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EVOLUZIONE STORICA DELLA MAGISTRATURA
di Alberto Virgilio

- Tra le questioni che il governo e le forze politiche dovranno prossimamente affrontare, la riforma della giustizia è quella che presenta gli aspetti più complessi e controversi, come si evince anche dal perdurante dibattito che registra opinioni divergenti e spesso contrapposte sui molteplici punti in discussione.
Nella imminenza delle concrete iniziative che sull'importante materia saranno assunte dalla maggioranza governativa e sulle prese di posizione che assumeranno sia l'opposizione sia gli altri centri istituzionali legittimati ad esprimere il proprio parere, non è superfluo rivolgere l'attenzione alla evoluzione che ha contrassegnato la storia della magistratura nel nostro Paese. Va premesso che l'esigenza di giudici imparziali è stata avvertita in ogni tempo. Limitando l'analisi alle vicende che hanno caratterizzato nel nostro Paese l'affermazione di tale esigenza nel passato non molto remoto, va ricordato che lo Statuto Albertino non dedicava apposite norme alla funzione giudiziaria, in quanto stabiliva soltanto che i giudici erano nominati dal re, in nome del quale amministravano la giustizia, e che diventavano inamovibili dopo tre anni di esercizio. Questa disposizione (art. 69) mirava a garantire il requisito d'indipendenza dei magistrati da altre autorità, politiche o eterogenee, al fine di scongiurare il rischio di intralciarne i compiti sotto la minaccia del loro trasferimento in altra sede.
La conquista della piena autonomia e indipendenza della funzione giudiziaria si ebbe tuttavia con l'avvento del costituzionalismo liberale manifestatosi tra la fine del secolo XVIII e principalmente nel corso del secolo XIX, allorché prese il sopravvento la teoria della netta separazione dei poteri dello Stato, con la conseguenza di una magistratura concepita come ordine autonomo del tutto svincolato dall'influenza del potere politico e soprattutto dal potere esecutivo.
Questa tesi fu pienamente accolta nella Costituzione repubblicana del 1948. I precedenti sopra richiamati dimostrano che la posizione che l'ordine giudiziario occupa attualmente nell'assetto dello Stato fu considerata una vera e propria conquista di civiltà giuridica.

Non senza ragione l'insigne giurista Andrea Torrente, da molti considerato il più grande magistrato del secolo scorso, scrisse che la storia dell'indipendenza della magistratura era direttamente collegata al ruolo e all'autorevolezza del Consiglio superiore , inteso come organo imparziale di governo dei giudici.
Premessi tutti questi richiami, va fortemente auspicato che nel procedere alle innovazioni che si accinge a introdurre nel sistema della giustizia, il governo non prescinda dal considerare e dal tenere nel giusto conto il travaglio evolutivo del ruolo della magistratura, come risulta dal quadro storico-normativo sopra delineato, perché ogni eventuale svalutazione del carattere di autonomia e indipendenza dell'ordine giudiziario, unitariamente inteso, rispetto agli altri poteri dello Stato, segnerebbe un regresso di non scarso rilievo nel panorama costituzionale della nostra Repubblica democratica e liberale.
Queste riflessioni saranno sicuramente al vaglio delle forze politiche nei prossimi mesi , ma intanto è opportuno non dimenticare che le riforme in ogni settore della vita pubblica devono essere strettamente collegate all'interesse dei cittadini.
Per la giustizia tale interesse riguarda principalmente le lungaggini dei processi, sia in materia civile che penale. All'obiettivo di snellire le relative procedure, con la salvaguardia comunque dei diritti delle parti, dovrebbe soprattutto mirare l'azione immediata del governo, al fine di rendere concreto il precetto costituzionale sulla ragionevole durata dei processi.
Questa è un'esigenza primaria di fronte ad altri argomenti dei quali pure si discute. Sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e magistrati giudicanti, sulla struttura e sui compiti del Consiglio superiore della magistratura, sulla obbligatorietà dell'azione penale e sulla eventuale nuova disciplina per le intercettazioni telefoniche, potrà svilupparsi in tempi successivi ogni opportuno dialogo e confronto, ma nella gerarchia delle urgenze al primo posto restano sempre la riduzione della durata dei processi e l'efficienza in generale del pubblico servizio della giustizia.
Sono infatti le necessità più sentite dai cittadini, quali utenti interessati al normale funzionamento di tale servizio.

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