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Pietro Lucarelli, il Parco Musicale Michele Enrico Carafa e la rivista "La fenice"
Piccolo omaggio a un appassionato promotore di storia e di cultura
di Daniele Calvi

Aldo Viviano, Pietro Giovanni Lucarelli,
Daniele Calvi, Domenico Larocca,
Marisa Petrigliano.

 

Foto"Da quasi vent'anni trascorro le mie ferie estive a Colobraro, antico borgo lucano aggrappato a scoscese colline che si ergono a poca distanza dalle limpide acque del mare Jonio. Posta a ridosso di un'area territoriale ricchissima di storia, di arte e di cultura, vero e proprio crocevia tra la raffinata opulenza della Magna Grecia e l'austera, vitale selvatichezza delle civiltà italiche dell'entroterra, Colobraro 'affascina' il visitatore con panorami di rara suggestione e di incantevole bellezza, dominando dalla sua altitudine un paesaggio grandioso, sterminato, sublime. Lo sguardo si smarrisce con un brivido d'inquietudine in uno spazio infinito, che, dall'imponente massiccio alpestre del Pollino, si dispiega sull'aspro bacino del Sinni, punteggiato di giardini e calanchi, per digradare infine dolcemente verso l'amena e ridente costiera del Golfo di Taranto.
Osservate dal fondovalle, le sue case, miracolosamente adagiate tra ripide frane, vertiginosi dirupi e fragili rocce sgretolate dal vento, sembrano sfidare con sfrontata impudenza la legge di gravità, quasi a simboleggiare la tenace precarietà della condizione umana, minacciata dal perenne incombere della rovina.
Un luogo così, destinato facilmente a diventare non solo per chi vi é nato, lo vive e vi abita, ma anche per chi ha l'avventura di trascorrervi soltanto le vacanze, un luogo dell'anima, merita di essere adeguatamente valorizzato, tanto dal punto di vista turistico che sotto il profilo culturale".
Non sono parole di Pietro Giovanni Lucarelli, l'uomo e lo scrittore che intendiamo conoscere meglio e festeggiare insieme questa sera, sono parole mie. Più che legittimo domandarsi il motivo ed il senso di questa lunga autocitazione che, a prima vista, potrebbe apparire del tutto fuori luogo o addirittura un esecrabile esempio di vanità e protagonismo, o peggio ancora, un'indebita e ingiustificata intrusione in casa altrui, cioè in uno spazio e in un'occasione destinati ad un'altra persona. Ben consapevole di tutto ciò, vi chiedo, tuttavia, di credere innanzitutto all'onestà delle mie intenzioni che, vi assicuro, non sottintendono finalità di cattivo gusto. Anzi, vi invito ad allontanare dalla vostra mente, se mai l'abbiate provata, questa poco gradevole impressione e ad armarvi di pazienza. Cercherò, infatti, possibilmente senza annoiarvi troppo, di chiarire il perché di questa scelta. In verità, ho voluto aprire questo mio intervento con lo stralcio di un articolo che scrissi nell'ormai lontana estate del 2000 per la rivista "La Fenice" fondata, coordinata e diretta da Pietro, come familiarmente preferirei d'ora in avanti chiamarlo, non solo perché mi sembrava il modo migliore di porgergli un doveroso ringraziamento per aver ospitato – e non solo in quella circostanza - anche la mia firma, accanto ad altre ben più prestigiose, sulle colonne del suo periodico. Ma soprattutto per tre buone ragioni, tutte strettamente legate alla natura e al significato dell'iniziativa organizzata stasera dall'Amministrazione comunale e dalla Biblioteca.

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