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La permanenza resta subordinata
al numero di presenze nel territorio, perché un numero maggiore modificherebbe
l’ecosistema del posto ed anche perché insufficiente per ospitare tutti;
infatti, un flusso incontrollato modificherebbe l’equilibrio della fauna
e della flora di questo millenario mondo.
I moderni mezzi di comunicazione, messi a disposizione da Hot, friniscono
in continuazione; risposte e conferme si sovrappongono, possiamo ormai
dire liberamente che i mezzi dell’uomo tecnologico sono oramai in pianta
stabile in quel luogo, considerato da tutti il paradiso sulla terra”.
La notizia ha un grande effetto mediatico ancora più grande e veloce
è quella del fascio di luce che i giornalisti di tutto il mondo stavano
martellando.
Quanto più queste macchine entrano nel quotidiano degli aborigeni, tanto
più si nota l’insofferenza degli animali della foresta, soprattutto
quando queste macchine sono tutte in funzione. A questo punto si è costretti
a limitare il frinire delle macchine stampanti, trilli di telefonini
e quant’altra tecnologia veniva usata, perché le microonde disturbavano
il sistema nevralgico dei pachidermi della foresta, tanto da farli uscire
ed attaccare l’uomo, e non si riusciva più a calmarli.
Quindi si è dovuto immediatamente bloccare l’accesso e alternare le
visite, creando un numero chiuso, affinché si calmassero gli animali
della foresta che i giornalisti più audaci fotografavano e facevano
circolare, via etere, in tutto il mondo. Al mondo intero chiedevano
rispetto per considerarli patrimonio vivente dell’umanità, affinché
tutti si adoperassero per una conservazione di queste specie facendole
dichiarare protette.
Il più fotografato è stato un animale che fu presentato a Moon al suo
arrivo in quel luogo, non ancora menzionato. L’Eterno lo aveva dato
come mezzo di trasporto a Moon, questi però non lo aveva mai usato,
tranne al momento della presentazione, che avvenne così come Moon racconta:
Moon stava sullo scoglio a scrutare il lago in uno stato d’animo di
presenza-assenza, per i troppi pensieri. Proprio in quel momento la
voceguida lo chiama dicendo: “Moon, su con lo spirito, ti voglio presentare
il tuo mezzo di trasporto, ti avverto che potresti aver paura, ma tu
non averne, perché lui è docile, è grande. È un animale anfibio, vive
sia sottacqua e sia sulla terra, raggiunge profondità marine impensate
dall’uomo, sale ad altezze elevatissime, con ossigeno rarefatto, ed
ha una corazza verde cupo e gli occhi azzurro vivo.
Ora scendi da quello scoglio e va’ nella piana del lago del Candidofiore
emetti un lungo fischio. Vedrai comparire un crostaceo con 14 gambe
e due braccia; la sua stazza è grossa come una roccia, si muove sulle
poderose zampe. Queste sono dotate di una sola unghia, a modo
di artiglio per ogni gamba. Gli permette di aggrapparsi da per tutto,
mentre le mani palmate gli servono per spingere le prede all’interno
della bocca, quando queste sono un po’ più grandi della stessa.
La bocca si trova sotto gli occhi e non si vede, se non quando gli occhi,
che sono grossi come un uovo di rocca, entrano ed escono dalla corazza.
Infatti, dietro agli occhi, vi è una testa, quindi questo animale è
bicipite e sotto di loro vi è la bocca.
Tu portati a 9 passi dalle sue braccia e resta immobile, lui si girerà.
Intreccerà le zampe posteriori a modo di scala, potrai salire sulla
sua corazza e dire dove vuoi essere portato; lui ubbidirà, lo stesso
modo vale per il ritorno.
Moon emette il suo lungo fischio. L’animale compare uscendo dalle acque.
Vista la sua forma tondeggiante, lo chiameremo Ufo.
Moon aspetta che questo si gira lo fa salire, poi dice: “Facciamo un
giro in mezzo al lago” L’ufo s’immerge e naviga come una grande nave.
Dopo aver osservato a lungo le rive del lago, dice ancora Moon: “Ora
facciamo ritorno sulla terra e fammi scendere”.
L'animale ubbidisce e Moon ritorna. Saluta l’animale, dicendo: “Grazie
amico, sei libero di andare” e lui andò, ma da quel giorno fu l’animale
più avvistabile del regno; Moon tornò al suo modo di vivere .
Questo il racconto di Moon.
Wanatuna accortosi del problema che i media stavano creando a questo
piccolo e semplice, ma soprattutto popolo amico, sente il bisogno di
proteggerlo da possibili invasioni e devastazioni, da parte di affamati
cercatori di ricchezza; visto la gran presenza di pietre preziose e
come queste venivano lavorate con arte tramandata da millenni, semplicemente
con l’apprendimento diretto dall’anziano al giovane, senza una particolare
conoscenza di numeri o altra scienza se non quella innata in ognuno
di loro. Questo ne aumentava la preziosità dal lato artistico, facendole
diventare oggetti unici al mondo e se fosse possibile, far discendere
da loro la onniscienza di bellezza, che era palpabile in quel luogo.
Wanatuna si propone perciò di essere non solo il gestore di una grande
visita, ma anche protettore gratuitamente di questo giovane Stato ed
anche degli animali, unici al mondo, che avrebbero scatenato nell’uomo,
malato di caccia, la morbosa voglia di dare loro la caccia e farne trofei
da commentare e vantarsi con gli amici. Estinguendo così quelle specie
che i giornalisti ne chiedevano al mondo intero la protezione come patrimonio
vivente dell’umanità.
Gionvit decide di sottoporre al Gran Consiglio la proposta di questa
spontanea offerta; il Consiglio accetta e Wanatuna diventa il garante
della sicurezza, a partire da subito. L’imperatore chiama quindi i suoi
adepti in servizio alla Reggia per la sua persona e conferisce loro
l’incarico di occuparsi anche dei cittadini di quel nuovo mondo, in
particolar modo della famiglia reale, fino a quando giungono i contingenti,
e garantire a tutti la necessaria sicurezza.
I capi si mettono subito all’opera e lì chiamano in Patria, per predisporre
immediatamente l’invio di un piccolo ma efficientissimo esercito, nel
Regno del Candidofiore e proteggere sia il popolo che il loro re, fino
a quando questo lo desidera.
A questo piccolo esercito vengono affiancati dei giovani del posto,
votati alla protezione della loro Patria, sono proprio questi ultimi
a calcolare il numero chiuso, da mantenere per le presenze, nel regno,
siano essi osservatori o visitatori. Il numero è stato da loro indicato
in 350 presenze.
Con questo ultimo accorgimento si completa la preparazione per la grande
festa annunciata da giorni.
Gioele, primogenita di Wanatuna e madrina del bambino, fa costruire
un aereo a decollo verticale con la scritta “Lemoon” e lo regala al
figlioccio, con un equipaggio al completo, in servizio fino al raggiungimento
della maggiore età.
L’aereo viene messo su di un poggio al centro della montagna ben infiocchettata
e resta lì esposto per tutto la durata della festa.
Puntualmente, tutti gli invitati, arrivano alla Reggia in perfetto orario
ed intervallo richiesto tra l’uno e l’altro aereo, in modo da poter
sistemare sia i veicoli sia le persone e far ripartire quelli non previsti
da questo numero chiuso. Quindi,è stato gioco forza invitare e far uscire
dal regno il numero delle persone in esubero, già presenti ed attendere,
negli stati viciniori, il loro turno di rientro.
Qui c’è da dire che Wanatuna ha mantenuto stupendamente la situazione
sotto controllo e senza creare risentimenti con chicchessia, tutti hanno
accettato di eseguire un minimo di presenza, senza alcuna protesta.
Tutto procede secondo il volere di Wanatuna, gli ospiti si comportano
secondo il protocollo della visita, la polizia speciale di Onuwana,
che aveva il compito di controllare, si adopera con la massima diligenza
e diplomazia nell’avvicinare i nuovi alla Reggia.
All’ora stabilita cominciano i ricevimenti, i discorsi quindi la festa
vera e propria. Durante le dichiarazioni di collaborazione diplomatica
e nel formulare gli auguri più fervidi per il primogenito di Gionvit,
il Presidente della più grande potenza mondiale, durante il suo discorso,
chiede a Gionvit di appagare una sua curiosità, cominciando col dire:
“Illuminato re, lei ha visto che tutti noi abbiamo accettato le sue
indicazioni per raggiungere questa splendida Reggia, senza prendere
alcuna precauzione, ci vuole gentilmente dare qualche spiegazione circa
quel suo raggio inceneritore?” “Certo, caro amico Presidente, lascerò
che sia la più giovane scienziata a soddisfare la sua più che legittima
curiosità. Fa chiamare Raggio di Sole. Si presenta sul palco una giovanissima
e bellissima ragazza, curata solo con acqua cristallina; saluta gli
astanti con un leggerissimo inchino e poi dice: “Signor Presidente,
lei chiede di spiegarle come funziona il fascio luminoso capace di incenerire
tutto quello che lo attraversa. Lei sa benissimo come funziona un alto
forno e come questo giunge a creare una luce che sprigiona calore capace
di fondere ogni metallo; bene, il principio è lo stesso; il nostro fascio
luminoso crea un pannello spesso più di un chilometro, formato da una
cellula di calore che sprigiona una caloria pari ad un milione di volte
superiore alla bomba “Atomal uno”.
Il presidente per un attimo impallidisce, poi subito chiede, senza negare
l’esistenza della sua segretissima bomba: come fa a sapere della nostra
bomba?” “Presidente! - Incalza la ragazza - Noi sappiamo leggere nella
mente di chi, ci parla quindi io so tutto quello che lei pensa”; segue
una pausa poi una ripresa del Presidente: “Se questo è vero, dimmi quello
che sto pensando”.
La ragazza: “Presidente, è proprio sicuro di volerlo sentirselo dire?”
“Sì” è la risposta secca ed immediata del Presidente. La ragazza: "Va
bene, sta pensando come nascondere i suoi pantaloni macchiati dalla
sua stessa urina”. Istintivamente il Presidente porta la mano sulla
macchia e una selva di flash immortalano quel gesto. Il volto del presidente
diventa nero più della pece e del nero libanese, messi insieme, ma la
ragazza non si perde d’animo, invita il presidente a ricomporsi, dicendo:
“Non si preoccupi, Signor Presidente, non è il solo a trovarsi in queste
condizioni, un brivido gelido corre sul volto della maggior parte dei
presenti, è assolutamente normale, conclude la ragazza. Pensare che
si è scampati a morte certa, visto che ognuno di voi ha pensato quanto
noi abbiamo messo in atto per la nostra difesa, da voi ritenuto un bluff,
ed era pronto a smascherarlo. Vi sconsiglio sinceramente di non provarci
mai. Ossequi a tutti”, dice la ragazza, ripetendo l’inchino e se ne
va. Sono tutti senza parola, per alcuni minuti, poi Wanatuna si alza
e dice: “Amici vi assicuro che i miei amici hanno un animo nobile, come
nessuno di noi può avere, perciò tranquilli passiamo dai nostri appartamenti
a ricomporci e poi portiamoci ai buffet della festa”. Tutti si alzarono,
abbandonarono la tribuna, e dopo qualche ora, si presentarono con doni
nella spianata ove si faceva già festa.
È proprio il Presidente beffeggiato ad aprire il corteo degli ospiti
e a presentare il primo regalo, consistente nel decreto di accoglienza,
per aprire una sede diplomatica nel proprio Stato e quindi il secondo
riconoscimento ufficiale del nuovo Stato. Il decreto era accompagnato
da un diadema di oro bianco coperto di luminosissime perle. Così fecero
gli altri 99 stati che avevano ricevuto ed accettato la richiesta di
avviare una collaborazione diplomatica.
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Ovviamente, il decreto
era accompagnato da doni diversi, ora un libro pregiato ed antico, o
una pergamena di grande valore oppure codici vari e tanti altri diversificati.
Al termine
della sfilata, Gionvit prende la parola per ringraziare tutti. Il suo
discorso comincia con chiedere scusa per la schiettezza e franchezza
della giovane scienziata, assicurando tutti che nel suo animo non c’era
offesa per chicchessia. Subito dopo chiede scusa per lo stop al libero
ingresso al regno, a causa del nervosismo dei pachidermi.
Poi passò a salutare uno per uno i suoi ospiti, facendo consegnare
ad ognuno il decreto di nomina dell’Ambasciatore designato direttamente
che era accompagnato dal contro regalo, consistente in una gemma vergine
di diamante uguale, per tutti.
Gionvit prega di prendere posto secondo il protocollo ideato e curato
da Wanatuna, a destra di Gionvit il “Presidente” ed in ugual
numero ai due lati i rimanenti invitati.
Tutti presero posto si cominciò a mangiare e celiare, ma ad un certo
punto un presidente di quei cinquanta che non avevano accettato la richiesta
di relazione diplomatica, si alza e dice: “Signori, vedo che i presidenti
dei cinquanta Stati non firmatari della richiesta di collaborazione
diplomatica non sono stati isolati, ma inseriti senza alcun ordine o
protocollo. Questo mi ha sorpreso benevolmente, era mio desiderio che
nel momento di ingresso tra noi del festeggiato, avrei annunciato il
nostro sì alla proposta, ma voglio farlo prima, proprio per sottolineare
la qualità di Stato giovane, come questo in cui ci troviamo. Intendiamo
unirci ad altri stati più importanti di noi e non precederli nel riconoscere
la giuridicità di un nuovo Stato autonomo, per non dare un segno di
irriverenza verso Stati di grande tradizione diplomatica.
Per questi motivi accettiamo ora e consegniamo il nostro decreto, non
tra le mani del bambino, come avremmo voluto fare, ma direttamente a
suo padre. Gionvit non perde un attimo ad alzarsi e prendere la parola,
dicendo: “Ti ringrazio, amico, ma il bambino sta per fare il suo ingresso
in questa sala, potete benissimo mettere il vostro decreto direttamente
tra le mani di mio figlio”. Ringrazia e risiede.
Passano pochi minuti. Nove squilli di tromba da sala annunciano l’erede
al trono del Regno del Candidofiore: Il bimbo arriva in una culla al
centro della sala, a circa due metri di altezza senza alcun sostegno
e protezione. Il buon Gionvit si alza, stende le braccia, allarga le
mani e la culla si posa su quelle mani.
La meraviglia dei presenti è unica, nessuno si spiega come può avvenire
una cosa simile, anche Wanatuna che ne era allo scuro, dice: “Amico
carissimo, è vero che le tue sorprese sono a dir poco impensabili, ma
questa, di far viaggiare una culla nello spazio con il proprio primogenito, far così rischiare a quell’angioletto la vita che gli si è appena
dischiusa, proprio non capisco”. “Tranquillizzati caro, non c’è niente
di più semplice e sicuro mezzo di trasporto della forza magnetica; infatti,
se guardate quella vetrata è fatta di assi di magnete che creano uno
scivolo nella distanza voluta; basta aprire il lato che dà la spinta
e il gioco è fatto; ma ecco il mio erede al Trono del Regno del Candidofiore”,
e passa il bimbo nelle mani del padrino, che, a sua volta, lo dà a Wanatuna
e questi alla madrina Gioele sua figlia che lo presenta a tutti gli
ospiti.
Al termine delle tredici lune sta per scadere per Gionvit Moon II il
termine per la presentazione del bambino al Padre Celeste. Parla di
questo con Wanatuna e gli propone di far fermare gli ospiti, fino alla
presentazione del bambino al Padre Eterno, e quindi al suo battesimo.
Wanatuna si trova d’accordo con l’amico, che però lo sollecita ad essere
lui ad invitarli, prima che comincino a far ritorno nelle loro sedi,
visto che i preparativi di alcuni capi di Stato già fremevano.
Gionvit lo stesso giorno organizza una cena per tutti i presenti, in
quel piccolo regno, durante il convivio annuncia il suo desiderio di
averli tutti presenti al momento della presentazione del bimbo al buon
Dio e Signore di tutte le cose, e allo stesso battesimo.
Il consenso a restare fu unanime, tutti si prepararono per quell’evento
tante volte annunciato.
Per prima cosa Gionvit doveva cambiare l’acqua al Candidofiore e lasciare
libero il Faranaco, posto a guardia del Candidofiore. Gionvit, qualche
ora prima della scadenza prende il suo Lemoon e va nella sala
con la vasca del Candidofiore e Faranaco. Questo, alla vista del bambino,
scende dal suo trespolo, si porta davanti al Re, apre le grandi ali
e si piega, fino a toccare il pavimento con il grosso becco e vi resta
fino a quando Gionvit non lo invita a ricomporsi a ritenersi libero
non appena avviene il travaso dell’acqua nella vasca, a riprendere la
sua normale vita senza alcun obbligo verso la custodia del Candidofiore.
“Questo però - ribadisce Gionvit - subito dopo che avrò presentato Lemoon
al Signore Padre di tutte le cose”.
Faranaco, con un salto, si riporta sul trespolo, riassumendo l’aspetto
di attento guardiano di quel particolare fiore.
La luna, con tutto il suo cerchio completamente splendente, occupava
già l’intero oblò che dà nella stanza. Era quello il segnale che le
tredici lune erano trascorse e che Gionvit, col suo Lemoon, stretto
sul suo cuore, col braccio sinistro e con la mano destra, azionava la
leva, per immettere un flusso di acqua purissima di ricambio. Ritenuto
sicuro per un attento operatore, ma Gionvit non lo era; infatti, si
distrae guardando il suo bambino e lascia la leva quasi libera
il pesce ne approfitta per tentare di uscire, ma Faranaco attira l’attenzione
di Gionvit con un salto sulla vasca e vede il Candidofiore pronto per
uscire appena si allargasse l’apertura dello scarico. Gionvit comprende
e riduce l’apertura dell’acqua.
Il pesce si porta indietro e si riposiziona sul suo poggio.
Intanto la luna ha superato l’oblò l’incantesimo è ormai scongiurato.
Resta solo la consacrazione di Lemoon al Creatore.
Il re e la regina, nel giorno e nell’ora dell’apparizione, si portarono
con il bimbo al centro del lago del Candidofiore, con una canoa,
formata da un grosso tronco d’albero, opportunamente svuotato con ascia
di selce, solo durante il giorno e cioè con la luce del sole e
nei soli giorni lavorativi, come prescritto dalla legge di Dio.
Una volta in mezzo al lago bene in vista dell’albero del pane “Baobab”,
Gionvit Moon II eleva il bimbo verso il cielo e dice: “Padre, eccomi
ai tuoi comandi a presentarti il mio primogenito che affido alla tua
benevolenza e guida nella vita, affinché possa fare la tua volontà.
Resta col bimbo, levato verso il cielo, per alcuni minuti. L’onda comincia
a cerchiarsi piano piano crea un muro circolare d’acqua che si eleva
sempre più i tre reali scendono, scendono giù, tanto da far impensierire
la gente che stava a guardare. Wanatuna, aveva ordinato di filmare tutto,
fece elevare un aereo per continuare a documentare quell'evento eccezionale.
La cosa riuscì benissimo; si poté filmare tutto fino a che la canoa
dei tre si posò su di un trono luminoso, al centro del lago. Il muro
non era cilindrico, ma assumeva sempre più la forma di una grande coppa
che restava in fondo all’acqua per qualche ora, poi la coppa si riempiva
d’acqua e la canoa riprendeva a galleggiare, per poi navigare verso
l’albero del Baobab.
I giornalisti non perdono un momento per bersagliare il re e la regina
di domande su quei momenti che l’acqua si elevava in alto, senza sommergerli,
per effetto di quel muro di protezione intorno a loro e alla piccola
canoa.
Gionvit, è diventato nell’aspetto ancora più ieratico di prima, calma
e serenità, che è propria di chi è venerabile nella solennità e compostezza
risponde alle domande, dicendo: “Amici cari, vi assicuro che non c’è
mistero in chi si trova rapito dal Padre di tutti se ci si affida totalmente
a lui. Noi lo facciamo e la mano del Padre nostro ci protegge. Domando:
quando avete visto l’acqua che si alzava e formava un muro ciclopico,
circolare, intorno a voi, cosa avete pensato? Risposta: “Che la forza
del Padre era intorno a noi con noi nulla ci mancava”. D. “Avete ricevuto
un qualche messaggio dal Padre Eterno?” R. “Sì, la gente si deve convertire,
amarsi l’un l’altro, perché solo così si può amare il Creatore”. D.
“Voi, lo avete visto il Creatore?” R. “Si vedono le sue opere e attraverso
le opere si vede Lui. Voi stessi lo avete visto, solo che non lo avete
riconosciuto".
Dunque, chi è con Dio o il Creatore non perisce mai, e se viene la fine
del mondo, voi o chi è con Lui sarà salvo?” R. “Tu lo dici”. D. “Il
vostro regno che ha appunto la forma di una grande o immensa coppa,
come anche l’acqua del lago che ci ha mostrato il prodigio di un attimo
fa, alla base ha un triangolo luminoso e regge la vostra canoa. Cosa
significa, è forse il trono di Dio, o c’è una nuova alleanza tra Dio
e gli uomini, o Dio voleva annunciarci il ritorno del santo graal? Risposta:
“Queste sono fantasie degli uomini con poco amore e senso d’intelletto,
Dio non fa dei piccoli doni, ha già donato la vita e l’universo intero.
L’uomo deve viverla e saperla vivere”.
Tutti zittiscono. Uno stuolo di colombe bianche, in volo, nella forma
di un triangolo sfiorano la testa dei presenti. “Ecco come il Signore
si manifesta ed è sempre tra noi”, dice Gionvit. Tacciono tutti e restano
immobili, le colombe si levano all’altezza delle cime dei monti, formano
una nuvola bianca fanno nove giri, poi la nuvola si trasforma in angelo,
con in bocca una tromba e si dirige verso la folla, fermandosi ad altezza
d’uomo; gli uomini cadono faccia a terra nessuno osa alzarsi e guardare
quella nube. Si è propensi a credere che tutti pregavano, per aver salva
la vita.
Come accade in ogni momento che incombe il pericolo della vita, gli
uomini di poca fede pregano.
La nube si trasforma in una rosa rovesciata, per poi risalire a forma
d’ombrello, fino a scomparire nell’etere.
Il cambiamento della luce e la pressione che una simile cosa comporta
nell’animo dell’uomo, fa prendere coscienza. Si vedono scomparire tutte
quelle cose soprannaturali.
Fino a quel momento restarono tutti fissi a guardare le colombe e la
nube nessuno aprì bocca, ma dopo un po’ cominciarono i chiacchiericci;
un mormorio generale saliva sempre più di tono, fino a che il presidente
della grande potenza disse: “Amici, non so voi, io non ho notizie che
delle colombe, riescano a fare gli esercizi che abbiamo appena visto,
se possano esistere realmente. Io credo e dichiaro che questa è opera
solo di un essere soprannaturale che agisce nel bene e giammai nel male.
Tutto questo mi fa tornare alla mente le parole della scienziata in
gonnella e con le labbra ancora profumate di latte. Quando elegantemente
mi diceva di non provare a contraddire le leggi di questo popolo. Aggiungo
che nessuno si permetta di farlo perché non correranno in loro aiuto
solo le forze della natura o di Dio ma anche il mio Stato e con tutte
le forze costituite.
Tutti applaudono, poi il più anziano dei presidenti si alza e dice:
“È nel mio animo proporre un accordo generale, da sottoscrivere tutti
e di attuare in caso questo luogo venga in qualche modo infastidito
che ogni Stato civile debba intervenire e portare la calma la serenità
che gli è propria.
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