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LA RIAPERTURA DELLA SCUOLA
di Aldo Viviano

La riapertura della scuola apre anche questa volta, come ogni anno, il varco alla polemica.
Tra i tanti interventi, alcuni dei quali isterici e di cattivo gusto, m'è piaciuto quello del sen. D'Amelio, dal quale estraggo quanto segue:
"Lei ha ragione a dubitare degli effetti pedagogici che il nuovo potrebbe avere sulla formazione del fanciullo. Ma sono certo che le sfugge la ragione vera di questa legge: sistemare oltre 100 mila insegnante che, diversamente, perderebbero posto, a causa della forte diminuzione della popolazione scolastica, per il calo delle nascite ... (l'interrogativo) che salvando i livelli occupazionali, venga trascurato il ruolo formativo della scuola, cosa tanto più grave ora che la scuola italiana fa registrare livelli assai bassi ... Occorre cioè saper mediare tra gli interessi primari dell'insegnamento e quelli altrettanto importanti dell'occupazione, privilegiando però l'esigenza d'una delle nostre migliori tradizioni, all'altezza dei tempi".
Ciò premesso vorrei fare alcune riflessioni. Noi cattolici non ci accontentiamo di una scuola più funzionante e qualificata, ma desideriamo fortemente una scuola che sia comunità educante, gestita da tutte le sue componenti, tesa non solo a trasmettere conoscenze e valori, ma a sostenere il cammino innovativo dei giovani rendendoli più attivi e protagonisti responsabili del loro futuro e del futuro della comunità.

Puntare a traguardi ambiziosi, ma estendere il rapporto di collaborazione attiva tra scuola e società, tra scuola e territorio.
Tutti devono tornare a scommettere sulla scuola perché essa resta una realtà decisiva se è vero che proprio il suo abbandono determina poi quelle situazioni di malessere generale che attraversa la cronaca di questi giorni.
La scuola non prescinde dal territorio, anzi ne evidenzia l'importanza come principio formativo di una nuova cittadinanza.
La formazione scolastica è fondamento per la costruzione della città secolare che non sia una selva.
Tutte le parti in gioco, docenti, genitori, alunni, devono attraverso il continuo dialogo stringere un contratto pedagogico che abbia come finalità ultima la promozione e la difesa dell'essere uomo e lo svolgimento della personalità.
Proporrei quasi un nuovo verbo per la scuola, "cittadinare", che metta in luce non solo l'appartenenza alla polis, ma pure della polis all'uomo; la presenza della polis, ossia degli altri, nella coscienza dell'uomo, in modo che docenti e studenti siano cittadini della scuola e partecipi della sua istituzionalizzazione.
Insieme si cresce, si possono sviluppare attitudini, si mettono in luce in sé e negli altri  quelle risorse inattese, proporzionatamente alle (proprie) possibilità.
Le modalità di comunicazione, i bisogni, i desideri, le motivazioni, esprimono e favoriscono la sicurezza interiore, il senso di fiducia in sé e negli altri, tonificano suscitano ottimismo.

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