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Aldo Viviano, Pietro Giovanni Lucarelli, Daniele
Calvi.
PREMESSA
Signor Presidente Direttore
della biblioteca comunale di Colobraro, la ringrazio dell'invito a me
diretto, di presentare il romanzo on-line "Il Granduca di Costa fiorita" del
comune amico, il signor giornalista Pietro Giovanni Lucarelli Direttore del
periodico "La fenice" di cui mi onoro di essere l'ultimo collaboratore.
La saluto, con fervidi
auguri di felicissimo anno e fertilissimo 2007, insieme al noto autore ed a
quanti stasera sono qui in questa sala. Grazie anche a voi tutti.
Abituati come siamo a
recensire testi e soggetti di altra natura, l'invito a presentare un'opera
di narrativa ci prende un po' alla sprovvista, anche perché entrare nel
campo dell'invenzione letteraria è come inoltrarsi in una foresta.
Ma a Lucarelli non si può
dire di no, né a lei che gentilmente, con il suo invito ha inteso
gratificarmi di fiducia e stima, forse immeritate.
Dovendo iniziare ad entrare
in medias res, avrei pensato di fare prima una panoramica sul genere
letterario cui appartiene l'opera del Lucarelli, e successivamente
affrontare il delicato tema che sottende in ogni pagina, risparmiando a voi,
gentili ascoltatori, i vari passaggi creativi propri di ogni singola unità
del tessuto linguistico, psicologico, etico-educativo.
Mi limiterei pertanto più
che all'intreccio dell'immaginazione, alla finalità morali speculative,
pedagogiche, ottative, monitrici, insite nella stessa ragion d'essere della
pubblicazione.
Spero così di cogliere il
frutto dell'albero conoscendone la specie.
ROMANZO
Nel nostro medioevo i
racconti dilettevoli erano scritti non in latino, ma in lingua volgare, coiè
Romanza.
Il romanzo è una narrazione
di ampia estensione divenuto col tempo genere letterario richiesto.
Dante nel purgatorio (26,
118) scrive di "prose di romanzi", distinguendole dalle chanson, composte in
versi, che potevano trattare medesima materia.
Nel "De vulgari eloquentia"
(1,2) vanta la superiorità della prosa sul latino, del primato del volgare.
Siamo nel tempo delle
narrazioni aventi per soggetto l'insieme di storie note in Francia e diffuse
poi in Europa, che trattava miti, temi fiabeschi, folklore celtico.
È il ciclo bretone che si
sviluppa in maniera indipendente dal mondo classico e dà origine al romanzo
medioevale, inaugura il genere narrativo a due facce:
l'erotico-cortese-cavalleresco, ed epico (ciclo carolingio). Però non si può
rifiutare la denominazione di Romanzo alla narrativa classica, dell'antica
Grecia (odissea, Iliade) a Petronio, Apuleio (asino d'oro). Riteniamo
comunque che la data di nascita del romanzo in Italia sia il medioevo e che
sia fiorito con il Boccaccio in cui RR: filocofo, Commedia delle ninfe
fiorentine, Elogio di madonna Fiammetta, il Corbaccio, accreditano il genere
letterario. Così fino all'era delle tre scoperte: della terra, dei cieli e
della stampa che hanno dato forma alla modernità. Con questi avvenimenti, è
saturato il pensiero dell'uomo, o non c'è bisogno piuttosto di una
post-modernità, costituita da un altro filone, del romanzo? Occorre un
elemento essenziale che è l'immaginazione. Se una cultura non riesce a dar
vita ad una immaginazione del mondo, risulterà storicamente indecifrabile. |