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Mary Falco
Dopo la fantasiosa allegria de "Il
Principe Della Luce" l'idea che Lucarelli scrivesse un romanzo m'è
sembrato un po' un tradimento e questa sensazione iniziale è cresciuta
leggendo la presentazione dell'autore che dice tra l'altro: "La trama del
romanzo è il tempo che ci tocca, in cui vediamo la gente, che è
particolarmente indolente. Nulla va per il verso giusto e nessuno si chiede
quale sia il verso giusto: forse, per i più, può essere vivere
spensieratamente di rendita, senza preoccuparsi di capire da dove proviene
la rendita stessa.." Ahimé, mi sono detta non solo un romanzo, ma anche con
intenti moraleggianti… però più avanti ho letto: " I nostri personaggi sono
rigorosamente inventati, anche quando si identificano con
uomini della storia o ai vertici degli Stati, quali presidenti, regnanti o
altri.
Rigorosamente inventati… che significa? Allora ho tralasciato un momento la
prefazione e sono andata avanti a leggere… ritrovando la penna che mi aveva
affascinato ne "Il Principe della Luce"; anche "Il
Granduca di Costa Fiorita", a dispetto dei canoni letterari, è
infatti una favola, ma una favola calata nella realtà. Non più in una
dimensione artefatta, dove la morte non esista, ma in un mondo del tutto
parallelo al nostro, dove però è proibito far del male. La più grande e
bella delle magie è il fatto che la gente si voglia bene ed abbia voglia di
lavorare!
In principio la situazione non è limpida: il protagonista è un figlio
naturale d'un gran signore che ha approfittato della propria posizione per
mettere incinta la cameriera, e poi non trova niente di meglio da fare, per
riparare alla propria leggerezza, che allontanare madre e figlio per non
mettere in discussione il proprio matrimonio! Eppure non ci sono
recriminazioni e nessuno si piange addosso, al contrario la situazione viene
inaspettatamente volta al meglio, perché il fanciullo a dispetto delle sue
umili origini, cresce buono e ben educato; è un piccolo genio ed i generosi
alimenti paterni possono pagargli degli ottimi studi. Così il giorno che
s'innamora della bellissima figlia del granduca di Costa Fiorita, l'ansia di
mostrarsi degno di lei lo fa indagare a fondo sulla propria storia… ed ecco
che la sua sventurata madre è nientemeno che la principessa Anastasia, unica
discendente dello Zar sopravvissuta alla Rivoluzione Russa, con un bagaglio
di saggezza e pazienza che ne fa una donna meravigliosa. Il futuro suocero,
il Granduca appunto, è felice dell'occasione che gli si offre di far del
bene ed oltre ad accogliere a braccia aperte madre e figlio è pronto ad
investire il suo capitale negli studi di quest'ultimo… è l'inizio di una
girandola di strane avventure, vari viaggi, su eccezionali aviogetti,
dall'Italia all'America, dalla Terra su Marte e da Costa Fiorita all'Isola
dei Sogni, in Groenlandia, come ultima meta, con la creazione di un vero e
proprio mondo migliore.
Allora ho capito che cosa intendeva la prefazione dicendo: "Noi abbiamo
preferito esaltare la creatività, l'allegria e la serietà, l'amore e il
rispetto, l'onestà e la laboriosità, insomma abbiamo scelto il vivere
positivamente e senza piangersi addosso. Percorrendo la via della
positività, si è portati a magnificare ogni iniziativa ed a concluderla
ovviamente in positività" la prospettiva è infatti completamente ribaltata
rispetto a quella del romanzo realistico: non un'attenta indagine delle
cause, ma al contrario una continua, generosa invenzione di soluzioni
alternative in grado di migliorare la realtà. Non manca tuttavia un rigoroso
ordine d'insieme, il romanzo si svolge in cinque parti: la prima è quella
dell'introduzione e dell'amore di due giovani schietti e sinceri, che si
affidano ai canoni della nobiltà di un tempo ormai lontano: l'amore
sbocciato al primo sguardo, l'innocente scusa del cesto di pere da portare a
casa …
La seconda parte è quella della presa di coscienza di essere un vero
soggetto giuridico, capace d'intendere e di volere. E poiché questa scoperta
è fatta proprio per essere degno dell'amata, Giovanni arriverà addirittura a
ringraziare la madre di lei che, professandosi contraria al legame, gli ha
suggerito una più attenta ricerca delle proprie origini. E così senza una
parola contro l'errore iniziale che aveva diviso madre e figlio, arriviamo
addirittura alla riconciliazione con la moglie legittima di quel signorotto
avventato, invitata con le figlie al matrimonio di Giovanni e Monica,
formando una lietissima "famiglia allargata"
La terza parte è quella dell'ingresso in società, per formarsi una propria
famiglia. E sullo sfondo del matrimonio dei protagonisti, quasi come un
lieto contagio, nascono altre quattro belle storie d'amore… rigorosamente
coronate da nozze legittime; le sorellastre di Giovanni sposeranno i suoi
migliori amici. |
Infatti in questo romanzo "Tutti però sono pronti a lavorare
per una società attiva e produttiva, pronta a migliorarsi con il proprio lavoro e con la
propria inventiva, allo scopo di migliorare il territorio, in cui si vive,
ed educare i propri figli, facendo capire loro che, una volta adulti, non
devono mai essere di peso prima ai genitori e poi alla società. La società,
a nostro avviso, non deve mai sopperire ai danni dei malfattori o dei
trasgressori di regole che dir si voglia; i rei devono scontare il fio delle
loro colpe, solo con la sofferenza fisica, lavorando sodo, per soddisfare il
danno arrecato alla società e al malcapitato e per il proprio mantenimento,
dando prova del ravvedimento e della laboriosità, acquisita per un rientro
in società."
La quarta parte è quella del lavoro nella società e per la famiglia, con il
relativo accumulo di sostanze, per il futuro della stessa società, in cui si
vive. In questa fase l'amore dei due giovani finisce per così dire di sfondo
mentre il Granduca come un munifico, potente, agiato signore di altri tempi,
senza onta e senza macchia, si dedica più che al suo, all'altrui interesse e
legato alla famiglia, alla dignità, all'onore, all'onestà, in senso
patriarcale, nel rispetto del sistema sociale e del vivere civile, creando
una vero e proprio impero in un'isola della Groenlandia. Questo sarebbe il
luogo ideale anche per gli altri, se non fosse per un severo divieto, per
tutti gli estranei, emesso dal Granduca, in persona, che ha ingaggiato un
intero esercito, per la difesa della privacy sua e dei suoi concittadini.
Come contagiati dall'esempio del Gran Duca anche gli altri personaggi
rifulgono di nobili principi, preclare virtù ed elevata intelligenza; sono
sempre pronti a sacrificarsi per il benessere familiare, sociale ed
universale, in una gara di amore per i propri cari e di solidarietà per il
prossimo. Tanta bontà, generosità, umanità è possibile, solo perché si
tratta della città ideale, scintillante di luci, sull'Isola dei Sogni, nella
terra che non esiste, nella dura realtà effettiva, ma che è viva e vegeta
nell'immaginazione dell'autore e nell'immaginario collettivo.
La quinta parte è quella del punto di arrivo e del passaggio delle sostanze,
accumulate durante il lavoro di una intera vita, nelle mani dei figli o di
società giuridiche, create per produrre ed elargire i ricavi ad enti morali
e sociali, per il buon funzionamento del sociale stesso. Un granduca ormai
centenario raccoglie i frutti del proprio successo e lo trasmette intatto
agli eredi, senza trascurare nessuna precauzione perché l'impero creato
conservi nel tempo la propria funzionalità.
Come spiega bene la presentazione del prof. Gianni Latronico (che ha anche
illustrato il testo con una serie opere virtuali): "Arditi voli pindarici
caratterizzano "Il Granduca di Costa Fiorita" nel passaggio, in forma
discorsiva, di soggetti, tempi e modi del periodo, sempre scritto in punta
di penna, con una certa nonchalance, con una garbata eleganza e con un'amena
disinvoltura. Però, dato che ogni luce ha la sua ombra; dietro lo sfarzo di
nomi altisonanti, di brevetti strabilianti, di progetti mirabolanti, c'è la
sofferenza di una schiava, il dolore di un trovatello, la civetteria
femminile e l'onnipresente ingerenza del factotum. È questo potente
chiaroscuro, che rende la verosimiglianza di abitudini desuete, tradizioni
obsolete, sentimenti sorpassati, superati dagli usi e costumi, dagli uomini
e dalle donne di questi nostri tempi moderni, che non hanno più rispetto per
niente e per nessuno. La morale della favola è altamente positiva,
costruttiva ed educativa, sia per la moderna gioventù attuale, che per le
generazioni future, in quanto tutto passa, tutto cambia, tutto si rinnova;
ma la vera bontà dell'animo rimane sempre, comunque e dappertutto… Tutto è
possibile nel bel mondo dorato della vera fantasia e della pura poesia di
Pietro Giovanni Lucarelli."
Secondo me però la forza del romanzo non è tanto in questo chiaro scuro,
quanto nella nuova prospettiva che illumina le situazioni tristi fino a
trasfigurarle completamente: la schiava viene reintegrata nei suoi diritti,
il trovatello diventa un cittadino modello, dimostrando come dar loro
fiducia è stato alla lunga molto più vantaggioso che non farne degli
emarginati.
E a Lucarelli ci conviene ridare la parola per concludere: "abbiamo esaltato
l'immaginazione sorretta dalla fantasia, ma anche dalla serenità e dalla
volontà di essere attori principali nelle cose della vita, non appiattirsi
sulle altrui iniziative e, tanto meno, essere passivi o ancor peggio
parassiti della società. Solo così si è positivi e si può provare a cambiare
il tempo che ci tocca in un tempo migliore, da consegnare alle generazioni
che verranno." Ed è proprio quest'ottimismo a dare al romanzo la forza di
creare un mondo migliore, in cui ci sia spazio per i sentimenti e per gli
affetti, ma senza rinunciare per questo a concludere brillanti affari e
studiare soluzioni ardite. |