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Albino Pierro vate di Tursi
Nota biografica
Albino Pierro, noto soprattutto per le lirche in
dialetto lucano di Metaponto, ha esordito come poeta in lingua e in
questo volume Appuntamento, presenta una larga scelta di poesie
composte e in gran parte pubblicate tra il '46 e il 67.
Quando nel '59 Pierro comincò a scrivere in dialetto di Tursi aveva
quindi dietro di sè una ricca esperienza poetica e del resto il dialetto
non ha rappresentato per lui l'approdo definitivo.
Per quanto preso fino all'ossessione della novità di usare un diverso
e inedito strumento lessicale e stilistico, l'autore ha continuato nello
stesso empo a scrivere in lingua con la quale aveva già definito da
anni il proprio mondo poetico, lo stesso che si è rivestito dell'aspra
forma dialettale, in un tentativo sempre più approfondito di risalire
alle origini, di ritrovare il canto della sua più spontanea formulazione
espressiva.
I temi fondamentali di questa poesia sono gli stessi, in dialetto e
in lingua, come lo stesso è il paese dell'anima, Tursi: fra tanti "nomi
di paesi, il nome".
L'immaginazione di Pierro si concentra in momenti limpidi e assorti
ma anche in strutture ampie e articolate, con un accenno di cadenza
narrativa ma tutte risolte in canto, di un respiro che sembra tendere
a volta alla misura del poemetto.
Proprio fra queste ultime composizioni sono forse i risultati più originali
e allucinanti come, fra vari altri, "Mia madre passava", "Delitto a
Frascarossa", "Il ritorno", "Che dolce tenebra", " Appuntamento".
Sembra che nelle liriche l'autore abbia indugiato soprattutto sulla
delicatezza dell'accento, su un tenero eloquio musicale mentre il dialetto
ha inserito nei suoi versi oltre all'originario "spiro lieve del fiato"
certi toni asprigni e aciduli che pure hanno favorito impasti singolari
e suggestivi. Fra tanto imperversare di sperimentalismi e l'introduzione
sempre più larga nel discorso poetico contemporaneo dei materiali più
disparati e fino ad ieri estranei, la lirica di Pierro è quella di un
antico che con la purezza di un melico riporta la poesia al rapporto
diretto fra l'uomo e l'universo, al ricordo della propria terra e all'esigenza
del ritorno, alla memoria religiosa dei morti, alla preistoria.
Giulio Cattaneo
Albino Pierro
è nato a Tursi (Matera) il 19 novembre 1916, ove però ha trascorso solo
gli anni della sua fanciullezza, oasi felice della sua vita. Spirito
irrequieto, ha trascorso la giovinezza in varie città, Taranto, Salerno,
Sulmona, Udine, Novara (ma la natia Tursi anche allora era il continuo
richiamo e l'approdo più desiderato), concludendo una carriera scolastica
piuttosto disordinata fino alla laurea, ottenuta in Roma nel 1944. A
Roma egli dimora dal 1939, ed era ordinario di Storia e Filosofia nei
licei.
Muore a Roma il 23 marzo 1995
Da Sovracopertina di Pericle Fazzini
POESIE DI ALBINO PIERRO
Mbàreche accussì
Su' tante e tante i fóche
supr' 'a terre,
ma quille ca cchiù mipiàcete
scàttete nd'i sarmente
e si fè gghiande e russe
nu mumente.
Mbàriche accussì
stu core méj' ca sònnete
di sini ì da u munne
nda nu 'ampe.
U ponte d'u Canèhe
Pure mò mi mpaurére
- e sùu n'òmmene granne -
si ci passére, 'a notte, a chilla bbànne
d'u ponte d' u Canèhe.
Allè ci s'è sparète
nu giòvane cc' 'a spuppètte
e ancore cipassìjete
spiritète.
Ié mi fac'i' nu pìzziche,
tanne, si mi guardàine
chill'occhie granne granne
supr'a na striscia nivre
ca ci passàite
nd'i strète com'u vente.
Mó penze ca le truvéte
cc' 'a scuppètte e assittète a nu piscone
o a passijè, cch'i vrazze supr'u pette,
da chilla bbànne u ponte.
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Alberto Virgilio alto magistrato poeta
TRATTI SALIENTI
di Alberto Virgilio
Laureato in giurisprudenza con voti 110 su 110 e
lode.
Vincitore dell'esame per procuratore legale (1° graduato con altro candidato).
Iscritto nell'Albo degli Avvocati prima dell'ingresso in Magistratura.
Vincitore del concorso per esami a magistrato (1947).
Promosso magistrato di tribunale e destinato al Massimario della Corte
di Cassazione(1950), avendo riportato la media di 9/10 negli esami scritti
e orali per la nomina ad aggiunto giudiziario.
Destinato successivamente al Tribunale di Roma (1° sezione civile) con
incarico di giudice addetto alla Presidenza, vi rimase fino alla promozione
per merito distinto, con unanimità di voti, a Consigliere di Corte di
appello.
Per i particolari meriti professionali dimostrati fu destinato per
saltum direttamente alla Corte di cassazione, come prevedeva l'ordinamento
giudiziario nei casi di eccezionale capacità, e fu destinato ad esercitare
le funzioni superiori (di Consigliere di cassazione) alla prima sezione
civile.
Promosso, sempre con unanimità di voti e nel modo più lusinghiero, attraverso
i giudizi espressi dal Consiglio Superiore della Magistratura, prima
alla qualifica di Consigliere di Cassazione e successivamente, a decorrere
dal 1° gennaio 1976, alle funzioni direttivi superiori (Presidente di
sezione di Corte di Cassazione). Prestò servizio presso tale Corte,
alla 1° sezione civile, alle sezioni uniti civili, al Tribunale superiore
delle acque pubbliche.
Nel 1985 nominato componente della Commissione Tributaria Centrale e
nel 1991 assunse l'ufficio di Direttore del Massimario della detta Commissione.
Nel 1986 nominato Avvocato generale presso la Corte di cassazione, dove
svolse la sua attività alle Sezioni Unite Civili fino al 1988 (Pensione)
Dopo Procuratore generale onorario della Corte di Cassazione.
Pietro Giovanni Lucarelli
POESIE DI ALBERTO VIRGILIO
TERRA DELLA SORTE
Quante volte t'amo
e quante ti rifuggo
Lucania, terra della sorte
assurda contraddizione
di fierezza e d'umiltà.
Le braccia tese
dai lidi di Metaponto e di Maratea
non spezzano la morsa
che ti chiude
tra paesi arroccati
valli silenziose
fiumi dirupati asciutti
colline bruciate di sole
praterie solitarie;
nel limitare delle case
(dove donne vestite di nero
sembrano l'immagine della morte),
nei vicoli bui deserti
- dove il cane notturno
latra una pena senza luce d'attesa,
sul dorso degli asini lenti
come i treni ferrosi
che muovono dalle tue stazioni.
E stringi in unico rimpianto
chi parte e chi resta
Lucania, terra della sorte.
IL TEMPO CHE MI TOCCA
Questo tempo che mi
tocca
così carico d'ira
così privo di cuore
selvaggio e primitivo
in ammiccamenti di Caino
Questo tempo che scorre
inattuale crudele
con i morti sulle strade
addenta e fugge
Questo tempo che non ho scelto
mi tiene in ginocchio
per chi grida lamenti – voce di Dio
sparsa nel mondo non darà castigo
a chi volle soltanto una misura d'uomo.
RITORNO
Forse rivedrò l'umile volto
delle colline aride che mi chiamano
nel crepuscolo che mi tiene avvinto
alla valle di silenzio
culla disadorna
al mio sguardo di fanciullo,
forse la brama inappagata
dell'ultima voce che mi resta
sarà foriera di più vasta vena
come il filo del ruscello
i spegne tra l'erba rinsecchita,
forse tutto sarà vero al mio ritorno
con il cuore e con la mente
dilaniati dallo stesso amore.
(2008, inedita)
LE FOGLIE
Dall'albero
della vita
le foglie cadono veloci
i rami restano spogli
senz'attesa di nuove primavere.
(2008, inedita)
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