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LE FIAMME TORNANO A LAMBIRE COLOBRARO di Pietro Giovanni Lucarelli |
MARIO BRUNO IL POETA DELL'ANIMA di Pietro Giovanni Lucarelli |
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L'11 settembre 08, tornano dopo pochi giorni dall'ultimo
incendio i vigili del fuoco con l'ausilio di mezzi aerei, per domare
le fiamme nel territorio di Colobraro. Non sono mancati momenti di panico. |
Mario Bruno, tursitano di nascita e colobrarese di adozione per aver qui trovato la sua anima gemella. È certamente il poeta dell'anima e del dolore, i suoi versi, pungenti di tormenti ma pieni di luce, danno sfogo a una vita segnata da troppe sofferenze, dal duro lavoro e dalla perdita precoce della persona a cui ha versato e versa il suo amore viscerale. La famiglia lo prende in toto ed è il suo ultimo scopo della vita: dedicarsi appunto ai figlioli, non allontanandosi un attimo dal suo grande amore. Tanto da invocare continuamente l'intervento di sorella morte, affinché la possa raggiungere nel regno del "Vivente". Infatti, quando Mario parla del suo corpo lo chiama "liso" per indicare con forza che il suo corpo ormai è consumato e distrutto. Lo tiene in vita solo perché s'immerge nell'io del Vivente: la religione è la sua ancora di salvezza e lo fa passare da un dolce pessimismo a quello cosmico o ossianico come lo chiama il prof Benito Lecce: ma noi non crediamo che in Mario vi sia questa predisposizione verso il tono "fantastico e tenebroso" di J. Macpherson che attribuì ad Ossian, poeta scozzese del III secolo d.C. Il pessimismo di Mario è fatto di dolori fortissimi ma che rafforzano la sua stessa anima e che vengono mitigati solo dalla fede: di fatto chiede continuamente al buon Dio di poter raggiungere la sua amata depositando il corpo liso sotto la terra nera, per liberare l'anima che è al suo interno imprigionata. Non si era mai sentito dire da un marito: "Morte chiama il mio infelice vivere" Mario Bruno è nello stesso tempo il cantore dei valori e degli antichi splendori: la sua semplicità supera la bravura dei dotti ed eloquenti limatori della lirica; lui non ha bisogno di rifarsi al verismo di fino ottocento italiano oppure al neorealismo che si sviluppa in Italia alla fine della seconda guerra mondiale, periodo in cui Mario, pur lavorando sodo nella sua non agiata vita, è felice. Il nostro poeta fa rivivere vocaboli dimenticati dai dotti ma la loro semplicità è sempre efficace, infatti, rendono chiaro ogni concetto poetico, perché sono versi illuminati dal di dentro e che portano ad una sola luce, quella Divina. La splendida collana è formata da quattro volumi: Affrùntere a Madonne, L'Ellade editrice 1994; Il Cuore di una mamma, L'Ellade editrice, 1994; La Vita, L'Ellade editrice, 1996; Curr' Curr' a la Cappell', Archivia editrice, 2001. Le sue produzioni forse non sono ben commercializzate ma le poesie di Mario Bruno si trovano su varie riviste letterarie che impreziosiscono le testate che le ospitano. In conclusione possiamo dire che Mario è "l'operaio" della fede, il cantore più spontaneo dei contemporanei: non ha fronzoli ma solo messaggi di amori puri, non materiali, volgari o animaleschi che siano. |