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Era il 1870, quando il colonnello anglo-americano, James Churchward, si
trovava di stanza in India. Era un periodo di grande carestia e il
militare prestava la sua opera in supporto a una sacerdote nei
pressi del tempio. L'impegno comune e il lavoro a stretto contatto
favorì l'amicizia fra i due che scoprirono diverse passioni in
comune, fra cui l'archeologia.
Il tempio era ricco di antiche iscrizioni murali e nel tempo libero,
Churchward, si prodigava nella loro traduzione. I manufatti erano
scritti in una lingua estremamente antica, oscura e ricca di
significati esoterici e secondo alcune rivelazioni fatte dal
sacerdote all'amico colonnello, all'interno del tempio esistevano
delle tavolette scritte nel medesimo idioma. Churchward apprendeva
così che le tavolette erano state rinvenute a Rishi, una delle sette
città sacre dell'India e facevano parte di una collezione che
comprendeva un numero considerevole di elementi.
Secondo il religioso erano state scritte dai Naacal, i Sacri
Fratelli e provenivano dalla Birmania o addirittura dal continente
Mu ed erano state portate in India per rivelare le sacre scritture e
le scienze.
Il sacerdote non fece mistero del fatto che data la sacralità e
l'importanza di quelle tavolette, era assolutamente vietato
rimuoverle dalle loro custodie, ma qualche giorno dopo, forse spinto
dalla curiosità e dalla passione per l'archeologia fu lui stesso a
prelevarle e decidere di provare a tradurle con l'ausilio del
colonnello.
La storia rivelata dalla traduzione di quei due manufatti di argilla
non concordava con la versione ufficiale sull'origine dell'umanità.
Secondo i testi incisi sulle tavolette l'uomo era comparso per la
prima volta nel continente Mu.
Churchward, consapevole dell'importanza della sua scoperta, prese a
viaggiare dapprima in India, poi in Birmania e in seguito in tutto
il mondo, alla ricerca di altre tavolette che potessero approfondire
quella sconcertante rivelazione e anni dopo, grazie all'archeologo
William Niven che portò alla luce dal sottosuolo del Messico circa
duemilaseicento tavolette, riuscì a ricostruire la storia del
continente Mu e a rivelare al mondo il sapere e la vita dei suoi
abitanti.
L'Isola di Pasqua, gran parte della Polinesia, una considerevole
porzione delle Isole Hawaii, questi i confini del continente perduto
di Mu, antica civiltà sorta 50.000 anni fa in loco della più antica Lemuria. Secondo Churchward Mu fu inghiottita dall'Oceano Pacifico
circa 13.000 anni fa, lasciando come testimonianza della sua
esistenza la miriade di isole che compongono la Polinesia e le
gigantesche statue di pietra rinvenute sull'Isola di Pasqua. Mu, si
estendeva per circa 8.000 chilometri da Nord a Sud e per 5.000
chilometri da Est a Ovest ed era popolato dal almeno 64.000.000 di
persone. Nel suo territorio, dalla vegetazione rigogliosa e ricco di
fiumi e laghi, non erano presenti cime montuose elevate, solo
modeste colline e una cospicua quantità di argilla. La forma di
governo vigente era teocratica e capeggiata dal Ra-Mu, una sorta di imperatore sacerdote
con poteri temporali e spirituali che disponeva dell'assoluto
controllo di tutta gli abitanti. |
La divinità a cui faceva riferimento la popolazione del continente
veniva definita "Ra il Sole".
La capitale di Mu si trovava in Asia, nel luogo ove, secoli dopo, un
docente universitario russo, Koslov, rinvenne, in Cina, sotto alle
rovine di Khara-Khota, una tomba dipinta risalente ad almeno 18.000
anni fa. In essa vi erano i resti di un re e una regina fregiati,
secondo il colonnello Churchward, delle insegne della civiltà Mu che
consistevano in una "M", un tau e un cerchio attraversato
verticalmente da una linea.
Gli abitanti di Mu, che nella propria lingua si chiamavano Uighur,
credevano nell'immortalità dell'anima e nel suo futuro ritorno a Dio
e non praticavano alcuna forma di violenza, nemmeno verbale, tutti,
indistintamente, vivevano nel benessere, nella prosperità e nella
pace. Diverse erano le razze che componevano il popolo, quella
bianca, la predominante. La gente era dedita più che altro alla
navigazione ma il continente vantava anche un discreto numero di
architetti e scultori. Ottimi navigatori, i "muani", secondo Churchward, raggiunsero ogni parte del mondo diffondendo la scienza,
la religione e il commercio e fondarono diverse colonie fra cui
Mayax in America, Uighur nell'Asia centrale e nell'est europeo e Naga, nell'Asia meridionale.
Nel corso della sua esistenza, Mu fu vittima di una prima grave
catastrofe di origine naturale che colpì la parte meridionale del
suo continente, superata con un notevole impegno da parte dei suoi
abitanti che in breve tempo riuscirono a ricreare ciò che la natura
aveva distrutto. In seguito, in un periodo collocato fra i 12.000 e
i 12.500 anni fa, presumibilmente in concomitanza con l'affondamento
di Atlantide, la terra di Mu venne sconquassata da un potente
terremoto e da un successivo maremoto che fece sprofondare nei
meandri del mare i suoi resti.. Una parte della popolazione si salvò
raggiungendo le cime delle colline che affioravano dall'acqua e col
tempo cadde in una sorta di involuzione sociale dovuta ai disagi
provocati dalla distruzione dell'intero circondario rendendo i
superstiti dediti perfino al cannibalismo e a una forma di
sopravvivenza paragonabile a quella che noi consideriamo primitiva.
Gli incisi sulle tavolette contenenti il sapere di Mu rivelarono che
il loro continente ebbe una durata geologica di circa 50.000 anni,
ma le tavolette non furono le uniche fonti tradotte dal colonnello
Churchward, nel corso del tempo, l'appassionato archeologo, ebbe
modo di consultare altre fonti quali il Manoscritto troano, il Codex
cortesianus, il Manoscritto di Lhasa, le iscrizioni del tempio di
Uxmal nello Yucatàn, le iscrizioni del tempio di Xochicalo nei
pressi di Città del Messico, il Ramayana e molti altri, tutti testi
che contribuirono al nascere di una scienza geologica alternativa a
quella corrente.
Successivamente, in un angolo remoto dell'Oceano Pacifico, nei
fondali presso Yonaguni, ultima isola dell'arcipelago Ryukyu, fu
rinvenuta una struttura in pietra di forma piramidale. Kikachiro
Aratake, il giapponese che ne svelò l'esistenza durante
un'immersione, dichiarò che il fatto che la struttura possedesse
regolari scalini che conducevano a varie terrazze disposte su
differenti livelli era la prova evidente che si trattava di uno dei
templi dell'antica e leggendaria Mu.
Ad oggi, comunque, non vi è ancora certezza che la piramide
rinvenuta nei fondali appartenga all'epoca della presunta esistenza
del continente Mu, se così fosse la storia dell'uomo dovrebbe essere
scritta nuovamente da capo! |