logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 22
IL DIALETTO DELLA BASILICATA O LUCANIA
visto dal prof. dialettologo Gianni Latronico

Lucania (dal latino: lucus-i = bosco sacro; lucus-us: lux = luce) già abitata dagli Entri all'interno, fu colonizzata sulla fascia costiera dai Greci; fu occupata dai Lucani, imparentati con i Sanniti, (secc. VIII-V a.C.); fu assoggettata dai Romani nel 272 a. C. si ribellò durante le guerre di Pirro. Ormai devastata da Annibale, nel 216 a. C., spopolata dalle stragi di Silla e dalla malaria, la Lucania formò infine, con il Bruzio, la terza regione augustea. Alla caduta dell'impero romano, subì diverse invasioni barbariche. Contesa nell'alto Medio Evo, tra Bizantini, Goti e Longobardi, fu poi conquistata dai Normanni, che nel 1130 fecero di Melfi la loro capitale e mutarono il nome di Lucania in Basilicata (dal greco basileos: terra di re). Ora si chiama sia Lucania,  che Basilicata.
Nel dialetto lucano, le parole sono concatenate tra loro, senza soluzione di continuità, per cui non sono immutabili, con le finali ben definite, ma cambiano, a seconda della posizione, della cadenza, dell'inflessione fonetica, nell'ambito della stessa frase. Essendosi attenuate ed essendo cadute le vocali finali, neutralizzandosi nell'
ë, per poter distinguere il genere ed il numero, si ricorre all'apofonia quantitativa e qualitativa: Es. jondë: sporca è il femminile di jundë = sporco, vùeskë = boschi è il plurale di voskë = bosco, come nei verbi forti in tedesco, nella coniugazione tematica in greco e nei verbi irregolari in inglese. C'è anche un largo uso dei plurali in –ora, come nel latino corpora: Es. së = càsërë. Nei verbi manca il condizionale, per il quale si ricorre a perifrasi dei verbi volere, avere, potere. La fine delle parole può subire delle modifiche nel contesto, ricorrendo alla metafonia (ë/a): Es. fìgghjëmë u scéttabbànnë (mio figlio il banditore) diventa fìgghjëma Ggjuwànnë u scéttabbànnë (mio figlio Giovanni il banditore), per l'influsso della sillaba successiva. Con la sonorizzazione e il dileguo delle consonanti sorde intervocaliche, queste sono le peculiarità, che distinguono il lucano dalle altre plaghe dialettali, con diverse caratteristiche. Àw panajìërë, al cimitero; u scéttabbànnë, il banditore; u panärë, il paniere; u zappatòwrë, lo zappatore; i tèmbë ròssë, le collinette rosse; a shascéttëlë, la navetta con spola; i cusquaséddë, le barzellette; u vuccìërë, il beccaio; cäpësòttë, capovolto; a l'ëndrasàttë,

all'improvviso; 'mbétë la tèrrë, ai piedi della terra;  l'appìëttë  l'acìëddë, la salita dell'uccello; drét a lë mìërvëlë, dietro i merli,  ecc. non sono semplici denominazioni di luoghi, persone, cose, ma riferimenti precisi ad una storia vissuta in terra lucana. Questi vocaboli, nel contesto evocano all'istante aromi, suoni, sapori di un tempo lontano nello spazio, ma vivo e vegeto nell'archivio dell'immaginario collettivo, soprattutto nelle coincidenze e nelle assonanze tra i vari idiomi locali, tra l'italiano ed il dialetto, tra la musica e la poesia. In essi, c'è un pathos travolgente, una tensione dinamica ed una ispirazione continua, che comunicano l'estro della favola mitica, la magia del mistero profondo, l'incantesimo della grazia divina e la gioia di vivere in un nuovo incantesimo. È tutto un mondo di fiaba e di mito, di verità e leggenda, di reale e fantastico, che torna a rivivere intatto, ogni qualvolta si mette in moto il meccanismo della tradizione orale. L'attuale tendenza di abolire i dialetti, per uniformarsi alla lingua italiana unitaria, ha fatto scattare il campanello d'allarme, per cui all'università è sorta la facoltà di dialettologia, con varie tesi di laurea in dialetto, ed alcuni studiosi hanno scritto saggi, dizionari e poesie in vernacolo, come Albino Pierro di Tursi e Mimì Belloccio di Ferrandina, tra i più grandi. Io stesso, con il vate ferrandinese, io stesso ho compilato l'Antologia "Ferrandina tra penna e pennello". A tutto questo si aggiunge il presente lavoro portato avanti dalla rivista  "La fenice" che ora pubblica il Dizionario del dialetto colobrarese - italiano. Dialetto che a torto o a ragione si vuole far derivare dal dialetto jonico con cui Tirteo scrisse le sue esortazioni a combattere. Certo è che in questo dialetto si trovano tantissime parole derivate dal greco.
Tre bravi scrittori, Pietro Lucarelli, Francesco D'Oronzio, Maria Antonietta Lucarelli hanno portato a termine l'immane, piacevole fatica di compilare questo dizionario, traducendone in italiano i vocaboli ed espressioni idiomatiche, tipiche del loro vernacolo natio.
Questa grandiosa opera sarà inserita on line, nel prossimo numero, speciale, della rivista "La Fenice", al sito: www.lafenice-mt.it di cui il sottoscritto è direttore artistico.

pagina 21

sommario

pagina 23