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Non si può concepire la scoperta o conquista dell'America senza
l'immaginazione dell'America. Non si può concepire la scoperta del cielo,
del cannocchiale di Galilei, senza l'immaginazione dei tempi che l'hanno
prodotto.
Non si può concepire la
scoperta della stampa senza conoscere l'alfabeto e la scrittura, gli
amanuensi e la materia d'uso. La linea maginot del passaggio dal medio evo
al moderno è segnata dal Cervantes, che su tutti gli altri movimenti Europei
scopre la dimensione immaginaria all'interno dell'individuo con il suo Don
Chisciotte. Cervantes inaugura il tema della finzione: realtà ed apparenza,
delusione, racconto cosciente di sé, visione del mondo moderno diviso tra
realtà e illusione, ragione e follia, l'erotico, il ridicolo, il visionario,
l'escatologico.
A volte le parole non sono
le cose, e queste non sono le parole: un percorso dell'avventura
all'analogia, all'apparenza. Si va però in cerca dell'identità, della
credibilità, della realtà, e che questa non sia condannata a essere
finzione. Iniziano i romanzi d'avventura, storici, autobiografici,
polizieschi, a tesi o non. Universo sconfinato di azioni e passioni,
rappresentate sul piano della funzione del reale ma che non per questo
perdono la potenza di eccitamento in funzione anche mimetica. E ciò
specialmente nei giovani soprattutto quando la passione è quell'amore di cui
il Manzoni diceva esservene nel mondo più che a sufficienza, troppo spesso
sfigurato, mascherato, facile materia per poco scrupolosi sfruttatori
commerciali degli istinti.
Di qui la necessità per il lettore di farsi una
coscienza che subordini curiosità, moda, culto del bello letterario,
legittimo desiderio di svago al dovere di mantenere la propria sanità morale
e quella dei figli, ubbidendo sul piano etico alla medesima legge che, su
quello fisico ed igienico lo distoglie dai veleni. Caro Pietro
dall'elencazione dei tuoi scritti riportata nel codice delle pagine web si
evince la tua passione per la lettura. Ne sei l'ambasciatore. Proviene da te
e torna a noi. È un'impresa presentare la realtà, specialmente se a
veicolarla è la verità sottesa del romanzo.
La narrazione deve
incantare. Se si frappongono ostacoli, questa neppure nasce. Ieri era un
rifugio magari dopo un fallimento, specialmente sentimentale; una protezione
per chi vedeva la città dove ci sono solo pecore, lo smarrimento di un sogno
senza fedeltà, senza alterità, quasi una follia dietro l'impostazione
descrittiva. Oggi è un po' diverso. Restano frange d'avanzo. Oggi, chi
scrive per gli altri, anche nel romanzo, vuol trasformare la realtà, meglio
renderla migliore, al di là di illusioni e strapazzi consolidati di vita.
Senza pretendere di ingigantirla per truccare l'ordinario passibile di tinte
e venature ipocrite. Il tuo romanzo non esce da una stamperia ma da una
stampante. Dalla stamperia esce il libro; dalla stampante può essere
assemblato il libro ma di tutt'altra caratura: senza editore, forse senza
colori, senza foto artistiche o illustrazioni. Ovviamente il Web non è la
morte del libro stampato. Però con il web nasce il nuovo libro, con
carattere liberatorio dalla edizione, dalla pubblicazione consueta. Cento
anni fa per sapere cosa accadeva bastava incontrarsi in una piazza. Le agorà
di oggi si chiamano giornali stampati e on-line, televisive e radio,
internet, blog, webcamera, ecc. Gli strumenti della comunicazione possono
essere carezze o frustate. Basta saperli usare con conoscenza. Vale per
tutti. Questa la forma. La sostanza è il contenuto che non cambia con il
modo di rapportarsi. Il deposito dell'immaginazione si fonda sulla
mediazione delle sensazioni, delle percezioni, e queste passano per
l'esperienza che trae linfa, e dice stretta relazione con il passato.
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