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ANTOLOGIA AD OPERA DI POETI CONTEMPORANEI E POETI GUIDA
al concorso letterario La fenice 2008
a cura di Pietro Giovanni Lucarelli

FOTO NON PERVENUTA

Un breve profilo biografico

Paola Marenco, nasco a Genova 42 anni fa da mamma pugliese e papà toscano e cresco con tutte le allegrie e i conflitti di chi giovincello vive i mitici anni '80.
Dopo le scuole commerciali mi inserisco nel mondo del lavoro dove, sul principio, mi adatto rinunciando a perseguire i miei sogni artistici. In seguito trovo piena realizzazione professionale nell'ambito sociale.
A 30 anni mi sposo e affronto subito dopo una pesante crisi lavorativa che mi lascia demotivata, fino a quando scopro il mondo informatico e mi appassiono al punto di decidere di tornare a studiare.
Dopo anni di impegno ed esercizio do una svolta alla mia vita professionale tentando una nuova strada. Oggi, sono un webmaster e una web designer e mi sento appagata.
Ho sempre amato l'arte, in ogni suo risvolto, sono sensibile a tutto ciò che l'animo umano può trasmettere e, nel mio piccolo, solo se ispirata, lascio che la mia anima urli ciò che la scuote.

POESIE

Assolo per violino

S'effonde pe' l'aria
col suo pianto armonico,
voce di violino in melodie di emozione.
Socchiudi gli occhi e respira,
lascia che il pentagramma muti in sciarpa
di setoso turbamento,
abbracci la tua essenza
e liberi dalla prigionia
ogni tuo timido e riservato palpito.
Così, nel perpetuo moto dell'armonia,
mentre le tue emozioni si innamorano delle note
e si intrecciano in una unica corrente,
come un fiume,
ascolta la vita e i battiti del tuo cuore
che torna fanciullo,
esultante o commosso,
ispirato dai motivi,
dalla voce del violino,
dall'animo di chi fa vibrare le sue corde
e in quest'estasi emozionale
sentirai che ogni cosa è musica,
anche tu,
che dei silenzi del tuo cuore hai forgiato una spada,
con la quale trafiggi la mia solitudine.

Dopo ogni cosa

Io sono come la pioggia,
liquida e debole, scagliata contro il selciato,
abbarbicata ad esso per non evaporare.
Io sono come la notte,
avvinghiata a ciò che non mi è concesso vedere,
portatrice sana di misterioso fascino o paura.
Io sono come la neve, candida e gelida,
opaca e calpestata.
Io sono come il silenzio, come l'erba verde e lucida,
come ogni mattina, come il fiume che scorre al mare.
Io sono tutto e sono nulla,
sono la speranza e l'agonia,
sono il vortice e l'uragano,
la nebbia, una canzone.
Io sono il vento, le parole non dette,
come il fumo di una ciminiera,
come un istante passato troppo in fretta,
come i colori dell'arcobaleno,
come un dolce appena sfornato.
Sono come il vento, morta nel silenzio,
perita in un'ultima parola,
sdraiata fra i ricordi e un muro,
dissanguata e ferita.
Io sono la gatta, il lupo, la iena,
il calice amaro della tristezza,
la superficialità di ogni sciocchezza,
il pane non lievitato nei giorni di preghiera.
Io sono la nuvola della pioggia,
il condannato al patibolo,
uno squarcio inguardabile su un bell'abito.
Eppure, ora, sono solo l'ombra di me stessa,
solo questo, l'ombra di me stessa,
ciò che resta di me, dopo ogni cosa.

Tempo

C'è un tempo in cui sei tutto
e un tempo in cui sei nulla.
C'è un tempo per sognare
e un tempo per capire.
A volte non c'è il tempo
e il tempo è il tuo nemico,
complice di quel tempo saggio
che ti da il tempo di capire.
Mentre il tempo scorre,
inesorabile, sempre più lento,
come istanti fermi nel tuo solitario tempo.
Hai il tempo, che ti calpesta
e ti spalanca gli occhi con violenza,
concentrato e assassino,
a ricordarti che il tuo tempo
è ormai passato
e si è portato dietro quegli attimi,
in cui pensavi che il tempo
sarebbe stato finalmente amico,
pronto a cancellare la tua trasparenza,
a urlare che tu esisti come tutti gli altri,
che hai testa, anima e cuore.
Il tuo tempo solitario,
fatto di coerenze come condanne,
è un tempo che soltanto gli altri
avrebbero potuto mutare,
ma non è mai successo e ormai è troppo tardi,
è troppo tardi.

Tegole e rimembranze

Fra tegole abbracciate, strette e avvinte
di un tetto grigio, ma colorato di sogni,
fra il miagolio di un gatto in amore che,
sinuoso, eleva il suo inno alla notte,
nel silenzio di una città che lieve si cheta
distesa nei letti ad amare o dormire,
fra i rintocchi delle campane della Cattedrale
e la brezza che sussurra alle orecchie,
ho serrato i pugni e chiuso gli occhi
volgendo il viso al cielo e libera
ho assaporato la pace della pioggia sul viso
e respirato il profumo della notte bagnata
e raggiunto con la mente lande sconfinate
sorvolate da fiumi di serenità e gioia di vivere,
beata nella consapevolezza che il bello
sta nell'anima lieta di chi apprezza,
nell'occhio limpido di chi rimira,
nel bisogno di chi vuole comprendere,
nella curiosità di una mente fertile.
Così, sollevandomi in punta di piedi,
tendendo le braccia al cielo di velluto,
inspirando il profumo dei tetti bagnati
e aprendo gli occhi a questa notte ambigua,
ho avvertito battere fortemente il cuore,
ho pianto di speranza e di commozione,
e ripensato a antichi echi, rimembranze
solenni e sacrosante di fanciullezza gaia
intrecciata fra le tegole di quel medesimo tetto
col naso per aria a respirare il mio fresco tempo,
giochi di bimba e ricordi di una giovine nonna
e quei suoi occhi belli che sorridevano
con lo stesso sorriso delle sue piccole rose,
col suo stupirsi della beltà di ogni cosa
che diveniva più forte col passare degli anni.
La cerco ancora qua, fra le sue tegole abbracciate
e questi vasi di piccole rose, nell'incanto dei tetti,
di palazzi così alti, da tramutare in echi lontani
il mondo circostante, ogni cosa d'attorno.
C'è sempre un gatto e una luna che pian piano,
con lo scorrere del tempo, si cela dietro alle nubi,
per tornare a far capolino dopo una piccola tempesta.
Attimi che si rincorrono, pensieri che si destano,
all'improvviso rintocchi di campanile mi avvolgono,
l'incanto non muore e scende il sipario sulla mia cerca,
un tetto grigio sul quale stupirsi di beltà e sorridere,
un inno ai tempi che furono e a una piccola grande donna.

Paola Marenco

Antonio Bruno
Antonio Bruno declama una sua poesia

Antonio Bruno nasce a Colobraro (MT) il 24 gennaio del 1948. Dopo aver conseguito il diploma di elettrotecnico presso l'Istituto Professionale Statale di Matera, è costretto ad allontanarsi dalla famiglia e dal paese di origine per motivi di lavoro. Nel suo caso, per fortuna, non si tratta di un definitivo e drammatico "sradicamento". Si trasferisce, infatti, a Taranto, dove trova impegno come operaio specializzato nel grande centro siderurgico dell'Ilva, allora in forte espansione. ciò gli consente di mantenere un saldo e duraturo legame affettivo con al sua terra, la cui aspra bellezza ha ispirato molte delle composizioni raccolte in questo libro. È vedovo e ha due figli, Umberto e Lole.
Nel 2005 ha pubblicato i sussurri del vento Otma edizione, Milano.

POESIE

Figure Murales

Appena un filo d'erba
e qualche punto di colore.
I miei occhi eleganti
di primavera
vedono fiori ovunque,
anche su rupi percorsi
dal tempo
e sotterra ogni ricordo.
Io sordo alla noia
con pensieri disciolti
traduco il vero,
o almeno ci provo,
cominciando da quel
tramondo devastato
dai misteri della gente.
I miei passi non sono
più veloci
ed indietro non volto il capo.
So già che le orme
sono appena visibili
il vento le confonderà
con le foglie cadute.
Il mio cammino va verso
la folla
per impigliarmi
in un approccio sincero,
poi si rivela come sempre
tormento di solitudine.
Perché, perché ognuno
ha voglia di rivalsa
E di competere con se stesso.
Negli agri odori del giorno,
deluso ammiro quell'artista,
che dipinge murales.

SOGNI E STELLE

Senza stupore
e senza voglia
di trovare
il sole si accascia
dietro le vette
irte di noia.
Anime stanche
tramortite
da lunghi tramonti
fanno le sfere
del tempo.
Sottile d'azzurro
il cielo accende
lanterne,
la dove si perde
il giorno.
Avara la gioia
appare con dolci
pensieri e brezza
Serale,
che accarezza la terra.
Seduto sull'uscio
guardo il cielo
forato di luci.
Grovigli di sogni
tessuti come fili d'erba
Tagliati a misura di desideri,
si intrecciano con stelle
cha cadono
su cime e clivi roventi.

VESPRO

Lentamente scemava
la fragile luce
dietro le colline
e volgeva a termine
il corroso giorno.
La bellezza confondeva
le ombre vespertine
il cielo si spargeva
di stelle,
la luna spuntava
e celava una briciola
di memoria.

OMBRE SERALI

In un adagio di
tramonto sbiadito
cadono quieti
fiocchi di neve,
imbiancando tetti
ed alberi stanchi.
Scendono ombre
deformi tremanti
lasciando fulgide
Orme mute,
in una smorta
luce senz'anima
passa la sera
tra sospiri
e ululati di vento,
io medito solingo
accanto ai miei
tizzoni ardenti.

Antonio Bruno

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