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La prima: non farmi sfuggire l'opportunità di celebrare in
pubblico ancora una volta la bellezza e il fascino di Colobraro, e l'amore
che nutro non solo per i suoi panorami mozzafiato e la sua portentosa luna,
di cui ho avuto modo, sempre sulla rivista di Pietro, di tessere un
appassionato elogio, ma anche per la sua gente onesta, buona e generosa che
mi ha accolto, come accoglie tutti i forestieri, con profondo affetto ed
esemplare senso dell'ospitalità. E che ringrazio per avermi coinvolto in una
manifestazione così importante.
Questo connubio tra bellezze naturali e
disponibilità umana mi porta spontaneamente ad associare da sempre
l'immagine di Colobraro al titolo e al contenuto di una struggente opera
narrativa di Nicolaj Leskov "Il viaggiatore incantato" in cui il
protagonista è spinto a rievocare sul filo della memoria tutti gli eventi e
gli incontri della propria vita proprio dalla magica, affascinante
suggestione che esercita su di lui l'ambiente che sta attraversando, insieme
selvaggio e dolcissimo, come i suoi ormai rari abitanti.
Ma veniamo alla
seconda ragione: malgrado la modestia espressiva ed il valore letterario
assai trascurabile, quella mia citazione possedeva un indubbio merito: si
chiudeva, infatti, con l'invito a valorizzare sotto il profilo culturale
questo splendido paese e la sua storia millenaria, ricca di tradizioni, di
folclore, di leggende popolari, ma anche di eventi e personaggi memorabili.
Un invito che da allora è stato più volte raccolto e messo in pratica, come
dimostra tra le tante che l'hanno preceduta anche l'iniziativa odierna. Un
invito che Pietro non ha bisogno di sentirsi rivolgere avendone fatto, dopo
quella coniugale, la passione principale della propria vita.
La ragione più
importante, tuttavia, è la terza: nella parte successiva dell'articolo,
quella che per vostra fortuna non ho letto, mi sforzavo di ricostruire la
cronaca di un'estate colobrarese particolarmente densa di manifestazioni
culturali - concerti, conferenze, mostre, convegni - molte delle quali
caratterizzate dalla presenza e dalla partecipazione di illustri personalità
dell'arte, della musica, della letteratura e della politica lucana.
Personalità note anche a livello nazionale e internazionale.
Ebbene, essendo
trascorso parecchio tempo, forse molti di voi non lo ricorderanno, ma tutte
quelle iniziative traevano origine dalla realizzazione di un sogno. Un sogno
a lungo coltivato e caparbiamente perseguito proprio da Pietro Lucarelli.
Quella stessa estate, infatti, prendeva corpo il progetto del Parco Musicale
intitolato a Michele Enrico Carafa, principe di Colobraro. Progetto per il
quale Pietro, che allora ricopriva la carica di Assessore comunale alla
Cultura, Sport, Turismo e Pubbliche Relazioni, aveva profuso tutte le sue
energie, sfidando coraggiosamente anche le perplessità e le critiche degli
scettici.
Perché, e finalmente sono giunto dopo tante perifrasi al cuore
del mio intervento, non intendo parlare stasera di Pietro scrittore ed
artista. Ad illustrare la sua carriera letteraria, le sue numerose
pubblicazioni, e soprattutto a presentare la sua fatica più recente, cioè,
il romanzo di genere fantastico Il Granduca di Costa Fiorita, di cui
mi ha immediatamente colpito il sottotitolo che suona come una promessa
meravigliosa: L'Isola che si vorrebbe possedere, ci penserà infatti
don Aldo Viviano. |