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La riapertura della scuola apre anche
questa volta, come ogni anno, il varco alla polemica.
Tra i tanti interventi, alcuni dei quali isterici e di cattivo gusto, m'è piaciuto
quello del sen. D'Amelio, dal quale estraggo quanto segue:
"Lei ha
ragione a dubitare degli effetti pedagogici che il nuovo potrebbe avere
sulla formazione del fanciullo.
Ma sono certo che le sfugge la ragione vera di questa legge: sistemare
oltre 100 mila insegnante che, diversamente, perderebbero posto, a causa
della forte diminuzione della popolazione scolastica, per il calo delle
nascite ... (l'interrogativo) che salvando i livelli occupazionali, venga
trascurato il ruolo formativo della scuola, cosa tanto più grave ora che
la scuola italiana fa registrare livelli assai bassi ... Occorre cioè
saper mediare tra gli interessi primari dell'insegnamento e quelli
altrettanto importanti dell'occupazione, privilegiando però l'esigenza
d'una delle nostre migliori tradizioni, all'altezza dei tempi".
Ciò
premesso vorrei fare alcune riflessioni.
Noi cattolici non ci accontentiamo di una scuola più funzionante e
qualificata, ma desideriamo fortemente una scuola che sia comunità
educante, gestita da tutte le sue componenti, tesa non solo a
trasmettere conoscenze e valori, ma a sostenere il cammino innovativo
dei giovani rendendoli più attivi e protagonisti responsabili del loro
futuro e del futuro della comunità. |
Puntare a traguardi ambiziosi, ma estendere il rapporto di
collaborazione attiva tra scuola e società, tra scuola e territorio.
Tutti devono tornare a scommettere sulla scuola perché essa resta una
realtà decisiva se è vero che proprio il suo abbandono determina poi
quelle situazioni di malessere generale che attraversa la cronaca di
questi giorni.
La scuola non prescinde dal territorio, anzi ne evidenzia l'importanza
come principio formativo di una nuova cittadinanza.
La formazione scolastica è fondamento per la costruzione della città
secolare che non sia una selva.
Tutte le parti in gioco, docenti, genitori, alunni, devono attraverso il
continuo dialogo stringere un contratto pedagogico che abbia come
finalità ultima la promozione e la difesa dell'essere uomo e lo
svolgimento della personalità.
Proporrei quasi un nuovo verbo per la scuola, "cittadinare", che metta
in luce non solo l'appartenenza alla polis, ma pure della polis
all'uomo; la presenza della polis, ossia degli altri, nella coscienza
dell'uomo, in modo che docenti e studenti siano cittadini della scuola e
partecipi della sua istituzionalizzazione.
Insieme si cresce, si possono sviluppare attitudini, si mettono in luce
in sé e negli altri quelle risorse inattese, proporzionatamente
alle (proprie) possibilità.
Le modalità di comunicazione, i bisogni, i desideri, le motivazioni,
esprimono e favoriscono la sicurezza interiore, il senso di fiducia in
sé e negli altri, tonificano suscitano ottimismo. |