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DUE TESI CONTRAPPOSTE
di Aldo Viviano

Le due tesi contrapposte sorte a valle dei borghi del Serrapotamo affluente del Sinni andrebbero viste insieme, in quanto costituiscono due momenti di una medesima riflessione.
La problematica scientifica e sociologica relativa allo sviluppo della popolazione e della civiltà contadina in una zona dalle risorse limitate suggerisce un'analisi critica del rapporto uomo-natura inteso nella prospettiva ambientale, al quale segue ora tra le parti la conflittualità delle implicazioni etiche e di programma concepito in tutt'altra direzione da enti ed abitanti.
L'uomo non ha possibilità illimitate e non è onnipotente, pertanto anche un piano che abbia una portata di ripensamento del reale si verifica in effetti in una serie di atti e scelte particolari.
Perseguendo una idea oggettiva di bene, l'etica implica comunque la necessità di pensare, perché le singole urgenze sono a loro volta motivate da affermazioni di fondo.
La scelta di ciò che deve o non deve essere compiuto implica anche la definizione del ruolo della persona che agisce.
Proprio nella scelta delle vie su cui indirizzare lo sviluppo delle comunità rurali ci si trova davanti a gravi interrogativi con implicazioni di natura morale: è noto infatti che nell'agro ci sono risorse sufficienti per le necessità, ma non per la cupidigia di ognuno.
Il tema ecologico è frutto della crescita economica, ma è noto che di fronte agli oneri delle fonti di utilità la volontà si asservisce.
Non si può del resto servire a due padroni.
È stato detto da varie fonti che un cambiamento di mentalità è condizione necessaria per la sopravvivenza.
Ora, perché rinnovamento ci sia, è necessario che i responsabili muoiano alle illusioni, precedenti o susseguenti che siano, e riconoscono lo stato di cose come risultato perdente cui è giunto questo secolo che in verità è già stato giudicato. Accettando tale giudizio di condanna globale sul nostro tempo e sulle parentesi storiche, senza più nutrire ottimistiche illusioni, utilizziamo stagioni e risorse che ci sono date, considerandole doni gratuiti e di conquista laboriosa attraverso i quali agire nella solidarietà.

Di fronte a gravi problemi esistono atteggiamenti presenti, assenti, silenti, come faceva giustamente notare l'ing. Rondinelli in una precedente nota.
I rassegnati sono senz'altro perdenti.
Le varie forme di contestazione sono in fondo segno della nostra vocazione alla vita in difesa della salubrità e della convivenza nella pace dei campi.
Gli uomini di oggi hanno bisogno di essere richiamati alla considerazione per arrivare ad una nuova capacità di intendere la natura.
La saggezza "naturale" è il giusto discernimento dei fenomeni, la comprensione delle relazioni che legano gli esseri e le cose fra loro, la interdipendenza tra inanimato e vivente.
La saggezza è la capacità di vedere gli eventi nella luce dell'evidenza.
Una simile etica della saggezza dovrebbe verificarsi nella quotidiana ricerca di come servirsi dei beni della terra, senza esaurirli, per soddisfare i bisogni veri e autentici della gente, e non le superflue esigenze di pochi.
 Ci troviamo in un momento in cui l'adeguamento delle conoscenze permette di chiarire quale sia la componente biologica e quale sia quella culturale dei problemi relativi all'adattamento del consorzio dell'habitat al proprio ambiente.
L'ampio dibattito in corso sullo sviluppo del caso creato da Comune teanese, le discussioni o controversie dovrebbero contemplare le molteplici situazioni particolari.
In tanta discussione interagente, la scala delle priorità è estremamente controversa.
Ora è chiaro che il discorso specialistico dell'economista e del biologo non può essere fatto che con gli strumenti ed il metodo della rispettiva disciplina.
Il ruolo della pubblica opinione è invece a monte, ed è quello di riproporre continuamente alla coscienza individuale e collettiva la necessità di avere come obbiettivo degli sforzi la salute fisica, il rispetto della dignità delle persone che non sono numero o massa da trattare, l'integrità dei sentimenti che non devono essere sottoposti ad imperativi decisionali di vertice.

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