo popolo. Aggiungo che nessuno si permetta di farlo perché non correranno in loro aiuto solo le forze della natura o di Dio ma anche il mio Stato e con tutte le forze costituite.
Tutti applaudono, poi il più anziano dei presidenti si alza e dice: “È nel mio animo proporre un accordo generale, da sottoscrivere tutti e di attuare in caso questo luogo venga in qualche modo infastidito che ogni Stato civile debba intervenire e portare la calma la serenità che gli è propria.

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