logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 33
UN MONDO CHE NON C'E'
di Pietro Giovanni Lucarelli

continua da pagina 32

Allora, un giovane giornalista del suo staff fa notare al presidente che vi sono persone capaci di leggere il labiale e che per lui era meglio dare direttamente la notizia e non lasciare spazio alla fantasia dei colleghi giornalisti. Senza lasciare le foto a libera interpretazione, Occin acconsente e dice: “Certamente avete notato i prodigi che accadono in questo luogo, io ne sono rimasto colpito più di tutti, ma il resto ve lo dirò al rientro in patria e al momento opportuno, chi vuole seguirmi sarà bene accetto e non avrà bisogno di essere autorizzato ad entrare nel nostro paese, come abbiamo fatto fino ad ora”. Salutò tutti, per ultimi il re e la regina e poi si imbarcò sul suo aereo.
I giornalisti nel frattempo chiedono al comandante dell’aereo la rotta da seguire, prendendo in parola il presidente.
Questa trovata riempì i giornali di tutto il mondo si scrissero cose vere ed impensate su quel presidente. Su quel luogo furono date spiegazioni inimmaginabili, dall’essere sacro e perciò tenuto segreto da Dio, troppo prezioso per lasciarlo depredare da gente senza scrupoli. Per questo avevano inventato tutte quelle scoperte scientifiche, per scoraggiare tutti e tante altre cose ancora.
Infatti, già durante il volo, le notizie si accavallano e Occin corre ai ripari, dando una video-conferenza stampa già in aereo, sia per i giornalisti, che lo accompagnavano, sia per quelli che lo seguivano dai centri di ascolto.
All’ora stabilita dal comandante dell’aereo, Occin saluta il gruppetto dei giornalisti a bordo dell’aereo, dicendo: “Certo che fate dire alla gente cose che non pensa” e mostra loro un foglio di giornale on line che riporta cose mai dette da lui.
“La prima cosa che ho da dirvi è che i vostri colleghi di tutto il mondo ci stanno seguendo ed ho già dato disposizione per farli atterrare dietro di noi, possono entrare nel nostro spazio aereo e territorio con la sola tessera personale e null’altro”.
Il giovane che aveva convinto il presidente a dare comunque una spiegazione dice al presidente: “Ora che siamo a bordo della nostra aviazione militare e quindi nel nostro territorio ci può dire cosa dovrà comunicarci?” “No, caro amico - dice il presidente - Tutto a suo tempo, ma vi posso dire che la mia comunicazione provocherà un vero terremoto politico, infatti ho già convocato il consiglio al gran completo e mi sono arrivati inviti di parlamentari a presentarmi in parlamento e chiarire cosa è veramente successo in quel minuscolo regno detto del Candidofiore.
A voi il compito di confermare quello che avete visto e null’altro; siate precisi e coscienti nel raccontare le cose viste, ché i filmati colà eseguiti parlano chiaro.
Partirono messaggi d’aggiornamento a tutte le testate che avevano a seguito di Occin un loro inviato. Furono allertati tutti i giornalisti in Occitana, affinché si trovassero all’aeroporto, per l’arrivo di Occin e lasciare in diretta televisiva o telefonica le dichiarazioni che il presidente intendeva dare al mondo, con una voce sola.
Occin si concede ai giornalisti, dicendo”: “Riguardo al mio annuncio, come al solito, avete equivocato tutto, infatti, non ho detto al mio arrivo in Patria farò le mie comunicazioni, ma ho detto: “al mio arrivo in Patria farò le dovute comunicazioni nel luogo, a tempo e a posto giusto”. Il luogo giusto è il parlamento. Mi duole che gli stessi parlamentari non hanno tenuto conto di queste precisazione, ufficiali, perciò, miei cari, arrivederci alla conferenza che terrò in quella sede e spero che le mie parole vengano riferite per quelle che sono, senza altri significati aggiunti.
Questa dichiarazione campeggiò sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, per giorni. Poi arrivò il comunicato stampa per tutti.
Dopo che Occin avrà parlato al parlamento a Camere riunite quasi come in un conclave, spiegherà direttamente al mondo la sua opinione che vuole essere un'indicazione per le nazioni, il tutto è volutamente montato ad arte per catturare l’attenzione del mondo giornalistico, pubblica compresa. Occorre necessariamente una simile platealità della notizia, e Occin in questo è maestro.
Il motivo primo era quello di scoraggiare ogni intenzionato ad aggredire quelle poche genti che vivono sulla montagna, perché i segni sono chiari, quella è gente unta da Dio, e non le si può arrecare danno per uno spicchio di diamante, non solo sarebbe un sacrilegio, ma si ritorcerebbe contro i mali intenzionati. Lui si riteneva di essere stato il prescelto, per dare al mondo quest’avviso. Visto che la sua laicità più totale era ben conosciuta da tutti, ora vederlo sotto un’altra veste non poteva che essere ascoltato, perciò la dichiarazione al mondo fu: “Tutti mi conoscete per un laico inguaribile, ma devo confessarvi che dal momento del congedo da quel bambino, di nome Lemoon, mi sono convertito e quindi ora sono un credente. Io non farò come l’imperatore Wanatuna, che decreta e sceglie autonomamente la fede del suo popolo, noi siamo sì atei ma liberi, perciò ognuno sceglie d’amare chi vuole, io amo il loro Dio”.
Non tediamo il lettore con tutte le domande dei giornalisti e le risposte date dal Presidente, per eliminare quelle più strampalate ed importune, fatte da gente sprovveduta e forse incapace del mestiere che fa, ci limitiamo a riferire quelle risposte che riguardano strettamente il Regno del Candidofiore. Infatti, non furono pochi quelli che chiesero una spiegazione ed una propria interpretazione sulle novità che i giornalisti avevano dato su quel minuscolo Stato.
Occin risponde: “Onestamente devo dire che mai ho visto qualcuno riferire delle cose senza metterci del proprio, anche la storia è piena di scribi o traduttori che hanno riferito le cose come sono state pronunciate dall’autore, ma questa volta la mia comunicazione è stata citata esattamente.

Per quanto riguarda il mio modo di vedere, dico che un popolo che in solo undici lune, o se volete mesi, riesce ad assimilare le cose scoperte in millenni di studi, questo popolo non può non essere unto da Dio. Questo Dio è certamente un onnisciente che inculca al suo popolo tutto quello che agli uomini serve per crescere e progredire in tutti i sensi che la vita comporta”.
Anche questa volta le notizie vengono date corrette, senza enfasi, fanno ugualmente il giro del mondo, in poco tempo.
Ma torniamo al nostro piccolo regno del Candidofiore precisamente ai giovani ambasciatori, con i loro addetti al commercio, pronti per raggiungere la prima sede diplomatica. Ed è Wanatuna a mettere a loro disposizione i mezzi per raggiungerli.
Qui c’è da dire subito che se pure Wanatura nulla chiede in cambio dei servizi resi, ottiene però un grande prestigio, perché tutto quello che occorre al popolo del Candidofiore viene dal suo Stato, dalla Lingua alla moneta, al vestiario e ad ogni altra cosa, e tutto questo gira per il mondo quindi crea notorietà.
Wanatuna rappresenta quella figura di “presenza amica” che usciva ed entrava a suo piacimento, come se fosse a casa propria.Ciò confermava la sua autorità e protezione in quella Reggia.
In questo clima si muove anche Gioele la madrina di Lemoon, nell’organizzare insieme a sua madre Kanawey e Stella, una festa per soli giovani donne under 30. Lo scopo è quello di preparare le ragazze a prendere marito, ma anche per incentivare le nascite nel piccolo regno del Candidofiore, e portare una nuova linfa di sangue diverso da quello dell’antica razza, approfittando appunto della presenza di genti provenienti da altre nazioni.
Le ragazze dovettero sostenere una specie di tesina di laurea, basata sulla cultura, di come ci si organizza e convive nella vita di coppia. Le ragazze ritenute mature venivano incoraggiate e presentate in società.
Per questi motivi, l’imperatore e la Regina Stella organizzano un ballo all’aperto; subito dopo il seminario, tenuto magistralmente dalle tre nobildonne.
Al gran galà partecipano tutti gli ufficiali nelle loro sfavillanti uniformi.
La festa diventa quindi un gioco di società, il tutto è particolarmente gradito ai giovanissimi che, più di tutti, si prestano all’insolita iniziativa, si giocò, infatti, con i sentimenti.
Per promuovere ancor più l’iniziativa e far sì che si formino nuove coppie, il buon Gionvit propone, tra una festa e l’altra, una escursione sulle cime della montagna che formano una grande coppa, che poi è la forma di una splendida corolla di fiore, da qui il nome al Regno.
Passano tutte e tredici le lune del pre regno di Gionvit. Al termine di ciò il re, come gli era stato richiesto, doveva aver ottenuto dalla sua sposa un erede e portarlo al centro del lago, affinché la santità di Dio lo prendesse sotto la sua ala protettiva, ma prima doveva essere cambiata l’acqua al Candidofiore.
Il regno del Candidofiore inizia la sua nuova storia, con i 150 ambasciatori sparsi per il mondo e dal mondo arrivano attraverso di loro nuove idee e proposte ad essere sempre più presenti tra la gente, a proporre non tanto scambi commerciali o scoperte, sempre più clamorose, nel campo scientifico e culturale, che regolano i popoli, ma quello di inculcare alla gente la vera fede.
Infatti, al re del piccolo regno e ai suoi cittadini si chiedono solo di l’inculcare dei valori, che si trovano solo tra loro e di essere i maestri per le nuove generazioni, affinché si dimostri loro sempre più acutezza di sentimenti non più superficialità e poco ardimento per la fede in un unico Dio d’amore e di pace.
Infatti, ogni ambasciatore rappresentava da quel momento, per i giovani di tutto il mondo, il vero saggio, non già per la sua età, ma per il comportamento e la fiducia che ovunque ispirava.
L’opera degli ambasciatori, i racconti degli eventi che si erano verificati in quel lembo di terra, l’immagine ieratica di Gionvit fanno nascere nella mente della gente d’ogni parte del mondo la curiosità e la voglia di far visita in questo nuovo e piccolo regno.
Gli ambasciatori vengono sommersi di richieste in tal senso, tanto che continuare a respingere le richieste creava un problema sempre più grande, poiché l’accesso naturale al luogo non permetteva un flusso, sia pure quello indicato dai giovani del regno in 350 persone si decide di sottoporre il problema al gran consiglio. Questo lo discute, poi decide di consultare i cittadini del regno, affinché dessero il loro contributo di idee. Ne arrivarono veramente tante e diverse l’una dall’altra.
Fu adottata la più originale, che è questa: “Visto che il nostro Re è stato eletto il ‘Re’ degli uomini pacifici, è giusto che va tra gli uomini pacifici a consolidare la pace; poiché questo nostro luogo è considerato sacro, è anche giusto che tutti lo vedano in ogni sua prospettiva.
Propongo quindi che il nostro re vada ovunque una comunità, una semplice organizzazione lo richieda; pertanto è necessario dotare il territorio di telecamere capaci di trasmettere in tutto il mondo ogni piccolo particolare del nostro Stato; del resto, questo modo di osservare le cose, già avviene negli studi televisivi o di Internet, di tutto il mondo.
Questa idea fu accettata da tutti con entusiasmo e comunicata a tutti gli Stati che avevano sottoscritto il patto di protezione. In breve cominciarono ad arrivare a Gionvit, sia direttamente, che tramite i suoi ambasciatori, richieste di averlo in visita, per spiegare le caratteristiche del suo stato.
L’industria aeronautica mondiale, venuta a conoscenza del piano, mette a disposizione di Gionvit un aereo a decollo verticale, per il re dei no belligeranti, di colore verde vivo, assumendosi ogni spesa necessaria per i suoi viaggi.
L’offerta viene accettata dal Gran Consiglio e l’aereo prende posto nell’hangar del piccolo aeroporto del regno del Candidofiore.

continua a pagina 34

pagina 32 sommario pagina 34