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Francesco D'Oronzio
Francesco
D'Oronzio (Franco per familiari ed amici), primo di cinque figli, nato
a Policoro (Mt) il 14 luglio 1961, ora vive a Colobraro con i genitori.
La sua famiglia è quella di valorosi agricoltori ed artigiani; anche
lui sin da piccolissimo ha lavorato nei campi ed ha frequentato la scuola
dell'obbligo a Policoro e Colobraro, dividendosi appunto tra scuola
e famiglia coadiuvando il papà sia nei campi che nel mestiere di muratore.
Da adolescente, come tanti altri suoi coetanei, è stato indirizzato
verso le scuole religiose, lui nella società San Paolo, alunno del Seminario
Romano Minore dove ha frequentato le scuole liceali, ed ha frequentato
la facoltà di Teologia presso i Francescani al Seraphicum di Roma. Ha
abbracciato questa nuova vita con fede e trasporto verso i fratelli.
La sua inclinazione per la stampa lo ha portato da seminarista, ha collaborare
col gruppo libri delle Edizioni Paoline, oggi Edizioni San Paolo tra
Roma e Milano (Cinisello Balsamo). Ha terminati gli studi di Comunicazione
Sociale presso la stessa Congregazione della Società San Paolo che ha
lasciato al termine dei voti temporanei. Costretto dagli eventi oggi
serve il Signore da laico, infatti la sua indole è quella di assistente
verso il prossimo, che lo ha portato a ricevere il Ministero di Lettore
ed affianca il parroco del suo paese nelle pratiche religiose ed assistenziali.
Franco è il fratello che ogni uomo desidera avere nella vita. Attualmente,
la sua attività di Insegnante di Religione presso le scuole di secondo
grado di Colobraro, Valsinni, San Giorgio Lucano e Cersosimo lo portano
a viaggiare da un paese all'altro delle splendide Valli del Sinni e
del Sarmento. Questo lo porta ad allargare ancor più il suo apostolato
dedicato alla vita sociale e spirituale dei fratelli in Cristo. L'umiltà
di Franco è tutta francescana e paolina. È rimasto in casa ad assistere
i genitori ormai avanti negli anni; le sue mani non disdegnano il duro
lavoro dei campi, come avveniva già durante la sua adolescenza. La passione
per i giornali e i libri non lo ha mai abbandonato, e la mette in pratica
soprattutto con questa rivista. La passione vera però è la ricerca e
l'approfondimento culturale generale pur avendo una particolare predisposizione
per la teologia e la comunicazione sociale, in cui già da ragazzo si
era distinto.
POESIE DI FRANCO D'ORONZIO
SPERARE …
Sperare è
amare la vita
anche quando tutto s'inaridisce dintorno,
anche quando
la ragione nega
e la volontà è divenuta silenzio.
Sperare è specchiarsi
nella pupilla dell'altro,
comunione, oltre la curva dei giorni
un vivere
assieme, fratello,
l'inquieto cammino, la meta dolce e lontana.
Io non
posso sperare, Signore, se Tu non esisti,
se Tu non mi salvi.
Sperare
è amore proteso, rinuncia sofferta,
fiducioso abbandono, trepida attesa.
Noi non possiamo rimanere in solitario silenzio
finché Tu resti la nostra
speranza.
Nella difficile terra ancora una volta speriamo,
ancora una
volta riprendiamo l'avventuroso viaggio,
cantando.
LA PIOGGIA
TRA LE RUPI
Che rechi
pioggia settembrina?
Forse sei tu la prima ristoratrice
dopo la torrida
estate?
Raddolcisci l'asperità delle sospese rocce
portando a valle
la tua linfa vitale!
A volte vai solitaria tra rupi, balze
ed anfratti,
quale sorella maggiore,
dopo aver terso i volti petrosi.
Incurante di
loro, ten vai appagata
a verdeggiare i nudi prati.
E così porgi al contadino
la buona dimora del seme,
nelle valli che si distendono
ai piedi delle
crepate rocce.
Convogli, allora, ricchezze nascoste
tra i crepacci ...
pulviscolo ascoso dal vento.
... Così l'arsura diventa prosperità.
Benefica
sei al benedicente creato!
Convogli, allora, ricchezze nascoste
tra
crepacci ...
pulviscolo ascoso dal vento.
... Così l'arsura diventa
prosperità.
Benefica sei alla benedicente creato!
CON TE PACE
O Dio Bambino,
sii tu pace,
come dolce armonia di pensieri,
di voci, di cuori
palpitanti
nell'unica direzione.
Con Te, pace, come due sguardi incrociati,
come
due braccia protese,
annuncio gioioso di un futuro migliore.
Francesco
D'Oronzio |

Michele Crispino
Mi presento
a chi ancora non mi conosce, ma modestia a parte mi
conoscono tutti, almeno i miei compaesani.
Collaboratore di Pietro, il direttore de "La fenice", da
lungo tempo, e cioè da vent'anni quando un certo giorno me
lo trovai davanti al rione Caprera, dove per la prima volta
intrattenemmo un discorso "storico" sulle origini di
Colobraro.
Tra affermazioni varie ed alcune rettifiche della stessa il
nostro discorso filò liscio per lungo tempo, giungendo fino
a oggi quando nel nostro rapporto si è instaurato un dialogo
interminabile, sempre di natura storica, sul passato e sul
presente della nostra patria comune, che è Colobraro.
Io purtroppo vivo lontano, cioè a Vicenza, dove ho
esercitato una lunga attività di insegnante, ora però in
pensione, e non manco di trascorrere alcune settimane nel
paese natio; qui gli amici di un tempo si sono piuttosto
rarefatti, non per colpa loro ma per quella di un avverso
destino. Di me non so proprio cosa dire di più se non che
all'attività di insegnante ho alternato quella di autore di
alcuni libri, di cui il più noto è "Colobraro, un paese una
storia una cultura", edito dalla Banca di Credito
Cooperativo di Colobraro e Valsinni.
Per pura e semplice onestà, devo dire che i miei libri editi
sono una quindicina, molti aventi come soggetto il paese che
nel lontano 1921 mi diede i natali.
L'ultimo libro però mi ha portato lontano dal paese e svolge
una serie di riflessioni dal chiaro contenuto moraleggiante.
La passione di insegnante mi ha fornito a chiare lettere
questo carattere ed io non posso cambiarmi i connotati.
In tutta sincerità, mi pare di aver composto un' opera che,
se non è del tutto valida, ha molti aspetti di originalità.
I miei concittadini, quelli presenti e quelli futuri,
potranno rispecchiarsi in me attraverso i miei scritti e
troveranno degli elementi che ci accompagneranno, almeno in
alcuni elementi che riguardano il luogo di origine.
Mi permetto di dire che, se dai colobraresi del passato
avessimo potuto apprendere notizie scritte riguardanti le
origini e la storia del nostro paese, oggi ne sapremmo molto
di più.
Purtroppo il nostro desiderio rimane insoddisfatto, ma
qualcosa, modestia a parte, l'apprendiamo con qualche mio
scritto che ha il conforto di precise date e riferimenti
storici documentati, e non frutto di mera fantasia.
Lo studioso del settecento Lorenzo Giustiniano rimprovera
agli scrittori meridionali del suo tempo di trasformare le
origini dei loro paesi in eventi straordinari e gloriosi,
che poi di straordinario e di prodigioso hanno ben poco.
L'elemento storico vero deve essere, purtroppo, cercato col
lanternino e dopo aver fatto giustizia sommaria di molti
dati inesistenti o quanto meno piuttosto oscuri.
Con l'andar del tempo molte fantasie, molte esagerazioni e
perché no molte falsità avranno fatto il loro tempo e
qualcosa di certo potrà, forse, essere rinvenuto; perché la
storia si fa con i fatti, accertati ed eloquenti per loro
stessa natura, sempre che si voglia procedere non con i se,
o con i ma, e sconfinando nel puro atto della fantasia.
Concludo anch'io con l'affermazione di cui sopra, ripetendo
che i nostri piccoli comuni hanno avuto tutti origini
semplici e non titoli di grandezza e nobiltà.
Verità questa che non può essere smentita.
POESIE di MICHELE CRISPINO
NUOVO INNO AL MAR JONIO
Bello il tuo mare o azzurro Jonio,
nell'immensa conca si annida
e riposa una lunga storia.
Gente dalle molte vite e molte città,
tutte si sono specchiate in te.
Se potessi immaginare la grandezza antica
e rivederla solo per un istante, direi di te cose non prima
dette da nessuno.
Le tue acque arrise
dalla bellezza fulgida di Venere,
ti rendono ancora oggi un tributo
che altri mari non hanno.
In te si è specchiata, e si rispecchia ancora, la Grecia
tutta, la Magna Grecia, madre ...di civiltà e di popoli,
luce del mondo e splendore della vita sempre rinascente.
Il sole ti bacia fin dalle prime ore del mattino.
Benefica discende su di te la
luce divina del giorno e ti illumina tutto, dandoti degli
splendidi effetti che durano tanto e ti affascinano e ti
incantano, facendoti brillare come tante perle incastonate e
rifulgenti in una fantasmagoria di colori.
Bello è il tuo azzurro manto, come dice il poeta Nicola
Sole, che ti ha celebrato per primo,
con felici accenti classici e foscoliani.
Io mi congiungo a quella voce ed, a modo mio, dico che più
glauco mare di te,in queste lande di terra e di superfici
acquee, è difficile trovare.
Tu, mare Jonio, principio e splendore
di civiltà, fulgore di luce che i poeti, prima greci, poi
latini, con altri ancora moderni, cantarono.
Io modestamente mi accodo al loro canto
e dico che nessuno mai ti ha uguagliato per i doni che hai
reso ai popoli abitanti sulle tue lucide coste,alle isole
facendole specchiare nelle tue spumanti acque.
Forse presumo troppo, dicendo: chi ti ha superato, degli
altri mari, nei doni elargiti alle città racchiuse
nell'ampia, tua splendida conca?Sei stato un dono della dea
Venere
che bagnandosi nelle tue sempre rinascenti linfe
ti ha elargito il dono dell'immortalità.
Michele Crispino
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