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Mario Bruno
TRATTO BIOGRAFICO
Mario Bruno,
poeta di grande sensibilità nel panorama artistico lucano. Esperto di
storia, tradizioni folcloristiche tursitani dedica la lunga composizione
alla memoria di sua moglie che riportiamo.
Egli elabora concetti e temi universali con la semplicità tipica delle
autentiche anime palpitanti; rida nome e vigore alle cose. La poetica
è quella di voler tramandare ai posteri usi - costumi - tradizioni e
canti artistiche sia religiose e sia profane.
L'arte culinaria la suddivide
in quella signorile e in quella cosiddetta dei poveri, col suo acume
artistico rende tutto sublime.
POESIA
A ROSETTA, MIA MOGLIE
Sono trascorsi tanti lustri
dalla prima volta che ti vidi.
Il mio cuore ti rapì.
nell'anima mia venisti,
casta e dolce bambina.
Il giorno del "si" giurasti
con promessa a tutti
che il tuo amore
alla famiglia avresti dato
presto con i tuoi frutti.
Sposandoci poveri senza niente
felici, gioiosi e contenti,
ero lieto di aver a fianco
una bambina, ringrazio il Signore
di avermela data per sposina.
Quando due sono uniti da Dio
sinceri si amano di amor vero,
nei momenti di gioia
madre natura dà alla donna
desiderio di diventar mamma.
Presto la mia casa
da un bel bimbo fu allietata.
Allegra e contenta del suo frutto,
felicissima tra le braccia lo stringeva:
per lei quel ninnolo era tutto.
Mamma santa della famiglia,
con i suoi figli pupilli,
grande è il bene per i suoi piccoli
e mai il cuore inganna.
Madre di sentimenti nobili,
dai modi gentili e garbati,
il tuo agire educato
con pregevoli insegnamenti
ai tuoi cari hai donato.
Della mamma i figli diletti
attorno a me ora con amore,
mai uno screzio o un torto,
e sempre con grande affetto:
ma io preferisco la morte.
In seguito andammo lontano.
La tua bontà attirò stima,
la tua dolcezza a tutti fu profusa.
Ovunque ti recavi
di più la gente ti amava.
Chi ti ha conosciuto
ha ammirato il tuo silenzio.
Da tutti benvoluta,
mai dalla tua bocca uno screzio;
amata perché riservata.
Non c'è angolo della casa
da cui non si scorga oggetto
da te posto con delicatezza.
Palpitante il mio cuor risente
perché attirato dalla loro bellezza.
Giro e rigiro, vedo cose belle.
Scruto con gli occhi i gioielli
da te fatti con mani dilette,
da me gelosamente custoditi
e conservati con rispetto.
Trascorso infine il tempo più nero,
sempre speravo
che venisse primavera.
Ma tu te ne andasti
e me solo lasciasti.
E oggi ritornando a casa
i miei occhi attirati dal balcone,
non vedendo più nessuno,
fissano il sole cocente
che sbatte sull'inferriata ardente.
Entro ormai nelle stanze vuote
mentre un silenzio profondo mi avvolge
e mi fa rivivere il vero.
Fuori il cinguettio degli uccelli
che chiamano la primavera.
Parte del mio cuore
e metà del mio fisico
sono andati con lei nel dolore.
Il gracile vecchio resta
malato col suo cuore.
La continua malinconia
che mi logora sempre più,
giorno dopo giorno,
mi lascia senza compagnia.
Si esaurisce ogni speranza.
Restano solo i ricordi
della giovane baldanza.
Senza più desiderio
il felice vivere finisce,
la segnata sorte ti ferisce
tra le impervie vie,
il fisico provato attende la morte.
Sempre più deboli
gli organi,
la volontà rifiuta il vivere
e mi fa schivare i luoghi,
che tanto desidero rivedere.
La morte prematura me l'ha tolta.
La tristezza, il dolore e la solitudine
col trascorrere del tempo
hanno esaurito ogni forza
nel mio fisico stanco.
Solo l'anima mi è accanto.
Mi sento come una rondine
che, perduta la rondinella,
esausta e stanca, nell'aria
sbattuta dal vento,
stramazza per terra
e non si alzerà mai più.
In tutti gli attimi veloci
i ricordi di te affollano
la mia mente
ma io stanco tanto,
affranto e senza voglia,
mi addormento nel pianto.
Più passa il tempo
e più i ricordi si ravvivano.
I tuoi gesti sono impressi in me,
nella quiete, la tua dolce voce
ascolto in solitudine.
E ora solo tra estranei resto.
perduta la più cara.
Attendo di rivederla
lieta in Paradiso
allegra con il sorriso.
Questo mondo non è più mio.
La terra non mi appartiene.
Esseri viventi a me estranei,
indifferenti al mio dolore
provano di più il mio cuore.
Nel vivere attimi di pace
il mondo intorno tace,
nessuno tende la mano
per darmi un aiuto.
Dai viventi solo il rifiuto.
A volte fioriscono
ricordi fanciulleschi e giovanili
che affollano la mente.
Ma oggi null'altro risento
mischiandomi indifferente tra la gente.
Chi può sostituire la mia cara?
Tutti mi girano intorno:
falso è il loro fare.
Io desidero solo il ritorno
per riavere la mia amata.
Vago in cerca di pace
col fisico scosso
e l'anima agitata.
Senza più forza la bocca tace
stanco e da tutti schivato.
Quando si perde l'anima gemella
con se porta l'amor tuo,
restando smemorato e senza voglia,
con la speranza derisa:
che gioia incontrarla in Paradiso.
Cos'è ormai per me la vita
vagando senza più meta?
A fatica la sto cercando.
Chi una mano mi darà,
se la primavera non tornerà?
Mia cara, come posso
vivere senza di te,
con il mio cuore sempre più scosso
all'idea di perderti
e di mai più rivederti?
Nessuno colmerà il tuo vuoto
e il valore delle tue doti.
Chi custodirà i tuoi ricami?
Chi conserverà i tuoi capolavori
gelosamente in teche a te care?
Oggi è stato bello
vicino a te a Semmesell'
udire le campane di Pasqua.
Tu nella Resurrezione di Cristo,
io accanto alla tua tomba triste.
Questo suono di campane a festa
scuote il mio cuore.
I ricordi affiorano nella mia testa
trascinandomi nel dolore
e affrettando il mio vivere.
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Rocco Campese
TRATTO BIOGRAFICO
È sempre
vissuto a Tursi, da poco si è trasferito a Policoro. Si è sempre interessato
della storia della vita locale sotto ogni aspetto, salvaguardando le
tradizioni, usi, costumi, arte e quant'altro fosse espressione e connotazione
del suo paese. Soprattutto ha inteso salvaguardare il dialetto
operando una vasta raccolta di termini e cercando di sistemare organicamente
le peculiarità di esso.
Ha collaborato a varie riviste e pubblicato antologie poetiche e
testi storici. È un operatore culturale perché pone il suo archivio
a disposizione di tutti e promuove varie iniziative culturali. Essenziale
per lui è la persona umana, a cui tutto deve essere subordinato e finalizzato,
in quanto creatura di Dio ed unico elemento razionale dell'universo.
La solidarietà e l'amicizia sono il legame più bello che conosca ed
è un dramma costante per lui, fra tanto sperpero e consumismo,
la morte di quei fratelli che, per una vita migliore, lasciano ogni
speranza nel mare e nella disperazione le famiglie in attesa di messaggi,
a cui solo il silenzio fa riscontro.
POESIE
Nelle solitudini
immense
delle vette che penetrano il cielo,
regna la pace dell'universo.
Il biancore delle nevi perenni
e l'azzurro del cielo
non limitano il pensiero
che fugge.
E l'uomo si penetra
del mistero dell'universo,
di ciò ch'è eterno.
Come il mistero di una goccia d'acqua
sotto l'erba,
come il mistero di un volto che vedi una volta
e non ritrovi più,
come il mistero di una gioia d'estate,
come il mistero della felicità recondita:
questi misteri sei tu,
questi misteri il mio sogno, amore.
Tirana.
(Violeta)
(27.04.1995)
Quando il
mio sguardo
s'illumina del tuo,
animo dolce
immensamente bello,
s'adombra un universo:
perché lo veli
di malinconia?
Mi trafiggi,
forte,
occhi stupendi
unicamente bella,
e mi fai male,
tanto male.
Ad Anna Maria Regina Aìno
Non ho parole!
Cantami ancora!
Cullami!
Fammi eterno!
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