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Pietro Lucarelli, il
Parco Musicale Michele Enrico Carafa e la rivista "La fenice"
Piccolo omaggio a un
appassionato promotore di storia e di cultura
di Daniele Calvi |
Proprio nel periodo in cui, per effetto delle riforme
illuministiche e della dominazione napoleonica, ai nobili furono
sottratti i privilegi politici ed economici derivati dalle prerogative
feudali, Michele Enrico Carafa, nato a Napoli e vissuto prevalentemente
a Parigi a contatto con gli ambienti intellettuali più vivaci
dell'epoca, amava infatti ancora onorare con un po' di civetteria il
proprio blasone e rendere un tributo affettivo ai luoghi e ai territori
che avevano un tempo reso ricco e potente il feudo famigliare nel quale,
come testimonia la sua biografia, non ebbe forse mai occasione di
risiedere.
E quanto sia stato fertile quel filone
aureo legato al personaggio riscoperto da Pietro Lucarelli, lo
dimostrano le numerose iniziative ispirate direttamente o indirettamente
a Carafa e promosse a Colobraro negli ultimi anni: dalla mostra storico
documentaria sulla vita e le opere del compositore organizzata durante
l'estate del 2001 nella suggestiva cornice del Convento, al prestigioso
convegno letterario internazionale "Sentieri e territori del Fantastico"
mirabilmente curato nel dicembre 2004 da un gruppo di giovani della Pro
Loco (Rosa Crispino, Porzia Maria Cassavia, Elena Di Napoli,
Massimiliano Manolio, Vincenzo Gagliardi e Michele Bruno) e dalla
dottoressa Laura Santone che, oltre a svolgervi la relazione "Da
Otranto a Colobraro: pierres de rêve", si è assicurata anche il
contributo e la presenza di altri eminenti esperti e studiosi, come il
prof. Romolo Runcini ("Alle origini del fantastico"), il prof. Antonello
Colli ("L'illusione del fantastico nel mondo del teatro e dello
spettacolo"), il prof. Giovanni La Guardia e Antonia Rago ("Ricerche e
scritture da 'Viaggio in Lucania, d'inverno'). Per non parlare del
romanzo "La storia immaginata. Dentro le stelle di Colobraro" di Porzia
Mara Cassavia e Savina Ingrosso, pubblicato nel 2004 e liberamente
ispirato alle vicende biografiche del "Principe Carafa" o dello
spettacolo multimediale "Soireé Carafa" messo in scena nell'agosto del
2005.
Una presenza, dunque, quella di Pietro
che va apprezzata non solo per le molteplici attività condotte in prima
persona, ma soprattutto per gli stimoli, i suggerimenti, le indicazioni
che fornisce agli altri e per la capacità di coinvolgere anche artisti,
scrittori, intellettuali di prim'ordine nelle sue imprese. Basti citare
la sua assidua frequentazione con don Alberto Virgilio, direttore
onorario de "La Fenice", o la lunga e cordiale amicizia con un altro
illustre colobrarese, il professor Michele Crispino, tradottasi nel
corso del tempo in una duratura e, a tutt'oggi, ininterrotta
collaborazione editoriale. O, ancora, il rapporto saldo e proficuo con
il noto pittore Luca Celano che ha firmato numerose copertine della
rivista. Non è possibile, del resto, resistere all'intensa passione con
cui si getta anima e corpo nelle sue avventure culturali. E alla
sapiente strategia, appresa forse durante i suoi trascorsi militari di
cui va giustamente orgoglioso, con la quale riesce a convincere anche i
più renitenti a seguirlo, a dargli una mano, a condividere i suoi sogni
e le sue iniziative. Perché Pietro si innamora sempre delle cose che fa
e non si arrende di fronte alle ritrosie, ai rifiuti, ai capricci di chi
può essergli d'aiuto, ma lo stringe bonariamente ed educatamente
d'assedio fino ad indurlo alla resa. Con il garbo e la cortese
insistenza degli innamorati, capaci di stare tutta la notte
all'addiaccio rischiando la polmonite sotto il balcone della donna amata
pur di strapparle un sorriso, un gesto affettuoso o la promessa di un
appuntamento. Dobbiamo però essergli grati delle sue insistenze che
agiscono da formidabile antidoto alla nostra pigrizia, alla nostra
naturale inerzia, alla fatica di metterci in gioco. |