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 DIZIONARIO COLOBRARESE - ITALIANO
 di Pietro Giovanni Lucarelli, Francesco D'Oronzio e Maria Antonietta Lucarelli

Z

Z. venticinquesima e ultima lettera dell'alfabeto.
Żàh = za colpo che fende l'aria.
Zaccuwǽrë = grosso ago.
Zadijanórë = parola composta da zia ed Eleonora, nome proprio di persona
Żajnë = zaino.
Zàmpë = zampa, gamba di animale.
Zanghë = fango.
Zanvaréllë = insetti, piccole zanzare, moscerino.
Zàppë= zappa.
Zappuwjǽrë = sarchiatura del grano.
Zappǽrë = zappare.
Zaquwǽrë
= uomo rozzo, contadino, zotico, villico.
Zachǽrë = letto di fiume modificato in giardino irriguo.
Żannówë =
oggetti vari di poco valore.
Zarjǽrë
= attardarsi, procedere lentamente.
Zezzè = noiosissima mosca che attacca gli animali in primavera.
Zìcchë = zecca.
Zëcchǽrë =
schiacciare.
Zëchëtannéllë
= altalena.
Zëfrëjǽrë = lavoro di poca utilità; essere sempre in movimento.
Zillë = litigioso e baro.
Zëllùsë =
litigioso e fortemente sleale.
Zìmmërë
= maschio della capra ovvero Caprone.
Zìnżuwë = straccio, cencio.
Zinzuwonë =
cencioso e sudicio, disordinato.
Zìnnë
= piccolo; angolo tagliente di una accetta.
Zijë = zii.
Żżìrrë
= bidone di forma cilindrica fatto di zinco per la conservazione dell'olio di olive.
Żżirrëżżirrë = arbusto spinoso che fiorisce nel mese di agosto in terreni umidi.
Zìtë - fidanzato, fidanzata.
Żitéllë = ragazza abbandonata dal fidanzato.
Zivëjǽrë  = vivere di stento.
Zëvǽrë =
essere abile nel sottrarre oggetti e danaro al prossimo.
Zëvìllëchjǽrë
= azione della pioggia che cadere con poche gocce quasi invisibili, piccolissime piovigginare.
Zòcrëtë = contrada dell'agro colobrarese.
Zòccuwë
= scarpe di legno coperte da pelli di vitello, usate dai contadini; donna di facili costumi.
Zòtëchë = zodico, zozzo, incolto, incivile.
Zùnnë = vagina.
Zunżuwǽrë = straccione, uomo vestito di stracci.
Zunzuwjǽrë = buttare in aria degli oggetti.
Zunzuwjǽtë =
buttato in aria.
Zëppónë
= ceppo acceso nelle feste di Natale, Capodanno ed Epifania.

Spiegazione e motivazione per la scelta delle lettere speciali rispetto alla lingua italiana.
"š" (së), questo simbolo indica il suono come nella parola scemo; quando però tale suono si trova davanti ad "a" impura come šcascǽtë, guasto; invece non occorre usarla nel caso di scëmunìtë.
La lettera "w" è stata scelta per il suo particolare suono inglese che si avvicina di molto a quello dialettale.
La lettera "ż" col puntino sopra rappresenta una zeta sonora, o dolce, uguale a quella italiana.
La vocale "ë" con la dieresi è da ritenersi con un suono particolare quasi muto, semitico o francese.

La "ǽ" si usa come simbolo per indicare la "è" tonica in sillaba aperta e accentata: per esempio lavare, lavǽ'.

La "ç" si usa come simbolo per indicare il suono simile al tedesco "ich", come nella parola uççjǽ', gonfiare, o uççjazzonë, gonfiore.

Si usa il  segno dell'elisione ( ' ) all'inizio e alla fine di un lemma per indicare la caduta di una lettera, sillaba o vocale.

Altre lettere come K, X, Y, sono poche a quasi per niente usate nel nostro dialetto, pur presenti nell'elencazione dei segni.

Ringraziamo tutte quelle persone che hanno collaborato alla raccolta delle parole dialettali per permetterci di codificarle in questa nostra prima raccolta che è di 1238 lemmi.
Vogliamo, altresì, ringraziare anticipatamente quanti vorranno suggerirci altre parole a noi finora sfuggite, ma ci dichiariamo pronti ad inserirle in una prossima rielaborazione e pubblicazione del nostro dizionario del vernacolo colobrarese.
Grazie ancora.

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